Piazzano

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Le interviste di Wineowine

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Vivere e lavorare la terra con passione

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Nel 1948 Otello Bettarini, noto industriale pratese del settore meccanico, acquistò la Fattoria di Piazzano deciso a farne il suo buon ritiro. La guerra gli aveva causato ferite che pensava di sanare allontanandosi se pur di pochi chilometri da quella che era stata da sempre la sua casa e la sua vita.

Qui su queste colline, immerso in questo territorio volle cimentarsi in nuove esperienze e avventure. Unì all’attività viticola quella che era una sua grande passione, l’Astronomia. Nei primi anni settanta con l’aiuto del nipote Riccardo progettò e costruì l’Osservatorio  Astronomico di Piazzano , i telescopi e le lenti per scrutare il cielo. Da qui molti futuri studiosi di astronomia si sono cimentati per la prima volta nella scoperta della volta celeste.

La stessa passione Otello la prodigava in tutto ciò che faceva , i contadini che lavoravano a Piazzano lo consideravano un maestro e così anche tutti i suoi collaboratori. Riusciva a essere un vero faro anche nelle pratiche viticole in vigna e in cantina .

Il vino che veniva prodotto in fattoria veniva venduto in damigiana o nei fiaschi e la sua commercializzazione in bottiglia iniziò già alla fine degli anni 60 primi anni 70.

Da allora non abbiamo mai smesso di imbottigliare e di sperimentare nel tentativo di ottenere sempre il meglio dalla nostra produzione.

Dopo di lui toccò a Riccardo occuparsi della fattoria e con lui i vini che qui si producono iniziarono a essere esportati anche all’estero con ottime collaborazioni.

Agli inizi degli anni 2000, Riccardo lasciò la guida dell’azienda ai figli Rolando e Ilaria che con l’aiuto prezioso di Michela (moglie di Rolando) continuano a lavorare con il rispetto di ciò che gli è stato tramandato ma con l’ottica volta al futuro, sapendo bene che il territorio va sempre tutelato e preservato perché si possa trarre il meglio da esso.

Quali sono i vini che producete?

La fattoria di Piazzano si trova sulle dolci colline di Empoli. Si estende per 60 ettari 33 dei quali sono destinati a vigneti. Le uve che si producono sono prevalentemente autoctone : Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Ciliegiolo, Malvasia, Mammolo per i vini rossi; Trebbiano, Canaiolo bianco, San Colombano, Malvasia bianca per i vini bianchi. Gli unici vitigni internazionali presenti sono Merlot e Syrah

La produzione si aggira sulle 100/150.000 bottiglie suddivise in 13 etichette con prevalenza di vini rossi, 1 vino bianco, un rosato e un favoloso Vin Santo.

Tra questi ci sono tre vini in purezza: Colorino, Syrah e Ciliegiolo, tutti e tre prodotti con un’unica uva.

Abbiamo vini meno strutturati, giovani, di facile beva e vini invece che richiedono abbinamenti più particolari proprio per la loro struttura, invecchiamento e corpo.

Molto importante per noi è il lavoro che tutto l’anno viene fatto in vigna che ci permette di ottenere uve sane e mature al punto giusto nel periodo della raccolta. Questo ci permette anche di fare un ridottissimo uso di chimica in campo e poi in cantina proprio perché utilizziamo tutte quelle che sono le pratiche di concimazione e lavorazione più sane e non invasive nel rispetto della persona, dell’ambiente e della sostenibilità. La nostra è una cantina di tini in cemento e tutti i nostri vini nascono li, per poi proseguire semplicemente nella bottiglia o nella barrique parte della loro vita.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Tutti i nostri vini sono figli voluti  e dalle prime due etichette prodotte nei primi anni ’70 molte altre ne sono venute.

Ma forse quello che merita di più di essere citato proprio per tutto il lavoro che è necessitato per poter raggiungere il risultato sperato è senz’altro il “Colorino” in purezza.

Ci sono voluti quasi 10 anni per ottenere questo vino così come volevamo che fosse . Un grande monovarietale dal colore intenso proprio come dice il suo nome, di grande struttura e carattere, tannini decisi ma eleganti, una scommessa difficile ma che ha da subito fatto capire che si trattava di un’uva dalle proprietà non inferiori al Sangiovese, considerata da sempre l’uva principe in terra di Chianti.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Viviamo in un territorio spettacolare, estremamente vocato per l’agricoltura e in particolare per la viticoltura. Da quando Otello acquistò la fattoria la gestione di questa è ancora tutta nelle mani della famiglia proprio a sigillare il forte legame tra il territorio e la tradizione.

Avendo questa enorme fortuna siamo in qualche maniera “obbligati” a rispettare e preservare quanto di bello c’è stato lasciato. In questo siamo sicuramente conservativi e speriamo anche di trasmettere ad altri le nostre conoscenze ma ovviamente dobbiamo anche guardare al futuro, alle esigenze di mercato e quindi non possiamo non essere anche innovativi.

Grazie anche alla collaborazione di validi tecnici del settore, enologi e agronomi, continuiamo a ricercare le tecniche migliori e meno invasive per produrre sempre meglio in qualità a costi sempre più bassi e meno dannosi per le persone e per l’ambiente. Questa visione per noi è importantissima perché ci permette di vivere e lavorare con passione e amore proprio nella nostra terra, portando nel mondo un po’ di noi, il nostro vino.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

I nostri vini sono vini strettamente legati  al territorio e anche l’abbinamento col cibo lo è.

Con i nostri vini rossi vanno bene quindi tutti quei piatti a base di carni rosse, sughi e stufati, la bistecca, la cacciagione, gli arrosti. Salumi e formaggi .

Il bianco o il rosato si prestano bene per accompagnare tutti quei piatti a base di pesce, ma sono vini di carattere che possono essere abbinati anche a piatti a basi di carni bianche , maiale o agnello, pollo o tacchino, grigliate di pesce o carni. Primi a base di verdure o sughi a base di funghi o tartufo.

Il Vin Santo, vino dolce ottenuto dall’appassimento di sole uve bianche di Malvasia, Trebbiano e Sancolombano, è ovviamente perfetto con qualsiasi dolce, con la cioccolata amara con i classici cantucci alle mandorle, con tutti i dolci secchi o al cucchiaio come gelato alla crema. È perfetto anche sui formaggi freschi o stagionati, sul foie gras, sul fegato alla veneziana o semplicemente a fine pasto per concludere in bellezza o ogni qualvolta ci si voglia coccolare con qualcosa di unico.

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Jankara

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Crediamo nella scienza e nelle tradizioni

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Il vino rimane nel mio sangue da quando sono piccolo, mio nonno aveva dei vigneti in
famiglia e lo aiutavo spesso da piccolo, poi purtroppo ha venduto la proprietà quando
avevo 14 anni perciò io e mia moglie abbiamo dovuto iniziare tutto da zero nel 2006
acquistando 8 ettari di terreno vergine nel Cru’ di San Leonardo nell’alta Gallura ed
impiantando nuovi vigneti.

Da li nasce Cantina Jankara, nel quale cerchiamo ogni giorno di realizzare i nostri sogni di produrre vini di altissima qualità.

Quali sono i vini che producete?

Noi produciamo 4 vini:

  • Vermentino di Gallura Superiore DOCG prodotto interamente da uve dei nostri vigneti di San Leonardo nell’alta Gallura. L’uva è tutta raccolta a mano e vanificata in a
    temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox. Produzione totale 42.000 bottiglie
  • Cannonau di Sardegna DOC prodotto da uve del nostro vigneto di Mamoiada a circa
    800 metri sul livello del mare. L’uva viene tutta raccolta a mano con rese abbastanza
    basse in vigna di circa 1 kg d’uva per ceppo, viene poi vanificata in acciaio inox e poi
    invecchiata per 12 mesi in rovere francese da 225lt (barrique). di secondo, terzo e
    quarto passaggio. Produzione totale 6.000 bottiglie
  • Colli del Limbara IGT “Lu Nieddu” prodotto da un vigneto di circa 85 anni nell’alta
    Gallura a 400 metri sul livello del mare. È composta da 6 varietà’ diverse una parte
    appassita sulla pianta ed una parte no, tutta raccolta insieme a mano e vanificata
    insieme in acciaio inox. questo vino viene poi invecchiata 12 mesi in rovere francese
    da 225lt (barrique) di secondo, terzo e quarto passaggio. Produzione totale 1.700
    bottiglie
  • Isola dei Nuraghi IGT “755mt” nasce dal nostro vigneto di Mamoiada e prende il nome
    dall’altitudine della vigna 755 mt sul mare. È prodotto da circa 40% Cannonau, 15%
    cabernet sauvignon, 15% Syrah, 15% alicante e 15% Carignano tutte raccolte a mano
    e vinificate insieme in acciaio inox, dopo di che il vino viene invecchiato 12 mesi in
    rovere francese sia da 225lt che da 500lt. di questo vino sono state prodotte 3.000
    bottiglie.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

l vino che forse ci rappresenta di più è il Vermentino di Gallura Superiore DOCG perché siamo nati come azienda di Vermentino, i rossi si sono aggiunti poi negli anni.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Noi crediamo nella scienza ma anche nelle tradizioni, siamo fortunati ad essere
affiancati da uno dei migliori enologi Italiani, Gianni Menotti, del Colli in Friuli. Il suo
aiuto è essenziale nella ricerca della qualità sia in Vigna che in Cantina.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Il nostro Vermentino di Gallura Superiore DOCG si sposa con uno Spaghetto
Arselle e Bottarga.

Il nostro Cannonau di Sardegna DOC si sposa benissimo con la carne di maial, in particolare il nostro maialetto arrosto.

Il Colli del Limbara IGT “Lu Nieddu” lo abbinerei addirittura con un trancio di tonno rosso incrostata leggermente di pepe nero e scottato al sangue accompagnato da un
insalata di rucola e pomodorini.

L’Isola dei Nuraghi IGT “755MT” come abbinamento ha bisogno di carne rossa, una
bella bistecca alla fiorentina “alta almeno 4 dita”, oppure un bel brasato di manzo.

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Pomario

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Pomario

Il buen retiro dell'Alta Umbria

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Pomario è entrato a far parte delle nostre vite in una giornata densa di nebbie autunnali nell’ottobre del 2004. Coltivavamo allora una vaga idea di “Buen Retiro” in Umbria senza alcuna indicazione precisa di luogo e di tipologia. Avevamo visitato diverse belle proprietà situate tra Orvieto e Todi, trovandole però lontane dalla nostra concezione di casale umbro. Così domandammo all’agente immobiliare che ci accompagnava nella nostra ricerca, se conosceva qualche rudere da ristrutturare. Dopo una breve riflessione ci disse che c’era una proprietà in vendita dalle parti di Monteleone di Orvieto: un rudere con 50 ettari intorno di cui 40 di bosco.

Usciti dall’Autostrada a Fabro, ci inerpicammo sulla salita che porta a Monteleone e da lì, in meno di 5 minuti, giungemmo ad una strada bianca. Attraversato un bosco, ci apparve una vecchia vigna, degli ulivi ed infine la casa avvolta dalla nebbia. Il paesaggio attorno era invisibile, ma un silenzio quasi irreale testimoniava un isolamento in sintonia con la voglia di serenità che andavamo cercando. Decidemmo così di tornarci con il bel tempo per vedere cosa circondava Pomario e, in una limpida giornata di sole che illuminava un meraviglioso paesaggio, iniziò il nostro “ritorno” a casa.

Già durante i lavori di restauro del casale cominciammo ad occuparci degli ulivi e della vigna e ancora ricordo l’intensa emozione del primo olio che ritirammo al frantoio. Gli ulivi, abbandonati da diversi anni, vennero, con intense potature, riportati alla vita produttiva. Successivamente, per volontà di mia moglie e con la preziosa collaborazione di Federica De Santis, agronoma, e Mery Ferrara, enologa, fu presa la decisione di “ristrutturare” la vecchia vigna con le sue antiche varietà di Sangiovese, Trebbiano e Malvasia. Clonammo le viti migliori al fine di creare le barbatelle con le quali far fronte alle inevitabili e numerose fallanze del vecchio vigneto e contemporaneamente, con le stesse varietà, venne piantata una vigna nuova di poco meno di due ettari. Nel 2010, infine, è stato recuperato un altro seminativo di circa 8.000 metri quadri dove è nato un piccolo vigneto a terrazzamenti, con varietà Riesling e Sauvignon Blanc, per la produzione di un Muffato.

La famiglia Spalletti Trivelli ha una lunga tradizione legata al vino. Venceslao Spalletti Trivelli, senatore del Regno, con la moglie Gabriella Rasponi, nipote di Carolina Bonaparte, comprarono a fine ottocento un’azienda in Toscana dove il figlio Cesare, negli anni venti del novecento, iniziò la produzione di un Chianti molto rinomato. L’azienda fu poi venduta all’inizio degli anni settanta. Giangiacomo, nipote di Cesare, con la moglie Susanna d’Inzeo, figlia del campione di equitazione Raimondo, oltre a condurre l’azienda di Pomario, gestiscono Villa Spalletti Trivelli, lussuosa residenza d’epoca situata di fronte al Quirinale a Roma.

Quali sono i vini che producete?

Pomario è un piccolo poggio molto luminoso ed isolato dal resto del territorio da un fitto bosco che lo circonda. Si trova in Umbria al confine con la Toscana tra Città della Pieve e Orvieto a 500 di altezza e non distante dall’area del lago Trasimeno.

Il terreno ricco in scheletro ma con struttura sciolta limo-argillosa, la continua illuminazione, e la presenza di fonti d’acqua, sono gli elementi fondamentali che hanno fatto di Pomario un luogo di elezione per lo stabilizzarsi di insediamenti agricoli sin dall’antichità.

Pomario

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino che ci rappresenta maggiormente è sicuramente il SARIANO, un Sangiovese in purezza che è stato, insieme all’ARALE, una delle prime produzioni e la riserva storica della cantina.

Con molti riconoscimenti e premi si conferma a tutt’oggi uno dei migliori Sangiovesi della nostra regione.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

L’idea di “ristrutturare” la vigna vecchia, con le sue antiche varietà di Sangiovese, Trebbiano e Malvasia, la dice lunga sulla volontà di mantenere un legame forte col territorio e  sull’autenticità della produzione.

Accanto al mantenimento della tradizione e all’utilizzo dei vitigni autoctoni Pomario si pone però anche sul fronte dell’innovazione per quel che concerne il processo di vinificazione, elemento fondamentale per ottenere alti livelli di qualità nella nostra produzione rigorosamente biologica.

Il rispetto del territorio e l’attenzione agli equilibri ambientali sono state le linee che hanno guidato la costruzione della nuova cantina di Pomario. La cantina è stata concepita con modernità, conservando però lo stile del casale e riutilizzando, dove possibile, i materiali originali. I diversi ambienti di lavorazione  sono provvisti di aggiornati sistemi ecocompatibili per il controllo dei parametri essenziali alla produzione di vini d’eccellenza

La sala lavorazione  contiene vasche in acciaio termo controllate tramite un impianto geotermico a zero emissione di CO2 e l’impianto elettrico è coadiuvato da pannelli fotovoltaici posizionati  sopra il parcheggio della cantina  al fine di non coprire superfici agricole. La “Barricaia”  è stata costruita a ridosso del terreno per mantenere temperature e umidità  costanti in tutte le stagioni. I legni , Barriques, Tonneaux e Botti,  provengono da piccole aziende artigiane e sono stati studiati e costruiti per soddisfare  le esigenze di affinamento e invecchiamento dei vini .

Lo spazio dedicato all’imbottigliamento è equipaggiato con un’ imbottigliatrice di ultima generazione ed il magazzino è stato concepito al fine di  conservare i vini nelle condizioni  ottimali.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Per gli abbinamenti proponiamo:

  • Sariano 2017

Capretto al lardo

Cinghiale in umido

  • Arale 2019

Pasta alla Gricia

Pollo al Curry

  • Rondirose 2019

Spaghetti all’astice

Tartarre di scampi

  • Rubicola 2019

Polpettone di tonno

Salame di fegato

Una “ricetta della Nonna” sono i Pici all’aglione, fatti rigorosamente a mano, che proponiamo spesso qui in cantina in abbinamento all’ Arale 2019

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Cave Mont Blanc

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Cave Mont Blanc

L’estesi del bere e del bello

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La nostra cantina è un’aggregazione di 70 famiglie. Nasce nel 1983 con l’obiettivo di salvaguardare il territorio e mantenere in produzione la varietà più ancestrale della Valle d’Aosta il Prié Blanc. I nostri soci che coltivano i vigneti sono legati al territorio e l’amore verso la propria terra gli porta ancora oggi a trattarli come giardini.

Abbiamo più del 80% dei proprietari over 70 anni e questo ci porta ad avere grande consapevolezza e esperienza che riportiamo nella produzione dei nostri vini.

Quali sono i vini che producete?

Una grande particolarità è quella di avere una cantina che contra l’intera produzione dei vigneti in una unica varietà. Il Prié blanc coltivato ancora oggi a piede franco nella denominazione di origine più alta di Europa ha trovato qua il clima ideale per raggiungere l’optimun della maturazione. Una uva che ha bisogno di grandi escursioni termiche dopo l’invaitura. Ad altitudini più basse non matura ed inizia a marcire patendo il caldo e le alte temperature.

La cantina ha investito molto nella produzione di metodo classico ed a oggi è la cantina più importante nella produzione delle bollicine in VDA. La varietà arriva a maturazione con delle capacità intrinseche adatte a produrre spumante. Perciò arriviamo ad ottenere dei vini con grande tipicità ed espressione territoriale.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Cuvée des Guides, un esperimento nato circa 15 anni fa, ha portato la nostra base spumante direttamente sul Monte Bianco dove ad oggi abbiamo una cantina a 2200 m slm.

Una bollicina finissima è il nostro risultato migliore dovuto semplicemente alle temperature naturali ed alla diversa pressione atmosferica in quota che durante l’intera produzione vanno ad influenzare positivamente il nostro metodo classico più prestigioso.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Il futuro e il progresso devono sempre andare avanti con un occhio rivolto al passato. La tradizione è il punto di partenza che in ogni cosa si faccia influenza sempre e giustamente gli obiettivi raggiunti. La nostra cantina fonde la tradizione con l’innovazione, i vigneti coltivati a pergola bassa a forma di U capovolta nei nuovi impianti prendono la forma a T in modo da essere più facilmente lavorabili.

La spumantizzazione e le sue sperimentazioni portano tutt’oggi con sé la tradizione di una uva coltivata ancora come una volta e l’innovazione del metabolismo dei lieviti e di tutto il processo lavorazione del metodo classico ottenuto in quota sul Monte Bianco.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Classico abbinamento fontina (formaggio DOP della VDA) con Blanc de Morgex et de La Salle fermo e versione metodo classico

I nostri metodi classici PAS DOSE si abbinano molto bene a tutto il mondo crudité marino.

I nostri bianchi fermi si abbinano al trota di montagna. Il nostro Ice Wine si abbina alla pasticceria secca o formaggi erborinati.

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Borgo Monterosso

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Borgo Monterosso

L’estesi del bere e del bello

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Nel 2006 la mia famiglia ha acquisito la proprietà della Tenuta Monterosso in Acqui Terme, una estesa parte di collina dominata da una delle ville storiche più pregevoli dell’architettura del XX secolo.

In giardino della Villa è stato progettato nel 1955 da Piero Porcinai, paesaggista di fama internazionale, il quale aveva previsto come trait d’union tra il parco futurista e il territorio monferrino, la piantumazione di 8 ettari di vigne, secondo un disegno d’insieme che le integrava nel giardino stesso.

La nostra cura è stata riprendere i progetti originali di Porcinai e ripiantumare le viti seguendo alla lettera le sue indicazioni. I nostri vini, quindi, nascono dalla Memoria e dalla Passione per l’Arte e la Bellezza.

Quali sono i vini che producete?

Attualmente produciamo:

Barbera DOCG – Nebbiolo – Syhra – Chardonnay – Viognier – Sauvignon per un totale di 30.000 bottiglie/anno.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Non vi è un vino a cui siamo particolarmente legati. Tutti hanno qualcosa di unico e speciale che li contraddistingue dalle produzioni del territorio.

Ogni etichetta rappresenta un luogo caratteristico della Villa e porta il nome di un componente della nostra famiglia o di un simbolo della Tenuta. Per esempio: il sauvignon è “Il Giardino di Kiki” e Kiki è la mia nipotina che oggi ha 12 anni ma che da piccola amava in modo particolare sedersi sotto al glicine dove passava, intenta nei suoi giochi, molto tempo.

Abbiamo una produzione di Nebbiolo vinificato con Metodo Classico che si chiama Drago: il secondo nome di mio nipote Alexander. Il Tempio Bianco ed il Tempio Rosso (il primo Chardonnay e Viognier ed il secondo Nebbiolo) sono dedicati al Tempio di Herta un’architettura monumentale presente tra le vigne.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Credo che i vini della Tenuta Monterosso si scostino dalla produzione contemporanea nazionale perché finalizzati alla valorizzazione non solo del Monferrato e della qualità dei suoi vini ma divengono veicolo di promozione culturale di un angolo di Italia ancora poco conosciuto per le sue architetture e la sua Memoria. A noi piace definire il nostro lavoro “agricUltura”

Borgo Monterosso

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

All’interno della nostra Tenuta vi è anche un piccolo ristorante il cui “fiore all’occhiello” è il Risotto del Porcinai. Un vecchio giardiniere ci ha raccontato che, quando Piero Porcinai, durante la creazione del giardino, si fermava a dormire in Villa al mattino molto presto scendeva a raccogliere le erbe aromatiche e i fiori più fragranti da regalare alla cuoca, una ragazza del paese molto bella e molto corteggiata ma dal caratterino particolare. 

Ogni qualvolta lui portava l’omaggio floreale, a tavola veniva servito un risotto squisito condito, appunto, con le erbe tritate e i fiori.

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Fattoria Santo Stefano

Fattoria Santo Stefano

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Fattoria Santo Stefano

Rispettare la semplicità e la genuinità del prodotto

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La Fattoria Santo Stefano prende il nome dalla piccola chiesa ormai sconsacrata di Santo Stefano a Collegalle.

È un’azienda agricola a conduzione familiare fin dal 1961 anno in cui il signor Mauro Bendinelli, grande appassionato della vite e dell’olivo, l’acquistò come casa di campagna.

È grazie a lui che l’azienda si è rinnovata al passo con le nuove tecniche di viticoltura.

Dal 1998 i 6 figli, ma in particolar modo Elena e Agostino, hanno continuato la conduzione dell’azienda ammodernandola nello spirito della tradizione.

La Fattoria Santo Stefano è situata nell’area del Chianti Classico nella parte a nord molto vicino a Firenze a soli 20 km e la fama dei suoi vini è nota nei dintorni.

Quali sono i vini che producete?

L’azienda vinicola è concentrata soprattutto nella coltivazione del Sangiovese che dà il nome alla storia e ai vini del territorio; specialmente le vigne comprendenti 19 ettari in totale, fra giovani e meno giovani impianti, sono infatti caratterizzati dalla presenza del Sangiovese, oltre a due ettari di Merlot e di Cabernet Sauvignon.

La produzione media annua dell’azienda del Chianti Classico DOCG sfuso è di circa 600 Hl e di vino IGT circa 50 Hl.

La produzione in bottiglia si suddivide invece come segue:

  1. N. 12.000 bt. di Chianti Classico SANTO STEFANO DOCG
  2. N. 7.000 bt. di DRUGO Riserva Chianti Classico DOCG
  3. N. 2.000 bt. di Santo Stefano GRAN SELEZIONE DOCG
  4. N. 1.000 bt SEI ROSE Rosato IGT
  5. N. 1.000 bt BIANCO Toscano IGT
  6. N. 500 bt. Vinsanto Stefano DOC
  7. N. 500 bt. Grappa Santo Stefano

Tutti i nostri vini rossi sono a base di Sangiovese con un percentuale minima che va dall’80 al 90%, anche nelle tipologie da invecchiamento Riserva e Gran Selezione, con un tocco di Merlot e di Cabernet Sauvignon. Nei nuovi impianti del 2017-2018 vi è anche un 20% di vigneto Colorino.

Fattoria Santo Stefano

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il Drugo, Riserva di Chianti Classico Docg.

Un vino intenso e piacevole, il suo nome deriva dal greco antico e richiama il condottiero quindi la forza e il coraggio. Il nome Drugo deriva dal greco antico e significa “comandante di un grande reggimento” quindi è sinonimo di persona forte e coraggiosa. Il nome era usato nelle campagne toscane per indicare l’uomo forte e virile, quale il cavaliere solitario. Esprime la potenza e la vigorosa personalità di questo vino, che ha un’ampia struttura e i suoi colori variano dal rosso rubino ai toni purpurei. Il suo profumo è intenso e in bocca meraviglia e sorprende per l’acidità ben bilanciata. Aroma di note speziate. Un vino che non si dimentica.

Anche il nostro Chianti Classico Santo Stefano d’annata è il nostro vino di eccellenza, sempre ottimo in qualsiasi occasione. È un vino di facile beva, fresco e fruttato al tempo stesso potente e leggero riassume nel calice tutta l’essenza di questa terra del Chianti Classico e di questa antica toscanità. Ti invitiamo a provarlo e a gustarlo sia con carne che con pesce per delle cene speciali.

Ti farà fare sempre un’ottima figura!

Scopri i vini di Fattoria Santo Stefano su Wineowine

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Probabilmente ci riteniamo più conservatori rispetto alla produzione dei nostri vini, dato anche dal fatto di voler mantenere alcune tradizioni di coltivazione, come per esempio il nostro sistema di allevamento prescelto è il cordone speronato che privilegia la qualità e la resa media di 65 Ql. ad ettaro, ma nei vecchi impianti rimane ancora l’archetto Toscano invalso nei vigneti della zona e che consente una resa anche maggiore (80%).

Infine, anche nel nostro processo di vinificazione cerchiamo di rispettare il più possibile la semplicità e la genuinità del prodotto privilegiando le fermentazioni naturali con l’utilizzo dei soli zuccheri presenti nelle uve, senza uso di lieviti aggiunti, e lasciando il mosto con  le bucce per non  oltre 10-12 giorni per la fermentazione alcolica a temperatura controllata di 22-24 °C max. quindi, togliamo le bucce e per una nuova pressatura che utilizziamo come seconda scelta più concentrata e ricca di aromi.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Il Santo Stefano Chianti Classico DOCG, un 100% Sangiovese molto tipico e franco, più rispondente al gusto tradizionale di un Chianti fresco e beverino, è morbidamente secco con un buon tenore alcolico e con una giusta acidità totale, si abbina molto bene alle carni rosse ma in generale a tutti i tipi di pietanze della cucina toscana, in particolar modo con le zuppe di stagione come La Ribollita, le zuppe di zucca gialla o di sedano, ma anche con un buon piatto caldo di lampredotto o di trippa alla fiorentina. Perfetto negli antipasti con fettunte di fagioli cannellini, cavolo nero lesso, paté di fegatini di pollo, o crostoni in forno con salsiccia fresca e stracchino.

Le Riserve di Chianti Classico DOCG invece sono caratterizzate da un elevato tenore alcolico (14,00%) e un complesso bouquet di note di spezie e tabacco, qui i vini si presentano ben bilanciati nelle componenti tanniche e sono particolarmente adatti a un lungo invecchiamento in bottiglia. Si consigliano in particolare con la selvaggina, accompagnano egregiamente tutti i nostri ragù di carne di cinghiale, di cervo, di lepre, ma anche con gli arrosti di maiale e coniglio, oltre al perfetto abbinamento con formaggi molto stagionati.

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Citari

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Citari

Crescere rispecchiando e rispettando la qualità del territorio

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Citari nasce dai sentimenti nel 1975. E’ un sogno che attraverso la volontà di Francesco Gettuli, classe 1911, è diventata realtà. Una storia fatta di scelte, di fatica, ideali e passioni che oggi si concretizza nella guida principalmente di Francesco Mascini, il nipote che porta il nome del fondatore, nel quale i valori del passato sono forti e vivi.       

I vigneti sono curati dalle mani dei cantinieri storici della famiglia e si trovano in una terra ricca di storia geologica e umana, caratterizzata dalle stratificazioni argillose del Bacino Morenico del Monte Baldo e l’incontro della sabbia fluviale. Un terra protagonista della Indipendenza italiana con la storica Battaglia di San Martino e Solferino, dove dalla Postazione Casette Citari si dominava – e domina tutt’ora – il Lago di Garda.

Quali sono i vini che producete?

Produciamo vini tipici del territorio appartenenti a 4 importanti denominazioni: Lugana DOC, Riviera del Garda Classico DOC Chiaretto, Riviera del Garda Classico DOC Rosso, San Martino della Battaglia DOC, Benaco Bresciano Bianco IGT.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino che maggiormente ci rappresenta è sicuramente il Lugana Doc “Conchiglia”. Il primo nato, il più venduto e premiato. Rispecchia lo stile e la filosofia aziendale nella sua schiettezza, pulizia ed eleganza.

Un altro vino che parla di noi è il Benaco Bresciano Bianco Igt “Eretico”: diverso di nome e di fatto da tutti gli altri vini, manifesta la nostra anima pioniera.

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Citari

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Nata oltre 40 anni fa dalla spinta ideologica e creativa di Francesco Gettuli, l’azienda è oggi portata avanti dalla famiglia. L’Azienda, in continua evoluzione, ha un obbiettivo molto chiaro: crescere rispecchiando e rispettando la qualità del territorio. Grazie alla meticolosa cura dei vigneti la produzione è salita negli ultimi 10 anni dalle 6 mila bottiglie iniziali alle attuali 400.000.

Nel suo processo di crescita Citari è stata riconosciuta come “Azienda Agricola a Basso Impatto Ambientale”.

Nel processo produttivo dei nostri vini vengono solitamente ricercate qualità strutturali, finezza ed aromi varietali, per cui sono determinanti le fasi e le tempistiche di lavorazione delle uve e di estrazione del succo. La vicinanza della cantina ai vigneti permette una curata e attenta vendemmia, dove i grappoli rimangono per poco tempo schiacciati tra loro, evitando così le formazioni di processi che andrebbero a compromettere la qualità del vino.

Per rafforzare la conservazione dei profumi, con la vendemmia 2017 è stata inserito l’uso del ghiaccio secco, che consente di creare un ambiente inerte, che va ulteriormente a limitare i processi ossidativi e permette successivamente un uso ridotto dei solfiti.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

I nostri vini, freschi, minerali e con una buona struttura, sono facilissimi da abbinare con la cucina mediterranea a base di pesce (di lago e di mare), carni bianche, formaggi, ma sono fantastici da scoprire abbinati alla cucina etnica.

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Calatroni

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Calatroni

Il rapporto con il territorio come senso di rispetto

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’11 novembre 1964 Luigi Calatroni era seduto a un tavolo: di fronte a lui un foglio con il timbro del comune di Montecalvo Versiggia, un documento che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e che aspettava solo una firma… la sua!

Quel foglio era un contratto che attestava il passaggio di proprietà dei terreni della Casa Bella dalla famiglia Vecchietti a Luigi. Fino al 1964, Luigi aveva coltivato quelle vigne di pinot nero da mezzadro, come le quattro generazioni che lo avevano preceduto. Il mezzadro era un viticoltore che pagava l’affitto del terreno con la metà della resa del vigneto (e si sa: per un viticoltore le proprie uve sono come figli).

Dopo anni passati sotto il sole e la pioggia a curare la vigna, dopo la terribile campagna di Russia combattuta durante la Seconda Guerra Mondiale e un avventuroso ritorno in patria con mezzi di fortuna, il Vigiö d’la Cà Bela (cosi lo chiamavano) ce l’aveva fatta: aveva conquistato un lembo di terra in valle Versa e l’avrebbe tramandato con orgoglio alla generazione successiva.

Ma passiamo ai nostri giorni. Quante cose sono cambiate negli anni: i trattori sono macchine quasi perfette, la tecnologia in cantina si è evoluta e il concetto di vino non è più quello di una volta. La qualità si lega alla sostenibilità. E il nostro sguardo volge sempre più verso un vino rispettoso di tutti!

calatroni

Quali sono i vini che producete?

Autoctoni Oltrepò Pavese e Metodo Classico da pinot nero in purezza.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Ad oggi sicuramente il Riesling Renano Campo Dottore che a grande sorpresa e infinita gioia si è aggiudicato il premio Miglior Riesling Renano al Concorso di Naturno.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Interpretiamo il concetto di rapporto con il territorio come senso di rispetto. Rispetto per la terra dove viviamo e che ci dona da vivere. Pur mantenendo pratiche antiche come il sovescio e pur amando i vigneti autoctoni come la croatina, siamo anche consapevoli che l’innovazione sia fondamentale quando porta benefici a tutti: per questo ogni anno cerchiamo di migliorare il nostro impatto sul territorio, rendendo la produzione sempre più sostenibili a livello ambientale ma anche sociale con varie iniziative.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Oltre alla cantina, abbiamo un agriturismo dove proponiamo abbinamento cibo e vino che varia mensilmente e che prevedere ricette a base di ingredienti locali di piccoli produttori.

Visto il periodo, suggeriamo Riesling Renano abbinato a un buon risotto con Carnaroli della Lomellina e Zucca Berrettina (D.E.CO e arca del gusto slow food).

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Tenuta San Leonardo

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Le interviste di Wineowine

Tenuta San Leonardo

Artigiani del vino che preservano la tradizione

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La nostra cantina affonda le radici molto lontano. La tenuta era un monastero che dal 1215 fino alla fine del 1600 è stato gestito dai frati e già allora si produceva il vino. La mia famiglia ha inziato a gestire questo luogo nei primi anni del 1700 divenendone infine proprietaria alla fine del secolo.

Sono ormai 300 anni che portiamo avanti questa tradizione con grande passione sentendoci custodi di una storia magnifica.

Quali sono i vini che producete?

Solo vitigni a bacca rossa sono presenti tra le antiche mura dell’azienda e dalle loro uve nascono quattro vini: San Leonardo, Carmenère, Villa Gresti e Terre di San Leonardo. Ai vini bianchi Riesling e Vette di San Leonardo, sono invece destinati dieci ettari di vigna situati nel nord del Trentino, in Val di Cembra, dove terreni e clima assicurano alle uve bianche freschezza e mineralità.

Le fermentazioni dei vini si svolgono nell’antica cantina dedicata, per i rossi avvengono spontaneamente nelle vasche in cemento, senza l’ausilio di tecnologia o di lieviti selezionati. Durante i 15-18 giorni in media di durata del processo di vinificazione sono eseguiti numerosi rimontaggi e délestages. A fermentazione conclusa le vinacce sono pressate dolcemente sotto l’attenta supervisione degli esperti cantinieri della tenuta.

San Leonardo, 60% Cabernet Sauvignon, 30% Carmenère e 10% Merlot

La vendemmia per il San Leonardo inizia solitamente a metà settembre con il Merlot e poi si protrae in ottobre anche avanzato per il Cabernet Sauvignon e il Carmenère.
Ciò che distingue il vino simbolo della tenuta e gli dona una sua unicità immediatamente percepibile è il suo terroir, la calda nordicità della terra in cui nasce che non lascia margini a eccessi di opulenza o a tenori alcolici fuori misura ma dona un naturale equilibrio. Freschezza ed eleganza dopo qualche anno di affinamento in bottiglia sono i suoi dati distintivi, che si rivelano fin dai profumi ma senza esplosioni dirompenti, in un crescendo lento ed affascinante.

Le lunghe fermentazioni spontanee consentono l’estrazione dei tannini nobili, mentre la maturazione è affidata ad una tempistica messa a punto negli anni che prevede una sosta di 24 mesi in barriques di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio cui segue l’assemblaggio dei vini base e infine un affinamento in bottiglia di minimo 24 mesi.

Carmenère, 100% Carmenère

La vinificazione avviene in vasche di cemento da 50 a 80 ettolitri dove il Carmenère matura poi per i primi mesi della sua vita. Seguono poi due anni in barrique di primo, secondo e terzo passaggio. Sono necessari almeno due anni di affinamento in bottiglia per permettere a questo vino di esprimere il suo carattere e il fascino della sua complessità.

Villa Gresti, 90% Merlot, 10% Carmenère

È un vino avvolgente ed equilibrato, vellutato e carezzevole, con un finale deciso dalla netta ricchezza gustativa. La vendemmia per il Villa Gresti ha inizio solitamente a metà settembre e una volta conclusa la fase di vinificazione matura per circa 12 mesi in barriques nuove, per poi affinare in bottiglia almeno 12 mesi prima di lasciare le cantine della tenuta.

Terre di San Leonardo, 50% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 10% Carmenère

Le sue uve provengono dalle vigne più giovani della proprietà, questo determina una più leggera struttura, una bella bevibilità e una piacevolezza, tutto sempre sul filo dell’eleganza. Rotondità ed armonia sono poi assicurate da sei mesi di affinamento in bottiglia prima dell’immissione al consumo.

Riesling. 100% Riesling

Ultimo nato ma con una lunga storia alle spalle che lo ha visto presente in tenuta già oltre due secoli fa, quando il suo nettare era destinato alle tavole dell’aristocrazia austriaca.
Le uve provengono da alcuni vigneti situati in alta Valle di Cembra, ad un’altitudine considerevole – circa 700 metri s.l.m. – e il terreno franco-sabbioso di origine porfirica conferisce al vino le tipiche caratteristiche di eleganza e struttura.

Vette di San Leonardo, 100% Sauvignon Blanc

Si distingue per la freschezza dei profumi floreali, la tessitura elegante della struttura e la complessa mineralità. Il suo nome vuole proprio sottolineare questa identità tutta trentina, mentre sul piano qualitativo la personale selezione delle uve fatta dai Marchesi Guerrieri Gonzaga presso i viticoltori della Val di Cembra è un sicuro suggello di garanzia.

Le Grappe di San Leonardo

A San Leonardo sono prodotte due grappe: bianca e stravecchia, ottenute entrambe dalle vinacce torchiate in modo soffice all’indomani della svinatura. La distillazione avviene a vapore diretto usando un alambicco artigianale, il più antico e tradizionale metodo di lavorazione che garantisce al prodotto finale gentilezza, austerità ed eleganza. A distillazione terminata la Grappa Bianca viene imbottigliata immediatamente per mantenere freschezza ed essenzialità̀; la Grappa Stravecchia trascorre invece cinque anni in barriques precedentemente utilizzate per l’affinamento del San Leonardo in modo da acquisire un colore dalle tonalità ambrate, spessore e velluto al gusto.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino che maggiormente ci rappresenta è sicuramente il San Leonardo.

Era il 1982 quando il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga mise a punto un’innovativa tecnica di vinificazione dando vita a quello che sarebbe diventato uno dei più grandi tagli bordolesi italiani. Mentre i classici uvaggi suggerivano di far fermentare nello stesso momento uve di varietà diverse e provenienti da campi differenti, il Marchese decise di far fermentare ogni varietà ed ogni campo singolarmente per mantenerne inalterato il carattere. I vini vennero, inoltre, per la prima volta “affinati” nelle barriques di rovere francese per 24 mesi e assemblati solo prima dell’imbottigliamento.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

A San Leonardo siamo degli artigiani del vino, abbiamo sempre rispettato il nostro Terroir guardando alla tradizione con grande attenzione cercando di preservare la nostra identità ma mai chiudendo gli occhi verso il futuro e le innovazioni. Per i nostri vini rossi non sono mai state necessarie grandi tecnologie ed ancora oggi la cantina è identica a quella che era negli anni 40 dello scorso secolo. Per i vini bianchi invece abbiamo adottato tecniche più innovative per creare vini che preservassero il corredo dei profumi e mantenessero la freschezza e mineralità.

Quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Amiamo la cucina mediterranea che sposa perfettamente i suoi sapori ai nostri vini.

Una ricetta del cuore è la parmigiana con le melanzane dell’orto di San Leonardo che funziona sempre magnificamente con i nostri vini!

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La Molara

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La Molara

Una passione divenuta lavoro

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Titolare, assieme ai suoi Familiari, dell’ Azienda Agricola La Molara è Riccardo Morelli, Napoletano di Posillipo, Avvocato per studi, brillante imprenditore all’ interno del Porto di Napoli per trentadue anni, e adesso, nella seconda vita lavorativa,  produttore di vini a Luogosano, nel cuore della verde Irpinia . Già dai tempi della Università, fatta a Siena, alternava Aule e Circolo Giuridico di giorno, all’Enoteca Italica Permanente di sera. Appassionato da sempre, Sommelier AIS da oltre trent’anni, ha trasformato la sua passione in lavoro.

Quali sono i vini che producete?

L’ offerta dei nostri prodotti, tutti curatissimi, è vasta e tale da offrire un vino per ogni occasione. Si parte con un IRPINIA Fiano Spumante Brut DOC Millesimato, e con un VS Brut Rosato Millesimato da uve Aglianico. Alle due DOCG bianche della Campania, il Greco di Tufo ed il Fiano di Avellino, si aggiunge poi una SANNIO DOC Falanghina. Un Irpinia DOC Rosato completa la gamma di bianchi e rosati.

I vini rossi, da sempre fiore all’ occhiello dell’Azienda, e prodotti, come del resto i due rosati, con il 100% di uve Aglianico, comprendono un IRPINIA DOC Campi Taurasini, e due SANTA VARA TAURASI, un DOCG ed un DOCG Riserva .

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Come in tutte le migliori famiglie, l’ultimo nato è sempre il più amato! Il nostro IRPINIA DOC Aglianico Passito ha completato la nostra gamma con un vino sia da fine pasto, in abbinamento a formaggi o dolce, sia, perché no, “da meditazione”.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Tradizione senz’altro per la maniacale ricerca della qualità, ovviamente a partire dalla Vigna, innovazione riferita alla aggiornata disponibilità di dotazioni tecniche, al packaging accattivante ed all’utilizzo di tutti i social Media.

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