ARCA Le nostre cantine | Wineowine

Sancin

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Sancin

Coniugare le antiche conoscenze e le nuove tecniche

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’azienda vitivinicola Sancin nasce, un po’ come sono nate le maggiori cantine del Carso triestino: da una famiglia profondamente appassionata del vino e del territorio a cui appartiene. Fù il padre Vitjan, che per amore verso il vino, negli anni 90 continuò a mantenere in vita la tradizionale Osmiza, da tempo gestita dalla famiglia Sancin nel proprio paese natio, Dolina. L’ Azienda si trova ai piedi della Val Rosandra, sul confine fra Carso e Istria, a ridosso del Golfo di Trieste e non lontano dalle pendici delle Alpi Giulie. Cornice unica per un terroir speciale.

Nei primi anni 2000, le redini passano al primogenito Devan, che assieme al fratello Alen con rinnovato spirito giovanile, ammoderna l’Azienda in una nuova mentalità produttiva, finalizzata alla coltivazione di varietà autoctone e alla perenne ricerca della qualità nei prodotti. La produzione aziendale si divide, come da tradizione in viticoltura e olivicoltura.

Quali sono i vini che producete?

L’Azienda Agricola Sancin produce vini da vitigni autoctoni come il Glera, la Malvasia Istriana e il Refosco dal Peduncolo Rosso. 

I vini bianchi vengono vinificati in bianco, con però una corta macerazione in pressa con l’ausilio di neve carbonica. Un primo affinamento viene effettuato in cisterne di acciaio inox, per circa 9 mesi, a cui poi si aggiunge un ulteriore affinamento in bottiglia di un anno. 

Nei rossi la vinificazione viene fatta normalmente in rosso, con permanenze sulle bucce per tutta la durata della fermentazione. Gli affinamenti in questo caso si effettuano in botti barrique nuove e usate per un periodo che va dai 8 ai 12 mesi. Si predilige l’uso di quercia francese e americana, con una tostatura media.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino è espressione di luoghi, di terra e di persone. Indubbiamente il vino che più rappresenta il territorio del Breg, là dove il Carso incontra l’Istria è la Glera. Vitigno a bacca bianca, che più accomuna i due terroir, Carso e Istria. Freschezza, mineralità e astringenza, proprietà tipiche carsiche, si fondono con l’aromaticità tipica istriana.

Ma il vino che più rappresenta la nostra cantina è senza alcun dubbio il Monte d’Oro. Nasce da un’intuizione di Vitjan, all’epoca più che azzardata, di piantare del Merlot, del Refosco e del Cabernet Sauvignon sulle dolci pendici del Monte d’Oro a ridosso del Golfo di Trieste. Uve che vengono vinificate separatamente e poi affinate in barrique usate, per creare cosi una cuveè di vini rossi equilibrata, ma decisa ed avvolgente nella sua complessità.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Nella viticoltura di qualità, l’imperativo è indubbiamente il rispetto della propria terra e delle proprie tradizioni. Perciò l’Azienda è convinta che per suscitare nuove emozioni è necessario coniugare le conoscenze che i nostri progenitori ci hanno tramandato alle nuove tecniche, frutto della ricerca dei nostri tempi.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Per noi il rapporto tra cibo e vino è fondamentale, e crediamo lo sia anche per voi. Suggeriscici con quali piatti o ricette è meglio abbinare i vostri vini. E se hai una ricetta “della nonna”, meglio ancora!

Il Golfo di Trieste è sempre stato crocevia di persone, di culture diverse e conseguentemente di cucine diverse. La gastronomia a Trieste spazia da ricette a base di pesce, tipicamente istriane e veneziane, a piatti di carne, derivanti dalla cucina Austro-Ungarica e Balcanica. Personalmente noi suggeriamo i seguenti abbinamenti:

  • Brut White: carpaccio di pesce Adriatico, Sardoni (sarde) in Saor e Pedoci (cozze) alla scotadeo

  • Glera: capesante gratinate, risotto ai frutti di mare, spaghetti alle vongole, Brodetto di pesce

  • Malvasia Istriana: spaghetti allo scoglio, scampi alla busara, branzino alla brace

  • Montedoro: Rombo in forno, Jota (tradizionale minestra), salsiccia e crauti

  • Refosco: affettati misti, prosciutto crudo del Carso, formaggi stagionati, arrosto di spalla di suino.

  • Merlot: Gulash di carne (spezzatino di carne suina e bovina), Čevapčiči, Pleskavica e Agnello alla brace

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Santa Giustina

Santa Giustina

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Santa Giustina

Novità e grande peso alla tradizione enologica

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La mia famiglia è arrivata in Val Tidone nel 1972, cercando un ambiente naturalmente incontaminato e negli anni la passione per questa campagna è sfociata nella coltivazione della vite e successivamente nell’edificazione di una moderna cantina dove poterne trasformare i preziosi frutti. Dal 2005 mi occupo in prima persona dell’Azienda. Qui mi sono sposata e qui ho deciso di far crescere la mia famiglia.

Quali sono i vini che producete?

Oltre alle uve tipiche della zona, Barbera Croatina Ortrugo e Malvasia di Candia Aromatica, abbiamo scelto di piantare anche qualche internazionale come Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Sauvignon Blanc. 

Grazie a questa abbondanza di uve differenti abbiamo la possibilità di produrre vini della tradizione e vini di nostra ideazione, come Rosa d’inverno (bland di Cabernet Sauvignon e Merlot) o lo spumante rosé 19.37 a base pinot nero, con barbera e croatina.

La prima è dedicata a mia figlia Lucia, nata il 21 dicembre solstizio d’inverno, mentre il secondo porta la data di nascita di mio padre, fondatore dell’azienda. L’altro nostro spumante è invece intitolato a mio figlio e si chiama 20.10. 

Produciamo inoltre un elegante bland di Ortrugo, Malvasia e Sauvignon che porta il nome di Anricus, primo feudatario di Arcello, il paesini medievale che vediamo dalle nostre finestre.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Molti dei nostri vini hanno un posto speciale nel mio cuore, innanzitutto perché sono nati con me e sono tutti frutto di ricerca e passione.

In particolare, un vino in cui mettiamo tutto il cuore è Stellato, passito 100% di Malvasia di Candia Aromatica, che rappresenta tutto ciò che di bello possiamo portare sulle vostre tavole. Si tratta di un passito molto profumato, con una importante nota aromatica di albicocca disidratata, ma che non è particolarmente dolce, infatti si abbina perfettamente si formaggi oltre che ai dolci, nonché al cioccolato.

Il suo nome è stato ispirato dalle incantevoli stellate che si possono godere dall’ombra del nostro campanile. Quassù per fortuna non abbiamo inquinamento luminoso e le stelle sembrano potersi toccare.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Da sempre cerchiamo di dare grande peso alla tradizione enologica di questa ricca terra, infatti le nostre ricette classiche vogliono rispettare quanto più possibile le indicazioni della tradizione.

Abbiamo però voluto creare anche alcune ricette nuove, tutte nostre, che appositamente abbiamo tenuto distanti dai disciplinari di produzione. Per questo molti dei nostri vini con nomi di fantasia non sono iscritti a nessuna DOC, come appunto Rosa d’Inverno, Anricus, Stellato e i 2 spumanti.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Santa Giustina è anche una riserva faunistico venatoria di antica tradizione. Qui gli animali selvatici vengono curati e protetti dai nocivi (bipedi e quadrupedi) e nutriti durante l’inverno, quando la disponibilità di cibo scarseggia.

Vengono anche cacciati, ma secondo alcune regole ferree, fra cui quella aurea per chi quel che si caccia non deve essere sprecato ma mangiato. Per questo motivo molti dei nostri vini hanno ottimi abbinamenti con la cacciagione.

Ad esempio, Barbaro, Barbera 100% affinato in tonneau, predilige essere abbinato allo spezzatino di capriolo o al cinghiale in umido, mentre Anricus o la nostra Malvasia secca sono ottimi compagni per la fagianella bollita con salsa verde di sedano.

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Poggio Levante

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Poggio Levante

Un inno all’eccellenza della Maremma Grossetana

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Vengo da una famiglia con un forte legame con la terra. Mio padre, con la sua attività di vendita di trattori e attrezzature agricole, ha sempre avuto la passione della vigna. Già da bambino coltivava i campi nei dintorni di casa, dove era presente un piccolo vigneto per l’uso domestico. Nella sua infanzia ha imparato i valori che la terra trasmette. Gli stessi valori e passione che mi sono stati tramandati e che ora riverso nella mia azienda e nei miei vini.

Quali sono i vini che producete?

Produciamo vini da uve di Vermentino e Sangiovese. Il primo vino prodotto è il 100% vermentino “Unnè” Toscana IGT, vendemmia 2018. Dopo una pressatura leggera fermenta in acciaio, sostando 9 mesi sulle fecce fini, per poi essere venduto dopo 5 mesi di affinamento in bottiglia.

In fase di fermentazione subisce una leggera riduzione che permette di estrarre maggior aromaticità. Il vermentino “Unnè” Maremma Toscana DOC subisce le stesse tecniche produttive con la differenza dell’utilizzo di una botte grande in legno durante la fermentazione.

Verso la fine di quest’anno sarà pronto il nostro primo Sangiovese in purezza della vendemmia 2019. Fermenta in vasche d’acciaio per poi passare in botti grandi in legno da affinamento per 12 mesi e poi vasche in cemento per 6 mesi. In totale sono 18 mesi più 6 mesi di affinamento in bottiglia.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Contrariamente a quello che si possa pensare vista la zona di produzione, il nostro vino del cuore è il Vermentino Unnè 2018. È stato il nostro primo prodotto, sul quale abbiamo riversato notevoli risorse ed energie perché fosse un grande vino fin dalla prima annata. Inoltre riassume tutti i nostri principi qualitativi ed organolettici che vogliamo imprimere nei nostri vini, come freschezza e sapidità accentuate, bouquet ricco, persistenza e stimolazione della beva. Il tutto deve essere coerente con la nostra impronta aziendale che ha lo scopo di rendere i nostri vini distintivi e riconoscibili.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Ci riteniamo innovatori e conservatori allo stesso tempo. Innovatori perché proponiamo espressioni di vitigni inconsuete con packaging del tutto inusuali, come ad esempio la scelta della bottiglia renana con tappo a vite per il vermentino. Tuttavia, noi produciamo solo vini varietali autoctoni del territorio, con un occhio particolare verso la sostenibilità.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Credo che i migliori abbinamenti si realizzino con i cibi semplici. Per quanto riguarda il nostro vermentino con i piatti di mare si va sul sicuro. Dalle crudité ai primi piatti, dai crostacei ai pesci alla griglia o al forno. Molto interessante l’abbinamento con il sushi.

Un paio di ricette facili perfettamente abbinabili a Unné sono: una tartar di scampi con burrata e un classico risotto alle vongole. Per dare un profumo e sapore di mare intenso consiglio una grattugiata di bottarga, meglio se di Orbetello.

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La Leccia

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La Leccia

Innovatori sì, ma ancorati alla tradizione

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Alla Fattoria La Leccia, o semplicemente alla Leccia come diciamo in casa, si è sempre fatto il vino, ma era destinato solo alla famiglia e agli amici.

Nel 1970, mio padre e i suoi fratelli si innamorarono di questo luogo vicino Montespertoli e decisero di comprarlo in omaggio alle loro origini contadine. Poi, come spesso accade nella vita, le cose non vanno proprio per il verso giusto e dal 2011 La Leccia venne un po’ dimenticata e venne affittata a un’azienda agricola vicina.

Mi ricordo bene quando, qualche anno dopo, feci una passeggiata con degli amici per le colline della zona e mi ritrovai per caso proprio tra le vigne della fattoria. All’inizio mi resi subito conto del totale stato di abbandono della campagna, tuttavia non ero riuscita a capire dove fossi esattamente. Fino a quando una mia amica mi disse: “Ma guarda Paola, siamo alla Leccia!” E io le dicevo: “Non è possibile, dai!”

E invece era proprio così: quella vigna, più simile a un bosco che a una vigna, era quello che rimaneva di quello splendido posto che aveva segnato profondamente i ricordi della mia infanzia.

 Il giorno dopo decisi di riprendere in mano la situazione e coinvolgere i miei cugini Sibilla, Angelica e Lorenzo con l’obiettivo di riportare La Leccia al centro della nostra famiglia e di aprire le porte a chiunque avesse voglia di un vino buono, pulito e giusto. Ed è proprio quello che stiamo facendo dal 2013 con passione e anche un po’ di orgoglio.

Quali sono i vini che producete?

Tutta la produzione è incentrata sulla certificazione biologica e sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni, quali il Sangiovese e il Trebbiano Toscano, tramite un approccio agricolo artigianale, sostenibile e innovativo. Tutti i nostri vini sono quindi monovarietali, ovvero fatti con un unico vitigno, e realizzati attraverso diverse metodologie di vinificazione e affinamento.

Ad esempio, utilizziamo il Sangiovese in purezza per quattro vini. Il Boh, lo spumante rosé ottenuto con metodo charmat che si fa apprezzare per la sua freschezza, piacevolezza e pulizia. Il Rubedo, lo spumante rosé millesimato realizzato attraverso il metodo champenoise, con una sosta sui lieviti di almeno 36 mesi; un vino unico nel suo genere che sorprende per personalità ed eleganza. Il Vinea Domini, il  Chianti Superiore DOCG, vinificato in acciaio e affinato per qualche mese in bottiglia, con l’obiettivo di avere un vino dai gradevoli sentori di frutta rossa e di grande bevibilità. Il Leccino, il Toscana Sangiovese IGT, frutto della selezione dei migliori grappoli dell’annata e di una maturazione di circa 18 mesi in botti di rovere da 30 ettolitri e di 6 mesi in bottiglia; un vino che vuole essere profonda espressione del territorio e che colpisce per complessità, equilibrio e finezza.

Invece, per quanto riguarda i vini ottenuti da Trebbiano Toscano in purezza, abbiamo due prodotti molto interessanti. Il primo è il Cantagrillo, il Toscana Trebbiano IGT, che è il frutto di un lungo percorso produttivo sia in vigna che in cantina. Nello specifico, in vigna, dopo aver eseguito pratiche agronomiche quali il taglio del tralcio e la pinzatura del grappolo, vendemmiamo nella prima settimana di Ottobre quando l’uva è quasi surmatura. In cantina, quindi, circa il 50% della massa è vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione sulle bucce, mentre l’altro 50% in barrique di rovere e acacia dove svolge anche una maturazione di 6 mesi.  

Segue l’assemblaggio di un vino che sin dal primo sorso si riconosce per carattere, profondità gustativa e grande fascino. Il secondo e ultimo è Sua Santità, il Vin Santo del Chianti DOC, un vino che si può definire a tutti gli effetti come “naturale” e “orange”. I grappoli di Trebbiano vengono raccolti e posizionati a mano sui fili per l’appassimento che dura circa 3 mesi. Successivamente, viene svolta la pressatura manuale con torchio verticale e il vino viene così “sigillato” in barrique di castagno per un minimo 8 anni. Un vino assolutamente magico, difficilmente descrivibile a parole, come è indescrivibile una magia.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il nostro vino del cuore è sicuramente il Cantagrillo per un motivo particolare e per la sua storia lunga e travagliata.

Questo vitigno, che era già coltivato al tempo degli Etruschi, venne largamente diffuso dai Romani per le caratteristiche della pianta: la resistenza e la produttività. Con il passare dei secoli il Trebbiano divenne il vino dei Papi e Caterina de’ Medici lo portò alla corte di Francia, dove venne rinominato Ugni Blanc e utilizzato per la produzione di Cognac. Nel 1870, il Barone Ricasoli inserì nella composizione del Chianti anche la presenza del Trebbiano, pratica che è stata sempre più abbandonata comportando una sempre maggiore estirpazione di questo vitigno da parte dei produttori chiantigiani. 

Oggi il Trebbiano in Toscana è diventato quasi una rarità, ma noi fin dall’inizio abbiamo creduto in questa splendida cultivar (in modo anche anticonformista), intuendo da subito che dovesse essere vinificato e interpretato come se si trattasse di un vino rosso, e non di un bianco. Quindi, agendo secondo coscienza, si può dire che abbiamo ascoltato e capito la Natura e adesso ci godiamo la bellezza di un vino che sa emozionare.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Ci consideriamo sicuramente degli innovatori che, tuttavia, sono ben ancorati a quei valori imprescindibili della tradizione che hanno reso grande il vino Toscano. Come il nostro logo che ben ci rappresenta, la nostra fattoria è come un albero che ha le radici saldamente piantate nel terreno della tradizione e la chioma liberamente sciolta al vento dell’innovazione. 

Questo significa che tutta la nostra produzione è rivolta alla ricerca di un giusto cambiamento, ovvero, di una crescita qualitativa buona e pulita. Difatti, non è detto che tutto ciò che viene dal passato sia corretto o che sia veramente parte della tradizione. Come non è detto che tutte le innovazioni portino sviluppo o valore. La sfida sta quindi nel riuscire ad individuare quell’innovazione necessaria che corregga gli errori del passato, che porti la novità e che sia in linea con i valori intoccabili della tradizione. U

n esempio in questo senso è il nostro metodo classico: un vino nuovo e innovativo, fatto con uve coltivate in maniera del tutto tradizionale e vinificato e affinato con pratiche completamente artigianali. 

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Con il Boh, possiamo divertirci con qualsiasi tipo di affettato come la Mortadella di Bologna o anche con qualche formaggio stagionato come il Parmigiano Reggiano. Con il Rubedo, osiamo ancora di più con un piatto grasso e irriverente come il Cheese Burger di Chianina. Mentre con il Cantagrillo, ci spostiamo verso la costa Toscana e lo suggeriamo con il Cacciucco o anche con il Baccalà alla Livornese. Con il Vinea Domini, invece, giochiamo in casa: ribollita con della cipolla cruda a spolverare, come fanno dalle nostre parti. Il Leccino lo abbiniamo con un piatto dal sapore antico che preparavano in famiglia nel periodo della caccia: la lepre al cioccolato. Infine, con Sua Santità, è semplicissimo: gorgonzola. No, i cantucci, con questo vin santo, li lasciamo per colazione.

Ricetta lepre al cioccolato: disossare la lepre; farla marinare in frigo, per un giorno, con vino rosso, spezie e odori; si scola quindi la lepre; si prepara un battuto di carote, sedano, cipolle, aglio e uno spicchio di mela verde; si fa soffriggere il battuto con abbondante olio EVO e del rosmarino; si butta la lepre nel soffritto e si fa rosolare; si toglie il rosmarino; si aggiunge del vino rosso; si aggiunge il cacao in polvere fondente con alloro, pepe, sale e una spolverata di farina; si aggiunge del brodo vegetale alla bisogna; fare cuocere per minimo due ore.

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Cupirosso

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Cupirosso

In Maremma, vignaioli per passione

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Noi siamo vignaioli per passione. Dopo tanti anni di lavoro all’ estero nel mondo dei media enogastronomici, volevo tornare a casa e occuparmi di una delle mie passioni, il vino.

Nell’avventura ho trascinato anche il mio partner, Christian, che dopo una carriera come ingegnere e consulente di management, era alla ricerca di una vita semplice, vicino alla natura.

La scelta è stata la Maremma, in cui abbiamo trascorso entrambi molte estati e la cui selvaggia bellezza ci ha sempre affascinato. E girando girando alla ricerca del posto perfetto, siamo arrivati a Cupi nel comune di Magliano in Toscana, una zona fortemente vocata alla viticoltura, a pochi chilometri dal mare.  E così è nato Cupirosso, una piccola azienda di qualità, biologica certificata e sostenibile, con la missione di produrre vini di pregio, nel rispetto del territorio e dell’ ambiente.

Io sono l’ anima sensoriale di Cupirosso mentre Christian è il suo genio tecnico. Entrambi lavoriamo quotidianamente in vigna e cantina per raggiungere l’impossibile perfezione.

Cupirosso è un’ azienda totalmente ecosostenibile. La nuova cantina è stata progettata per essere virtuosa: Seminterrata e coibentata, usa tecniche di lavorazione che sfruttano le leggi fisiche come la caduta per gravità e quella dei vasi comunicanti. Le vasche sono coibentate per limitarne la dispersione termica. L’energia necessaria per la sua attivitaà è totalmente fornita dai pannelli fotovoltaici sul tetto che alimentano non solo la cantina ma l’intera proprietà e in molti periodi dell’anno rimettono buona parte dell’energia in rete. A questo si aggiunge la conservazione dell’acqua, con irrigazione solo di soccorso fatta esclusivamente con acqua di falda. La dispersione sul terreno dei sottoprodotti della vinificazione, il totale riciclo dei materiali,  il compostaggio per l’intera proprietà, l’utilizzo delle bottiglie leggere di vetro riciclato, le barrique in legno certificato da fonti  sostenibili, insieme ad altre misure, rendono Cupirosso un modello di sostenibilità.

Quali sono i vini che producete?

L’azienda attualmente produce 3 vini (biologici certificati) :  

  • Audace: Bianco – Vermentino in purezza – DOC Maremma Toscana Vermentino
  • Silente: Rosato – Sangiovese in purezza – DOC Maremma Toscana Rosato
  • Suadente: Rosso – Sangiovese in purezza – DOC Maremma Toscana Sangiovese

A breve anche Alicante (Grenache) e Cabernet Franc (sempre in purezza)

Abbiamo scelto vitigni autoctoni come il tradizionale Sangiovese e Vermentino, ma anche il più originale Alicante, antico vitigno, che era quasi scomparso in zona.

Crediamo che gli autoctoni siano vera espressione del territorio, adatti al clima e quindi anche più sostenibili. Tra gli internazionali abbiamo scelto il Cabernet Franc, più insolito rispetto all’ onnipresente Cabernet Sauvignon. E soprattutto li proponiamo in purezza in modo che possano esprimere tutta la personalità e potenzialità del vitigno, invece dei blend così comuni nella nostra zona.

L’alta qualità ed il rispetto per l’ ambiente e la salute delle persone sono i principi che guidano la produzione e siamo aiutati dal perfetto terroir! Tanto sole, poca pioggia, e il maestrale, la fresca brezza marina che si alza d’estate nelle ore più calde e che dona naturalmente alle uve sapore e salute. La conduzione del vigneto è biologica (certificata) quindi niente roba chimica che finisce nel bicchiere.

Usiamo solo uve di proprietà, raccolta manualmente in cassette, e selezionate accuratamente in vigna e cantina assicurando così il massimo della qualità.

Vinifichiamo tutti i vini  a temperatura controllata, in acciaio in modo da estrarre tutti i profumi, con una lenta fermentazione e macerazione e poi li lasciamo riposare sulle fecce sottili per alcuni mesi. Il rosso, Suadente, affina per una parte in Barrique. Tutti affinano per diversi mesi in bottiglia.

Utilizziamo solo uve sane e imbottigliamo facendo il vuoto e immettendo azoto in modo da limitare l’aria nella bottiglia.

Cosi il vino rimane stabile nel tempo usando solo una quantità minima di solfiti.

Inoltre usiamo tappi tecnici trattati e garantiti contro TCA quindi abbiamo eliminato il rischio del sapore di tappo!

Non usiamo nessun additivo di origine animale quindi i nostri vini sono anche vegan.

Cupirosso

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Ma è come chiedere ad una mamma qual è il figlio preferito!

Noi li amiamo tutti anche perchè noi facciamo solo vini che ci piacciono e siamo abbastanza piccoli per non dover cedere alle mode. Io la metterei così. Come si fa a non essere orgogliosi del primogenito, Suadente, il nostro Sangiovese, primo della classe, che vince un sacco di premi (non che gli altri siano da meno)?

O come non compiacersi del nostro vermentino, Audace, che conquista tutti al primo sorso? 

O guardare con tenerezza il nostro rosato, Silente, come quelle persone introverse e silenziose, che se fai uno sforzo per conoscerle, le scopri estremamente interessanti.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Crediamo che la cosa migliore sia un equilibrio tra tradizione ed innovazione. L’abbiamo fatto nella scelta dei vitigni, come già detto in precedenza. Un altro esempio è il nostro rosato, Silente, che è fatto “alla provenzale” spremendo l’uva a bacca nera come il bianco e vinificandolo sempre a temperatura controllata, con una vendemmia anticipata in modo da preservarne l’acidità e quindi la freschezza.

Una bella differenza dal tradizionale rosato toscano fatto per salasso, cioè prelevando il mosto dalla vinificazione del rosso, senza temperatura controllata e con una maturità dell’uva adatta per il rosso! 

Anche la cantina, anzi tutta l’azienda, come abbiamo già accennato precedentemente, l’abbiamo fatta per stare al passo, anzi un passo avanti.

Ci sentiamo sicuramente più innovatori che tradizionalisti. Ed a volte si è innovatori ritornando a vecchie tradizioni ormai in disuso. Infatti abbiamo un’idea proprio su questo ma non voglio anticipare niente. 

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Mi sento di dare dei suggerimenti generici e poi qualche piatto nello specifico.

Il bianco ed il rosato sono entrambi molto freschi, dovuto alla ben bilanciata acidità, e profumati. Per cui entrambi sono adatti agli aperitivi magari accompagnati da salumi e formaggi che essendo alimenti grassi si sposano bene con vini che “puliscono e rinfrescano”.

Ma sono entrambi anche sapidi e di struttura per cui sono estremamente versatili.

Il Vermentino accompagna bene tutti i piatti a base di pesce e di carni bianche soprattutto se saporiti tipo le insalate di mare, le varie fritture o i grigliati di pesce, pollo ed anche verdure. Ma l’abbinamento più azzeccato è Audace Vermentino – Spaghetti con le vongole

Il rosato è stato una scoperta anche per noi. In realtà mi ci ha fatto pensare un nostro cliente, appassionato di rosato, che ci ha mandato una foto dicendo, “Silente con gli gnudi…la fine del mondo”. Gli gnudi, come dice la parola, non sono altro che il tortello maremmano di ricotta e spinaci senza pasta intorno, fatti a pallina, conditi semplicemente con burro e salvia e, sia dentro che fuori, una buona dose di parmigiano o pecorino toscano!

Inoltre nei paesi del nord Europa il rosato lo usano molto nei barbecue estivi, il che ci ha spinto a fare diversi esperimenti. Lo abbiamo trovato strepitoso con tutti i piatti ed ingredienti che sono saporiti soprattutto se hanno una base “grassa”. Ed anche quelli piccanti perché gli fa da contrappeso. Quindi piatti a base di burro, panna, formaggi, salsiccia, pancetta, come le torte salate, gli sformati, i risotti, tipici della stagione fredda rendendolo un vino per tutte le stagioni e a tutto pasto. Altro che aperitivo estivo!

Ma il miglior abbinamento per noi è proprio la ricetta della nonna, la preferita di mio figlio piccolo: Silente Rosato – Pasta con panna e salsiccia (anche in versione con cipolle o porri o leggera con ricotta)

Il nostro Suadente è un Sangiovese in purezza, una bomba di profumi di frutti rossi, con i tannini imbrigliati da un oculato uso del legno che lo rende complesso ma elegante e setoso.  Si sposa bene con tutti i piatti a base di di carne e cacciagione. Ma il suo abbinamento perfetto è con la carne alla griglia. Giusto il sapore della carne, un filo d’olio buono, un pizzico di sale e tanto Suadente (e magari qualche patata arrosto)!

Suadente Sangiovese – Bistecca o Tagliata

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Vigneti Barbara Mariano

Vigneti Barbara Mariano

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Vigneti Barbara Mariano

L'identità del 'saper far bene' nelle bottiglie

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La nostra cantina nasce tre anni fa e costituisce la realizzazione di un sogno che io e mia moglie abbiamo avuto da sempre: noi con i nostri due figli viviamo a Milano e gestiamo una piccola azienda per la produzione di impianti per la serigrafia del vetro piano, il cui fatturato per oltre il 90% è export. L’Italia è riconosciuta a livello globale come leader per il settore agroalimentare, e quindi abbiamo pensato di affiancare alla vendita dei nostri macchinari, anche un prodotto come il vino, che irrobustisse ancora di più l’identità italiana del “saper far bene” e in qualità, con una certa dose di artigianalità per i nostri prodotti.

Così facendo, ho riscoperto anche i ricordi di quando ero bambino, quando con mio padre, il nonno e gli zii, davo una mano ad imbottigliare le damigiane oppure a macinare l’uva che compravano: allora ero obbligato dai “grandi”, ma da quell’esperienza mi sono rimasti i profumi e i sorrisi di tutti, che anche oggi, con la nostra cantina e con il nostro vino vogliamo tramandare ai nostri figli.

Vigneti Barbara Mariano

Quali sono i vini che producete?

I vini che produciamo sono tre rossi e in futuro progettiamo di aggiungere anche un bianco.

Parliamo di Barbera del Monferrato, Grignolino d’Asti e Freisa d’Asti.

Tutti questi vini hanno in comune la bassa resa per ettaro della produzione della materia prima. La bassa resa corrisponde anche alla potenziale altissima qualità dei vini futuri. Quando abbiamo fatto questo investimento abbiamo subito pensato di fare un vino di nicchia come lo sono le nostre macchine di serigrafia: per fare vino come “gli altri”, era meglio continuare a comprarlo.

Altro elemento importante è l’uso di fitofarmaci biologici, in modo radicale e senza compromessi: in questi tre anni, anche in situazioni meteo “stressanti” non abbiamo mai

rinunciato a questa filosofia, che ovviamente poi contribuisce anche alle basse rese di cui sopra.

Le uve sono tutte di produzione interna: non compriamo da terzi neanche un chilo di uva , per garantire l’unicità e l’uniformità del nostro vino.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

La Barbera è la nostra regina: in questi tre anni di produzione ha sempre raggiunto i 15 gradi di alcool solo con il sole in modo naturale; una maturazione straordinaria. Ci rappresenta perché è prodotta in poche bottiglie, meno di mille per annata e quindi evoca il senso di vera unicità, non solo pubblicizzata; inoltre è opulenta già nel suo profumo, dando la certezza che questo è solo l’inizio di un’esperienza che non deluderà. Per concludere, questo vino è garanzia di longevità: crediamo che una bottiglia della nostra Barbera possa dare notevoli soddisfazioni anche dopo molti, molti anni.

Insomma, unica, buona e infinita.

Scopri i vini di Vigneti Barbara Mariano su Wineowine

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Noi siamo certi di essere rispettosi della tradizione: i nostri “insegnanti” sono stati gli ex proprietari dai quali abbiamo rilevato i vigneti, che ci hanno seguito per un primo periodo dopo che è stata trasferita la proprietà. 

Loro erano produttori di vino da generazioni e abbiamo cercato nei loro consigli qualcosa da poter seguire e da poter tramandare anche noi ai nostri figli. Il nostro obbiettivo è quello di produrre i “vinoni”, capaci di estrarre dal terreno e dal sole il meglio, intervenendo il meno possibile rispetto all’agire della natura, in modo tale che veramente ogni annata possa rispecchiare il clima di quelle stagioni, nell’incessante trascorre del tempo.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Il bollito credo che possa essere il meglio per la nostra Barbera: in una giornata d’inverno, farsi riscaldare dal nostro vino suscita in noi una sensazione unica.

Il Grignolino invece lo vediamo bene anche fresco e d’estate, azzardando combinazioni poco ortodosse per la tradizione culinaria: insomma, con lui si può osare.

Il Freisa dobbiamo ancora scoprirlo fino in fondo: per ora è un ottimo vino da tavola.

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Terraquila

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Terraquilia

Il metodo ancestrale tradizionale

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Terraquilia nasce grazie al caparbio attaccamento alla terra ed alle sue tradizioni di Romano Mattioli, che decide di seguire gli insegnamenti del padre andando decisamente contro corrente e cioè (re)impiantando vigneti (prevalentemente di Lambrusco grasparossa e di pignoletto) in una zona ritenuta poco adatta perché troppo fredda, troppo in alto, troppo poco produttiva e di conseguenza abbandonata a partire dagli anni 50 del secolo scorso.

I vigneti si trovano infatti a circa 500 metri di altezza e per questo godono di escursioni termiche e di brezze costanti, grazie alla preziosa influenza del fiume Panaro.

L’idea che ci ha guidato sin dai primi passi è quella di fare dei vini autentici, antichi, che ripercorressero le tradizioni senza compromessi e senza scorciatoie: in tre parole METODO ANCESTRALE TRADIZIONALE.

Un tempo infatti la vendemmia avveniva ad autunno inoltrato, le fermentazioni si sviluppavano prima dell’inverno ma, a causa del clima rigido che arrivava presto e che si protraeva per mesi, i lieviti autoctoni si arrestavano non riuscendo a svolgere completamente lo zucchero.

Questo piccolo residuo zuccherino era tale per cui, con il “risveglio” dei lieviti dovuto all’innalzarsi delle temperature la primavera successiva, si verificava una nuova fermentazione naturale all’interno della bottiglia.

La semplicità e la spontaneità di questa pratica sono alla base della nostra storia che, soprattutto all’inizio, si è rivelata essere decisamente in salita ! 

Le bollicine che otteniamo sono infatti piccole e cremose, per nulla aggressive, quindi si percepisce immediatamente che c’è qualcosa di “diverso”…. inoltre, visto il residuo zuccherino pressoché nullo, i vini possono avere un approccio austero ma al tempo stesso sono vini ricchi, vivi, e che hanno bisogno di tempo per dare il meglio di sé dimostrando altresì una capacità evolutiva inusuale per queste tipologie e per queste latitudini.

Quali sono i vini che producete?

La nostra uva di riferimento è il Lambrusco Grasparossa, ma lavoriamo storicamente anche Grechetto Gentile (Pignoletto) e Trebbiano per i bianchi frizzanti e spumanti, ed il Malbo Gentile per un rosso fermo ma anche per qualche bottiglia di un passito rosso di grande fascino. 

A questi vitigni abbiamo affiancato ben presto anche varietà non squisitamente autoctone ma che a nostro parere hanno una buona capacità di esprimersi nel nostro particolare microclima: mi riferisco alla Malvasia Aromatica di Candia ed al Moscato Giallo ma anche al Sangiovese di Romagna che noi interpretiamo come bollicina rosa grazie appunto alla freschezza ed ai profumi intensi che lo contraddistinguono. 

Ci sono inoltre progetti nuovi nei quali crediamo molto e che stiamo sviluppando, come ad esempio il recupero di un antico clone di Verdicchio un tempo diffuso sulle nostre montagne ed oggi pressoché scomparso.

Il Lambrusco Grasparossa così come il Grechetto Gentile (coadiuvato dal Trebbiano) si prestano sia alle versioni “ancestrale puro” sui lieviti che alle versioni sboccate dopo permanenze sui lieviti di almeno 15/18 mesi per le versioni frizzante o di almeno 36 mesi per le versioni spumante.

Ecco che quindi abbiamo dato vita a vini frizzanti/spumanti che partono da una presa di spuma spontanea (nessuna aggiunta di zuccheri e di lieviti e nessuna filtrazione) ma che poi vengono sottoposti a remuage e sboccatura (senza dosaggio finale) come avviene per un metodo classico.

Una particolare menzione merita la sboccatura che non avviene “a la glace” ma grazie al supporto di una sboccatrice artigianale che abbiamo messo a punto per imitare il sapiente movimento manuale.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Probabilmente il vino che meglio rappresenta la nostra storia è il lambrusco Falconero Zero.

Si tratta di un vino rosso importante, ricco di struttura e di tannino, senza nessun zucchero residuo, con una bollicina piccola e cremosa che ci ricorda che è un lambrusco. Ora l’annata in commercio è la 2018 ma nelle annate “giuste” come la 2016 accantoniamo alcune centinaia di bottiglie che danno vita ad edizioni speciali perché finalmente ci si sta accorgendo che i vini fatti in questo modo ( soprattutto i lambruschi) non temono il tempo ma anzi danno il meglio di sé dopo affinamenti lunghi.

Questo vino rappresenta la nostra storia perché, mentre le bollicine bianche e rosa hanno incontrato prima i favori del pubblico, in questo caso ci siamo scontrati per anni con persone che avevano perso i riferimenti dei lambruschi “pre-autoclave” e che semplicemente non lo riconoscevano …perché era diverso!

Ora per fortuna, grazie alla perseveranza ma anche alla possibilità di lavorare con tempi e spazi giusti nella nuova cantina (fra l’altro quasi completamente auto-sufficiente dal punto di vista energetico) anche la critica internazionale ci sta dando ragione, tanto che i nostri vigneti di Grasparossa sono recentemente entrati nella mappa dei migliori lambruschi secondo Decanter.

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Terraquila

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Scelte antiche e sicuramente conservatrici a partire dalle piante:

  • viti allevate a guyot unilaterale e densità media di 3400 piante per ettaro, che portano a rese molto contenute, intorno ai 75 quintali per ettaro;
  • gestione della chioma senza nessuna potatura invasiva, ma piuttosto con un lavoro di “pettinatura” pianta per pianta per riposizionare i tralci o per una leggera sfoltita;
  • trattamenti con zolfo e rame ampiamente al di sotto di quanto consentito dal regine di agricoltura biologica;
  • nessun utilizzo di prodotti chimici di sintesi che entrino nel ciclo vitale della pianta;
  • vendemmia manuale in cassette da 15/18 kg.  

In cantina lo stesso rispetto, a partire da una pressatura estremamente soffice:

  • Vinificazione in acciaio con lieviti autoctoni, illimpidimento del mosto per semplice decantazione e soprattutto presa di spuma spontanea, cioè METODO ANCESTRALE TRADIZIONALE che non prevede l’aggiunta di lieviti, di mosti o di zuccheri e che non prevede nessuna filtrazione.

“Dall’uva alla bottiglia senza aggiunta di altre sostanze ammesse per uso enologico” è quello che Terraquilia dichiara in etichetta, concetto dirompente espresso con la massima semplicità.

È con un pizzico di orgoglio che viene espresso anche il contenuto totale di solfiti, estremamente basso (sempre inferiore a 30 mg/l ) e controllato ogni anno. Certificazioni Biologica e Vegan sono garantite da ICEA.

Sicuramente in un momento storico dove ci siamo accorti che la salute viene prima di tutto, e non è una frase fatta, ognuno di noi chiede di essere rassicurato nelle scelte che compie, a partire da quelle quotidiane che riguardano il cibo e le bevande e che vanno a comporre la nostra dieta: ecco che quindi è tempo di scelte semplici e rigorose al tempo stesso, che portano per prima cosa al rispetto di noi stessi e dell’ ambiente nel quale ci muoviamo.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Per godersi a pieno i nostri vini, l’abbinamento con il cibo è fondamentale.

Acidità sferzanti, sapidità, struttura e complessità in particolare per gli spumanti necessitano di compagni di viaggio all’altezza della situazione. Se è un antipasto deve essere “di sostanza” con crescentine (tigelle) e salumi e formaggi, se si tratta di un primo piatto deve essere “ben condito”. Se parliamo del lambrusco le tagliatelle con (molto) ragù di carne o una bella lasagna sono le scelte d’eccellenza per non parlare dei tortellini in brodo! Se invece pensiamo ad un secondo di pesce il salmone o lo sgombro possono dare filo da torcere alle bollicine bianche o rosa, mentre per la carne ovviamente privilegiamo “sua maestà” il maiale.

Queste le scelte della tradizione; ho imparato ad apprezzare però anche l’abbinamento con preparazioni a base di verdura, che deve essere ricca e saporita, grazie alla presenza netta di sentori di menta/erbe aromatiche nei nostri vini. 

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Elena Fucci

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Elena Fucci

La produzione autentica dell'Aglianico del Vulture

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’azienda agricola nasce nell’anno 2000 quando in famiglia si discuteva se vendere i bellissimi vigneti di proprietà che circondano l’abitazione dove sono cresciuta.

Le vigne, furono acquisite negli anni ’60 da mio nonno Generoso, acquistando la parte più alta dei poderi situati in Contrada Solagna del Titolo ai piedi del Monte Vulture. Negli anni mio nonno e il mio bisnonno si occuparono di curare le vigne limitandosi a vendere le uve e produrre per autoconsumo. “Sei ettari non si tengono per scherzo” fu la nostra prima impressione, eravamo ormai decisi a vendere poiché i miei genitori sono entrambi insegnanti e sia io che le miei sorelle vedevamo il nostro futuro lontano da Barile per continuare gli studi universitari. Acquirenti interessati che bussarono alla nostra porta non mancarono, ma proprio all’ultimo mi prese un colpo al cuore. 

Non potevo sopportare che qualcuno mi portasse via i vigneti da sotto lo sguardo (la nostra casa è al centro dei vigneti) e che un altro nome potesse far qualcosa di grande con i vigneti più vecchi del Vulture (la maggior parte hanno tra i 55 e i 60 anni, una parte addirittura circa 70 anni). 

Così decisi di cambiare i i programmi di tutta la mia vita e di quella della mia famiglia; decidemmo di investire sul territorio e sulla risorsa che aveva permesso a mio padre e ancor prima ai miei nonni e bisnonni di vivere e di crescere nel Vulture.

Quali sono i vini che producete?

L’Aglianico del Vulture è il nostro vitigno principe, e tutto il nostro lavoro è stato svolto intorno a lui partendo dalla migliore rappresentazione possibile che può avere in questo terroir unico e speciale dell’agro di Barile. L’obiettivo principale del nostro progetto è stato quello di migliorare le tecniche produttive, senza stravolgere la tradizione, ma cercando di applicare innovazione e modernità, puntando sulla massima qualità possibile, senza mezze misure ne compromessi. È così che è nato il Titolo, il nostro crù di Aglianico del Vulture.

Negli ultimi anni, ci stiamo divertendo anche con edizioni speciali del Titolo, affinamenti particolari con l’utilizzo anche di contenitori particolari come l’Anfora di terracotta.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Titolo è stato, ed è il nostro progetto principale, a cui abbiamo dedicato tutti i nostri sforzi, i sacrifici dei miei genitori e della mia famiglia. Oggi che è un vino di successo, i richiami a fare vini più easy e commerciali sono tanti, ma a noi queste sfide non piacciono. Preferiamo raccontare il nostro territorio, la nostra storia, la nostra interpretazione di questo grandissimo vitigno e della nostra regione unica.

Scopri i vini di Elena Fucci su Wineowine

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

L’Aglianico del Vulture ha scontato per tantissimi anni errori importanti nella produzione e nell’affinamento. Errori che ne hanno impedito la giusta valorizzazione e importanza nel mercato mondiale. 

Negli ultimi 20-25 anni in molti hanno investito in competenze (prima di tutto) e in tecnologie che aiutassero ad affrontare al meglio la sfida di produrre un vino importante da quest’uva importantissima; un uva che non ammette mezze misure e che ha necessità di tantissime cure soprattutto nel nostro habitat (ricordo che la nostra è una viticoltura di montagna, che parte a Marzo/Aprile per finire ad Ottobre/Novembre, come una delle ultime vendemmie d’Italia).

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

L’Aglianico è un vino/vitigno importante, e richiede per tanto piatti importanti. La spiccata acidità, una delle tre caratteristiche fondamentali di questo vino/vitigno, aiuta l’abbinamento con tutte quelle ricette molto saporite e dai sapori forti ed importanti, creando pulizia del palato e salivazione. Guardando alle ricette della nostra regione, l’Agnello, la cacciagione, le carni alle griglia e i formaggi come il Caciocavallo, il Provolone e il Canestrato sono tra gli abbinamenti migliori. Ma non sfigurano anche piatti come il Baccalà alla carrettiera o il famosissimo Peperone Crusco.

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Seirole

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Seirole Azienda Agricola

La 'lotta dei vigneti' per una produzione di qualità

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Coltivare le nostre terre e le vigne è una tradizione di famiglia, infatti i nostri vigneti hanno più di cinquant’anni.

Non solo portiamo avanti la tradizione ma alcuni anni fa abbiamo anche iniziato a vinificare in proprio le nostre uve per completare la filiera produttiva partendo dalla vite fino per arrivare al vino imbottigliato.

Crediamo fermamente che il vino nasca in vigna e maturi in botte e producendo il vino partendo dalle nostre uve siamo arrivati al completamento del ciclo produttivo. Siamo una piccola cantina e produciamo un numero molto limitato di bottiglie,  ogni giorno ci dedichiamo ai dettagli della nostra produzione e a mantenere sempre ad alto livello la qualità dei nostri vini.

Ciò che di da la motivazione e la forza di andare avanti è la passione per il nostro lavoro e l’amore per la terra.

Quali sono i vini che producete?

Moscato d’Asti DOCG Cü Bianc

Il moscato d’Asti DOCG Cü Bianc dell’Azienda Agricola Seirole viene prodotto sulla collina di Santo Stefano Belbo in Località Seirole.

Le uve provengono esclusivamente dalle viti coltivate nei soliti “sorì”, termine locale che indica “soleggiato” esposto al sole. I sorì sono le zone della collina a maggior pendenza le nostre addirittura del 50%, con la migliore esposizione al sole, a Sud-Ovest, a circa 300 metri slm. Il terreno dei sorì è marnoso, prevalentemente calcareo, ricco di fossili marini, da cui il colore tendente al bianco. Il microclima è ideale, con una buona escursione termica e una giusta ventilazione che esalta i profumi e i sapori dell’uva.

Già gli antichi Romani definivano con la parola “LOCUS” un luogo prediletto per coltivare la vite, in poche parole Terreno Ideale meglio noto come “TERROIR”.

La vendemmia, secondo il disciplinare, avviene normalmente tra la fine di agosto e i primi quindici giorni di settembre rigorosamente a mano.

Si consiglia di berlo freddo a circa 4/6° C, ottimo per accompagnare i dessert.

Premio Douja d’Or 2017

Medaglia di Bronzo 2018 concorso WOW di Civiltà del Bere

Medaglia d’Argento 2020 concorso WOW di Civiltà del Bere

Vermouth Bianco di Torino Cü Bianc

Il Vermouth Bianco Cü Bianc nasce dalle uve Moscato d’Asti DOCG coltivate sulla collina di Santo Stefano Belbo in Località Seirole. Insignito con la medaglia d’Argento del concorso WOW The Italian Wine Competition organizzato da Civiltà del Bere.

Per diventare Vermouth Cü Bianc il Moscato DOCG è stato arricchito dall’antica ricetta Vermouth Piemonte tramandata da generazioni nella nostra famiglia.

Classico aperitivo, va servito freddo a circa 3° C con due cubetti di ghiaccio e una scorzetta di limone.

Componente indispensabile in fantasiosi Cocktails.

Medaglia d’Argento 2019 concorso WOW di Civiltà del Bere

Spumante Brut Bianco Cü Bianc

Il Cü Bianc Brut, spumante bianco nasce dalle uve di bacca bianca delle nostre vigne, è caratterizzato da un intenso giallo paglierino, molto profumato e con un fitto perlage. Profumo fruttato e complesso, con un bouquet che ricorda frutti di bosco, fieno tagliato e lievito. Il sapore è secco, fresco, sapido, ben strutturato e con grande persistenza finale. Impreziositi dalla liqueur d’expedizion preparata con un’antica ricetta, gli aromi sono prodotti nelle terre dell’Azienda Agricola Seirole. Si presta per essere servito come aperitivo, accompagnato da antipasti leggeri e salati, verdure alla griglia oppure verdure crude in pinzimonio. Ottimo anche in abbinamento a pietanze leggere e delicate. Antipasti sia di mare che a base di verdure, risotti o piatti di pasta a base di verdure, piatti a base di crostacei, pesce in generale in preparazioni delicate. La gradazione alcolica è di 13 %. Va servito in calice alto alla temperatura tra 8 e 10°C.

Spumante Brut Rosè Cü Bianc

Cü Bianc Rosè, nasce dalle uve di bacca rossa dei nostri vitigni. Perlage fine e persistente, colore rosa cipolla con riflessi violacei, dal sapore intenso ma al tempo stesso delicato, al palato si presenta al palato fresco e fragrante, piacevolmente secco. Complesso al naso, con note di frutta, fiori di campo e crosta di pane accompagnati verso l’alto dal suo perlage. Entrambi gli spumanti sono impreziositi dalla liqueur d’expedizion preparata con un’antica ricetta, gli aromi sono prodotti nelle terre dell’Azienda Agricola Seirole. Eccellente come aperitivo, ma ideale anche in accompagnamento al pasto. La gradazione alcolica è di 13 %. Va servito in calice alto alla temperatura tra 8 e 10°C.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino che ci rappresenta maggiormente è il Moscato d’Asti DOCG, premiato nel 2017 dalla Douja d’Or e poi dal Concorso nazionale di Civiltà del Bere Wow nel 2018 con la medaglia di bronzo e d’argento nel 2020, in quanto le nostre vigne site nelle Langhe sono nel cuore della zona del Moscato, un grande vino, oggi forse più apprezzato all’estero che non in Italia, con una grande storia alle spalle, re di tutte le feste per la sua vocazione di accompagnare i dolci a fine pasto e quindi in particolare nelle occasioni di festa. La scelta è anche un augurio di speranza affinché si possa al più presto tornare a festeggiare, dopo questo lungo periodo faticoso dovuto alla pandemia.

Dalla vendemmia 2019 abbiamo deciso di imbottigliare nell’Albeisa, bottiglia introdotta nel ‘700 dai produttori albesi per contraddistinguere i propri vini, poi rinata nel 1973. Il suo utilizzo è tutelato dall’”Associazione dei Produttori dell’Albese” che con Statuto che ne indica la possibilità di impiego e le varietà DOC e DOCG che essa può contenere.

Inoltre il Moscato d’Asti è la base del nostro Vermouth Bianco di Torino, medaglia d’Argento 2019 concorso WOW di Civiltà del Bere, che grazie alla forza dei suoi profumi rende anche il Vermouth particolarmente profumato e ricco di aromi.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Ci sentiamo più innovatori, due concetti abbiamo sempre ben chiari in mente sostenibilità e digitale.

Sostenibilità per ridurre il più possibile il nostro footprint sull’ecosistema. Maggiore sostenibilità per noi vuol dire maggior meccanizzazione possibile del lavoro in vigna ad esempio il taglio dell’erba invece dell’utilizzo di diserbanti, l’utilizzo di materiali riciclabili o meglio riutilizzabili e non da ultimo con la riduzione del consumo energetico.

Investimenti nel digitale per Seirole vuole dire sviluppare dei canali di vendita virtuali come alternativa alla distribuzione tradizionale troppo onerosa per una piccola azienda, la collaborazione con Wineowine è la perfetta realizzazione del nostro voler essere presenti nel mondo dell’eCommerce e grazie a Wineowine possiamo arrivare al Cliente finale che da soli non avremmo mai raggiunto.

 

La nostra filosofia nel complesso è produrre vino di alta qualità nel rispetto della tradizione e contemporaneamente cercare di innovare in particolare per quanto riguarda la sostenibilità e il digitale.

Per rimanere nella tradizione, ad esempio, produciamo il nostro spumante metodo classico facendo i diversi passaggi in modo completamente manuale come una volta: dal remuage alla degorgiatura alla volè, tutto a mano. Un altro forte ancoraggio alla tradizione lo dà il nostro Vermouth Bianco di Torino poiché lo produciamo con una ricetta tramandata in famiglia di generazione in generazione – tenuta rigorosamente segreta a tal punto da considerarla persa fintanto che non è stata ritrovata durante un trasloco in un quaderno di appunti del nonno – e alcuni anni fa abbiamo deciso di trasformare il Vermouth casalingo in un prodotto da commercializzare.

 

Il nostro impegno per l’ecologia consiste nella riduzione ai minimi termini della chimica e dove possibile l’eliminazione totale.

Crediamo nella “lotta integrata nei vigneti”, ovvero la difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti come ad esempio il taglio dell’erba meccanico evitando quindi l’utilizzo di diserbanti, particolare attenzione ed eliminazione di piante malate, l’uso di varietà colturali maggiormente resistenti.

Anche in cantina cerchiamo di utilizzare materiali riciclabili, ad esempio l’imballo per la spedizione dei vini è tassativamente di cartone e mai di polistirolo. In realtà ne siamo convinti da sempre ma oggi più che mai siamo consapevoli che il rispetto per l’ambiente e la riduzione del nostro impatto su di esso sia un aspetto imprescindibile delle nostre attività quotidiane.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Prendo ispirazione dai suggerimenti del nostro amico Sommelier Daniele Sottile che recentemente ha pubblicato il libro “Avvinamenti”, il primo libro dedicato non solo ai vini ed alla cucina bensì ai migliori abbinamenti che si possono creare a tavola.

Daniele suggerisce per il nostro Spumante Brut Bianco l’abbinamento con un Hamburgher classico Gourmet. Il nostro Spumante Brut Rosé invece lo abbina con un’insalata di mare di con gamberetti moscardini e calamaretti. Il Moscato d’Asti è il re delle feste e si accompagna molto bene a quasi tutti i dolci, il nostro Daniele suggerisce l’abbinamento con la Pastiera Napoletana per un perfetto abbraccio tra nord e sud.

Anche per il Vermouth gli abbinamenti sono innumerevoli, freddo liscio ottimo sia come aperitivo che come dopo cena, ottimo digestivo grazie ai suoi ingredienti, in particolare per l’alloro. Si abbina molto bene con il fegato alla Veneziana e con il baccalà mantecato, da provare insieme a formaggi erborinati. Infine sempre dai consigli di Daniele Sottile, per accompagnare un salame di cioccolato.

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Sacco

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Sacco

La nostra filosofia: fare di più e sempre meglio

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’azienda Sacco nasce circa un ventennio fa da un uomo lungimirante, Vincenzo Sacco, e dal suo sogno di dare un’identità del vino alla sua terra, mai riuscita ad essere pienamente valorizzata.
Nella città di Torremaggiore è un pioniere, intuisce il grande valore del suo territorio nativo e una meravigliosa idea comincia a prender forma: quella di acquistare terreni vocati per la coltivazione della vite e convertirli tutti in agricoltura biologica.

Negli anni a seguire, Vincenzo investe sulla formazione dei suoi figli Matteo ed Alessandro.
Il primo studia a San Michele all’Adige la facoltà di enologia per poi specializzarsi in alcune delle migliori cantine italiane; il secondo, invece, intraprende gli studi di economia e management per poi fare esperienze all’estero.

Ci sono voluti un sogno, il tempo, la motivazione e la determinazione per rendere tutto reale. Dopo quasi 10 anni di intenso lavoro e sacrifici, l’azienda ha prodotto la sua prima bottiglia. Nel 2015, infatti, viene inaugurata la nuova cantina, nata proprio per rispecchiare la nuova immagine dell’azienda, oggi condotta dai due fratelli Alessandro e Matteo.

Quali sono i vini che producete?

Abbiamo scelto di concentrarci sui vitigni autoctoni come Bombino Bianco, Falanghina e, in particolare, sul Nero di Troia (che vinifichiamo sia in rosso che in rosé), poiché riteniamo che siano l’essenza del nostro territorio e che possano esprimere al meglio il carattere autentico e tenace di questo angolo di Puglia, ancora poco conosciuto.

Siamo convinti che il vino buono “si faccia in vigna”, attraverso le giuste lavorazioni che durano un anno intero; non ci piace ricorrere all’uso di sofisticazioni che snaturano l’essenza della materia prima, ma amiamo conservare la tipicità del vino prodotto, pur utilizzando tecniche enologiche all’avanguardia, frutto delle esperienze acquisite negli anni.

In cantina, riserviamo grande attenzione all’acqua utilizzata nei processi di lavorazione, ricavata dal filtraggio di una falda acquifera situata nei pressi dell’azienda. Le acque residue, a loro volta, sono utilizzate per irrigare le coltivazioni circostanti.

Nel processo di imbottigliamento, come sigillo per i nostri prodotti, utilizziamo un tappo sostenibile: “Select Green”. È un tappo riciclabile al 100%, ricavato da polimeri di canna da zucchero e tecnologicamente avanzato per garantire processi di micro ossigenazione per tutti i nostri vini all’interno della bottiglia.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il nostro vino del cuore è senz’altro il Magis, ottenuto da uve autoctone Nero di Troia, raccolte a mano sui pendii della Daunia, una zona collinare limitrofa alla cantina, da sempre vocata alla coltura della vite.

La scelta di vinificare in purezza questo antico vitigno coincide con la storia della nostra azienda. Dal latino, la parola Magis significa “di più”: fare di più e sempre meglio è, infatti, la nostra filosofia. Il carattere originale e sfaccettato del vino Magis, con la sua esplosione di vibranti profumi e persistenti aromi, ci rappresenta in pieno.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

La produzione enologica del nostro territorio è ancora poco sviluppata, il nord della Puglia è, purtroppo, un’area ancora poco conosciuta nei grandi circuiti di promozione enologica, culturale ed eno-turistici.

La nostra missione, per queste ragioni, è stata da sempre quella di essere dei valorizzatori di un territorio prima ancora di essere dei produttori di vino.

In questo senso ci sentiamo degli innovatori che, attraverso le proprie bottiglie, cercano di raccontare al mondo intero tutta la bellezza e l’unicità di questo angolo di Puglia.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

L’abbinamento ideale del MAGIS è con carni rosse in arrosto o alla brace. È eccezionale con formaggi di lunga stagionatura.

Il rosato UNANOTTE, fresco, profumato ed aromatico, è perfetto come aperitivo e in compagnia di tonno, pesce spada e crostacei. 

Il TERRA MIE Bianco, elegante e fine, è ideale come aperitivo e per accompagnare formaggi freschi e piatti a base di pesce.

Il TERRA MIE Nero di Troia, dal gusto morbido e con un finale fresco e persistente, è ottimo in abbinamento a primi piatti succulenti, carni grigliate e formaggi.

L’abbinamento perfetto della nostra FALANGHINA BIOLOGICA, fresca e minerale, è con primi piatti a base di verdure, grigliate di pesce, formaggi semi stagionati.

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