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Conti di San Bonifacio

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Conti di San Bonifacio

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Siamo sempre più affascinati nel vedere cosa le cantine al di fuori del Bel Paese riescano a fare nel creare vini pieni di carattere. Cerchiamo sempre di rimanere umili, poiché non si smette mai di imparare dal prossimo.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La Contessa Sarah si è innamorata della produzione di vino allo stesso modo di come si è innamorata dell’Italia. Il progetto ebbe inizio come una ricerca di un nuovo equilibrio nella vita frenetica della City Britannica mentre lavorava per la grande banca d’affari Goldman Sachs intorno alla fine degli anni ’90. Suo marito, Conte Manfredo, portò la Contessa in Toscana, ritrovando lì un paradiso terreno. Son dovuti passare 10 anni ancora e molto altro duro lavoro in Città prima di trovare il coraggio di lasciare il proprio lavoro e dedicare tutta sé stessa nel progettare, creare e mettere in piedi quello che oggi è la tenuta di Conti di San Bonifacio. Lavorare in mezzo alla natura, dare spazio a vitigni e uliveti completamente biologici, la Contessa ha raggiunto lo scopo di allineare passione e obiettivi.

Sorprendentemente, possedere una Cantina e un Wine Retreat non è come avere un unico lavoro, bensì sono una moltitudine di lavori che si intrecciano tra loro. Ogni giorno della settimana è differente. Ci si può ritrovare immersi nelle vigne e nella cantina, ci si può ritrovare a lavorare in stretto contatto con l’enologo oppure ritrovarsi in ufficio per lavori tra scartoffie e marketing, tutto è un ingranaggio a se stante che va oliato bene in ogni momento. La Contessa ama il contrasto e la libertà di scegliere con chi lavorare. Vi è un team fantastico di persone che lavora al CDSB e tutte queste persone sono un grande ispirazione giorno dopo giorno per il grande lavoro che portano avanti.

Quali sono i vini che producete?

Nel nostro Wine & Wellness resort produciamo e commercializziamo 7 tipologie di vino di alta qualità:

  • Monteregio di Massa Marittima DOC Riserva (Sangiovese 85% Syrah 10% Cabernet Franc 5%)
  • Docet IGT Toscana (Cabernet Franc 50% Cabernet Sauvignon 50%)
  • Sustinet IGT Toscana (Syrah 100%)
  • Prosecco Valdobbiadene Treviso DOC (100% Glera)
  • Pinot Grigio DOC delle Venezie (90% Pinot Grigio, 10% Trebbianello)
  • Toscana Rosato IGT (Syrah 50%, Sangiovese 40%, Cabernet Franc 5%, Cabernet Sauvignon 5%)
  • Sangiovese Toscana IGT (100% Sangiovese)

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Completamente sostenibile, etica e dinamica è la passione che cresce i noi ogni giorno di più nel lavorare e nel prendersi cura di queste terre e nel produrre vini di qualità sempre più alta.

Quando abbiamo vinto la Medaglia d’oro nel 2008 per il nostro amato Sustinet I.G.T. , che è riuscito a posizionarsi come secondo miglior Syrah al Mondo, il nostro olistico e disciplinato approccio è riuscito a captare l’essenza del territorio toscano che è da considerare pura magia. Siamo orgogliosi di produrre un vino di questa portata. 

È una chiarissima rappresentazione di quello che siamo e portiamo avanti: la qualità, la diligenza, l’orgoglio, la genuinità, la leggerezza e allo stesso tempo il carattere forte e deciso sono elementi importanti che contraddistinguono il frutto dei nostri sforzi in questo meraviglioso Syrah, come anche il nostro Team.

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Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Abbiamo appreso tanta ispirazione dalle cantine biologiche ed ecosostenibili che si trovano in giro per il mondo. Siamo sempre più affascinati nel vedere cosa le cantine al di fuori del bel paese riescano a fare nel creare vini pieni di carattere. Cerchiamo sempre di rimanere umili, poiché non si smette mai di imparare dal prossimo. 

Siamo molto ambientalisti sotto tanti punti di vista. Tutto ciò che facciamo si riversa sempre nella stessa filosofia, dai nostri uliveti e all’olio extra vergine d’oliva al nostro Giardino Biologico che mantiene il nostro Ristorante Maremmana all’interno della proprietà. E alle sue radici, la produzione di ottimi vini biologici è il “prendersi cura” di queste lande per le generazioni future. 

Un progetto che ci rende orgogliosi e fieri è anche il Food Forest Project, progetto in fase di crescita attraverso un gruppo ispirato e sensazionale di donne.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Docet: Degno di nota, questa bottiglia di vino è perfetta per un cena in compagnia e da condividere con amici. Si presta ottimamente con piatti tipici italiani come possono esserlo l’Ossobuco, una Fiorentina alla griglia o del cinghiale selvatico toscano. Si accoppia alla perfezione anche con piatti tipici della cucina Veneta come baccalà, merluzzo, oltre ad altri insiemi di pesci e polpi serviti in tutto il Veneto. I suoi duraturi elementi terrosi e minerali si uniscono in un connubio perfetto con un risotto ai funghi porcini o con qualsiasi fungo stagionale. Apprezzate le evidenti sfumature di cioccolato vellutato si sposa ottimamente anche con dessert come budino o con del semplice cioccolato.

 

Sustinet: questo meraviglioso Super Toscano merita un orgoglioso podio al tuo prossimo evento. Inizierai a trovare una qualsiasi scusa pur di riuscire a bere un bicchiere di Sustinet I.G.T., che sia una grigliata domenicale o davanti ad un piatto di tagliatelle al Ragù toscano. L’elegante espressione europea di spezie in questo Syrah funziona a meraviglia con tutte le tipologie di carne rossa e con tutte le loro salse e guarnizioni. Adoriamo, ad esempio, accoppiare queste sfumature nocciola ad un sugo alle noci.

 

Monteregio: Autoctono della Maremma, la presenza equilibrata dei tannini lo rendono un ottimo compagno per una degustazione di salumi o di formaggi prettamente duri. E, senza allontanarsi dalla cultura Toscana, si abbina al gusto deciso e particolare della Trippa alla fiorentina, sposandosi con il pomodoro e il grana padano che differiscono questo piatto da altre ricette nazionali tipiche.

 

Sangiovese: Fruttato, floreale, speziato: sposalizio magnifico per dei piatti a base di selvaggina come coniglio o ancora cinghiale, ma perfettamente adattabile a carne bianca con ricette anche elaborate come la Faraona alla salvia o cosce d’oca in agrodolce.

 

Rosè: Attraverso i sentori di frutta fresca, rosa e pesca gialla trova il suo posto in pietanze come pesce fresco o frutti di mare, esaltandone il sapore. Un cous cous di pesce è l’ideale per assaporare al meglio questa delicatezza, che ripulisce la bocca e da un tocco di freschezza al palato, smorzando il sapore del palato. Il Rosato di casa San Bonifacio è un must-have per un aperitivo top e di classe.

 

Pinot Grigio: Accoppiata perfetta con un piatto di pesce light, pollo grigliato, risotto e crostacei. Frutti di mare e crostacei guadagnano un gusto sopraffine se correlati ad un vino equivalentemente delicato e fresco. Perfetto per un eccellente aperitivo.

 

Prosecco: Tutti sappiamo che è il partner perfetto per i nostri aperitivi. Equilibra gli alimenti salati o affumicati attraverso il suo mix di note fruttate e agrumate. Comunque, il Prosecco di Conti di San Bonifacio può essere sfruttato al meglio accompagnando un piatto di pesce o di frutti di mare come anche piatti ricchi di burro, crema o salsa di frutta secca. Seguite l’esempio dei piatti tipici del Valdobbiadene accoppiando il prosecco a pietanze con funghi, castagne, polenta o ancora carne di coniglio o anatra. E per una prospettiva più internazionale è ottimo con piatti della cucina Asiatica dove il vino elegantemente smorza il dolce/salato tipico.

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Carpante

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Spirito artigianale, caratterizzazione dell’identità di ogni vitigno lavorato in purezza, esaltazione del territorio, sono i punti fondamentali che ci caratterizzano, il tutto in continua elaborazione con uno sguardo al futuro.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La cantina nasce nel 2003 grazie all’impegno di Giorgio, nostro padre. L’amore per il suo territorio si identifica anche nella scelta del marchio aziendale, l’antico stemma del nostro comune. Giorgio col tempo è stato capace di trasmettere a suoi figli l’amore e la passione per la coltivazione della vite. Oggi, nel solco delle sue idee e del suo duro lavoro, continuiamo la valorizzazione dei nostri vitigni autoctoni.

Quali sono i vini che producete?

Le nostre produzioni sono quelle tipiche della tradizione enologica della Sardegna. Vinifichiamo in purezza le nostre uve che concorrono alla produzione del Cannonau di Sardegna DOC e del Carignano del Sulcis DOC. Entrambi provengono da uve a bacca rossa e vinificati in acciaio non sono soggetti ad alcun passaggio in legno. Relativamente alle uve a bacca bianca produciamo due referenze di Vermentino DOC Sardegna, il Frinas ed il Longhera, che differiscono per la pedologia in cui sono impiantati i vigneti. La tecnica di produzione, estremamente semplice, prevede la vinificazione in bianco in contenitori in acciaio.

Di minor diffusione in Sardegna ma caratterizzante il nostro areale è la coltivazione del Cagnulari, una varietà a bacca rossa, da cui otteniamo tre vini, di cui uno in purezza, che viene vinificato in acciaio, ed altri due in uvaggio con altre tradizionali varietà della Sardegna, che evolvono in legno.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Senza ombra di dubbio il Cagnulari, perché è il vitigno che caratterizza il nostro territorio.

È inoltre un vitigno con grandi potenzialità enologiche che permette l’ottenimento di vini strutturati, caldi e caratterizzati da un sentore di macchia mediterranea che in particolari annate evolve in sentori che richiamano le spezie.

Scopri i vini di Carpante su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Se parliamo di “novità enologiche”, di mode da rincorrere, allora siamo decisamente “conservatori”. I nostri vini sono fatti nel solco delle nostre tradizioni e dei nostri climi, che sono caldi ed asciutti e che ci portano ad avere vini strutturati, moderatamente alcolici ma equilibrati. 

Se parliamo di gestione del vigneto siamo invece “innovatori”, sia per necessità, ovvero mettere in campo tutte quelle tecniche che servono per contrastare i cambiamenti climatici in atto, sia per scelta, dove siamo sempre attenti ad una gestione sostenibile dei suoli e rispettosa dell’ambiente, pur non ricorrendo alcuna specifica certificazione in materia.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Con i rossi sono le ricette della tradizione sarda quelle che meglio incontrano i nostri prodotti, dalle carni stufate a quelle arrosto, non dimenticando i formaggi, dagli stagionati agli erborinati.

I vini bianchi accompagnano bene i piatti a base di frutti di mare e le grigliate di pesci.

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Al Contadin

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In tutto (il nostro lavoro, n.d.r.) questo puntiamo sulla biodiversità, praticamente ogni vino nasce da uve coltivate in diversi appezzamenti di terreno perché abbiamo imparato che il territorio fa la maggior parte di un vino.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La cantina nasce negli anni ’70 da una piccola produzione familiare a quella degli amanti del buon vino, pertanto la nostra produzione è incentrata sul coccolare le nostre vigne, concimazione organica dei vigneti anche utilizzando le vinacce e la feccia del vino, rispettando tempi di crescita, tempi di maturazione delle uve, raccolta manuale delle stesse, vinificazione e affinamento in botti di cemento come si tramanda di padre in figlio con un occhio alle moderne tecniche enologiche.

Il nostro motto è “il vino si fa in campo” perché il consumatore finale deve sentire la passione che mettiamo per fare il nostro lavoro di vignaioli.

Quali sono i vini che producete?

I vini rossi che produciamo “in purezza” sono Cabernet Franc, Merlot e Refosco dal Peduncolo Rosso, quest’ultimo non tipico della zona Colli Euganei. Ognuno di questi vino nasce da uve coltivate a sylvoz e guyot doppio capovolto, raccolta manuale delle uve per selezionare la migliore, bassa resa per ettaro per esaltare la tipicità dell’uva nata su terra vulcanica.

I vini bianchi che produciamo sono Fior d’Arancio Colli Euganei che nasce da uva di Moscato Giallo in purezze, Prosecco Doc da uve Glera vinificate in purezza, Tai, Sauvignon Blanc e Marzemina Bianca, anche queste uve coltivate a sylvoz e guyot doppio capovolto, raccolta manuale delle uve, bassa resa per ettaro per esaltare la sapidità e freschezza data dalla terra vulcanica.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Per la nostra azienda tutti i vini che facciamo sono frutto di passione e tradizione, tanto che uno di questi sta diventando per la nostra azienda una sfida perché è una piccola rarità che sta scomparendo.

Vinifichiamo in purezza la Marzemina Bianca, antico vitigno del quale abbiamo cenni storici fin dal XVII secolo.

Scopri i vini di Al Contadin su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Il rapporto tra tradizione e ricerca della novità, per la nostra azienda, ha un valore importante.

I nostri vini rossi e bianchi presentano una sapidità e freschezza dati proprio dal territorio di produzione, tanto che un vitigno non tipico della zona come il Refosco dal Peduncolo Rosso ne è la prova: rispetto alla regione di provenienza, il Friuli-Venezia Giulia, ha solo mantenuto la freschezza aumentando la sapidità e la tannicità morbida.

In tutto questo puntiamo sulla biodiversità, praticamente ogni vino nasce da uve coltivate in diversi appezzamenti di terreno perché abbiamo imparato che il territorio fa la maggior parte di un vino.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Un abbinamento strano che di solito proponiamo ai nostri clienti è cioccolato extrafondente e Fior d’Arancio Colli Euganei DOCG Spumante Dolce

Di solito, infatti, questo vino viene abbinato al dolce o biscotti. È un prosecco dal profumo intenso che ricorda gli agrumi, l’albicocca, il fiore del glicine e i fiori bianchi in genere, da servire fresco ma non freschissimo, per un dessert o una dolce pausa in compagnia.

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Kurtin

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Spirito artigianale, caratterizzazione dell’identità di ogni vitigno lavorato in purezza, esaltazione del territorio, sono i punti fondamentali che ci caratterizzano, il tutto in continua elaborazione con uno sguardo al futuro.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La storia della cantina nasce nel 1906 quando la famiglia Kurtin decide di stanziarsi a Cormons, e fonda l’azienda agricola che oltre al vigneto contava anche seminativi e bestiame (infatti il nostro magazzino di stoccaggio è stato ricavato dalle vecchie stalle che si trovavano semi interrate rispetto al resto dell’azienda e consente di avere una temperatura controllata naturalmente tutto l’anno). Dagli anni 70 hanno abbandonato le altre colture e convertito tutta l’azienda per la produzione di uva da vino, e già da fine anni 80 sono stati tra i primi ad imbottigliare ed esportare i vini in Germania. Da sempre la cura del vigneto e la produzione di vini di qualità hanno contraddistinto la produzione della cantina Kurtin.

Negli ultimi anni, a seguito di un cambio di proprietà, a fianco di Alessio Kurtin si è unito un imprenditore, Ulisse Bellesso, che si è innamorato del luogo e della cantina dando un nuovo slancio all’azienda, pur mantenendo come punto fondamentale la produzione di vino di qualità.

Quindi spirito artigianale, caratterizzazione dell’identità di ogni vitigno lavorato in purezza, esaltazione del territorio, sono i punti fondamentali che ci caratterizzano, il tutto in continua elaborazione con uno sguardo al futuro.

Quali sono i vini che producete?

Attualmente abbiamo due linee di produzione: linea Kurtin per i vini Collio DOC e Riserve (uve da vigneti in collina e piante vecchie), mentre la linea Alkur racchiude i vini di pronta beva Friuli DOC e Venezia Giulia IGP (nuovi impianti in pianura)

Le varietà che produciamo sono: Ribolla Gialla, Friulano, Sauvignon, Pinot grigio, Chardonnay, Pinot Bianco, Malvasia, Traminer, Merlot e Cabernet Franc

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il nostro cavallo di battaglia è il Friulano (ex Tocai), è il vitigno che più ci rappresenta e in cui si sentono le grandissime potenzialità di questo territorio.

È il vino che identifica il Friuli Venezia Giulia e che ogni friulano ti offre per un “taglio” in osteria o con la merenda sotto la “frasca”.

Scopri i vini di Cantina Mazzola su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Noi ci sentiamo più innovatori, in quanto crediamo molto nella Ribolla Gialla Spumante che è un prodotto nuovo nel panorama enologico friulano. Allo stesso tempo bisogna sempre guardare alla tradizione che nella nostra zona, il Collio, vuol dire ottima qualità dei vini partendo da basse produzioni in vigneto e artigianalità in cantina.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

L’abbinamento con i nostri vini è molteplice, si possono abbinare piatti tipici friulani come il Frico con i vini rossi o con i bianchi più strutturati.

La Risposta 110 Ribolla Gialla Spumante si sposa molto bene con il fritto di pesce, la Ribolla Gialla può essere bevuta da aperitivo o con una orata/branzino al forno, il Friulano può accompagnare una bel primo di pesce oppure una pasta al pesto, il Sauvignon è perfetto con gli asparagi e la verdura di stagione primaverile.  

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Cantina Mazzola

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Ricordo ancora la prima volta che ho fatto il vino e l’enologo mi ha chiesto al momento della vendemmia: “Allora Manuel, che vino vuoi fare?” (Ride) Io gli ho risposto: “Come? Posso decidere io?” Non lo sapevo ancora, sembra quasi una domanda stupida quella che feci: l’ho scoperto negli anni, ma la mia risposta è stata soprattutto di adesione totale al territorio.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

Volevo fare il venditore, però il punto è creare, non vendere. Sono figlio di imprenditori e questa è stata la mia storia per un certo tempo. Ho studiato ragioneria, mio fratello ha fatto il geometra e io mi son dedicato all’economia e da lì alla borsa. Sono diventato un trader professionista ed ero uno dei migliori in Italia in un ambiente dove uno su mille ce la fa. La borsa ti obbliga a conoscere te stesso.

Ho imparato ad analizzare tutto sotto un occhio cinico e attento, me stesso e gli altri. Eliminare gradualmente le emozioni e ragionare come un computer per poter sbancare. La paura ti frena, ti impedisce di fare il tuo lavoro? Ne cerchi la causa e la elimini. L’euforia ti ha fatto sbagliare? Ne cerchi la causa e la elimini. È un fatto mentale, di preparazione, ho imparato tutto per essere tra i migliori. Avevo imparato tutto, ma mi dava una noia mortale.

Questa spinta imprenditoriale trascinava la mia vita in avanti. Si lavora perché si deve, per portare a casa la pagnotta. Ma era inevitabile farsi certe domande e mi chiedevo soprattutto: ma quando avrò sessant’anni sarò ancora qui a fare queste cosa perché si deve? La noia era insopprimibile. Era una noia che scaturiva soprattutto dalla limitatezza del mondo in cui ero invischiato.  

Ci sono rimasto di sasso quando ad un certo punto mi sono reso conto di quanto fosse vasto il mondo del vino. Sentire certe cose, le infinite possibilità di trasformazione… Il fatto che sotto la mano dell’uomo la natura rispondesse in modi inaspettati e magnifici. Questo è ciò che mi ha affascinato del mondo del vino: soprattutto l’ampiezza del suo panorama, l’impossibilità di raggiungere un confine e il perpetuarsi infinito della natura che risponde alle tue azioni, rinnovandosi.

La natura poi mi aveva sempre attirato, non so perché, ma andavo sempre a pescare. Immagino fosse innanzitutto per sfuggire a quel mondo di trading. Ma la diversità sta soprattutto nella creazione. Fare il venditore significa comprare una cosa a 10 e rivenderla a 11. Uno scambio, nulla di creato. La vigna è tutt’altra cosa.

Ricordo ancora la prima volta che ho fatto il vino e l’enologo mi ha chiesto al momento della vendemmia: “Allora Manuel, che vino vuoi fare?”  (Ride) Io gli ho risposto: “Come? Posso decidere io?” Non lo sapevo ancora, sembra quasi una domanda stupida quella che feci: l’ho scoperto negli anni, ma la mia risposta è stata soprattutto di adesione totale al territorio.  

Non vi ho fatto una premessa importante: io sono di Bergamo, ma sono stato spesso nelle Marche in gioventù perché mio padre aveva acquistato una casa per le vacanze qua a Senigallia, in collina. Ad un certo punto mi sono reso conto di una cosa: che questo era il solo posto dove mi sentissi a casa, quel luogo da cui se vai via ad un certo punto ne senti una mancanza quasi viscerale. Ti stufa tutto il resto ad un certo punto, vuoi tornare solo lì.

È lì che è scattata la passione: mi sentivo a casa in quel luogo, con un mondo nuovo e sconfinato davanti a me.  Già dal 97’ vendemmiavamo quasi per gioco ed ero contento in una semplice fuga dal mio mondo. Avevamo un ettaro scarso di vigneti e cinquanta ulivi da cui facevamo anche l’olio. Sempre per gioco ho inviato ad un certo punto dell’olio per un concorso. Ho vinto il primo premio!

Lì ho capito che avevo anche il territorio oltre che il mio desiderio.  Dal 2010 ho fatto il cambio vita e son partito a razzo. Già nel 2012 avevo tre ettari di vigne e circa diecimila ulivi. Che vini volevo fare? Semplicemente quelli che la mia terra poteva darmi e anche più di questo. L’ho scoperto negli anni, sgobbando e imparando.

L’imprenditoria di fondo mi è rimasta. Innanzitutto ho acquistato i macchinari che mi servivano per soppiantare la chimica. Una delle prime cose che ho scoperto è che il settore agricolo è quello più inquinante al mondo. Ci sono rimasto male: i primi che curano il territorio sono i primi che ne inquinano le fondamenta. Mi sono ribellato, non volevo essere tra quelli. Ho sperimentato e mi sono diretto tutto sul biologico e il sostenibile. Un’azienda green. Mi sono messo anche a fare vini naturali. Non per moda, la combatto sempre. Ho scoperto che potevo usare quello che avevo già in vigna, i lieviti indigeni, per fare sentire le conseguenze di un’annata e di un territorio. Insieme a questo un lavoro duro in vigna, un lavoro pulito in cantina e moderne tecnologie per estrarre gli aromi del territorio.

In pochissimi anni son passato dal produrre un vino da tavola all’alta qualità. Come ho fatto? In parte è l’insegnamento del trading: conoscere sé stessi per vendere, governare le proprie emozioni. Così ho analizzato di nuovo me stesso e questo mondo che mi si presentava, ma questa volta ho messo in gioco soprattutto me stesso. La storia dei miei vini è anche la storia della mia vita in questo senso. E non ero solo, avevo Ilka, mia moglie e il mio territorio.

Ho scelto di coltivare i vitigni del mio territorio e non piantarne altri più internazionali come ad esempio lo Chardonnay. Qui coltivo soprattutto Lacrima e Verdicchio: si possono fare grandissimi vini con questi vitigni e penso che ancora non abbiano ricevuto giustizia in questo senso.

Come è scattata la passione? Dal territorio. Qui mi sento a casa. La mia storia posso raccontarla tutta tramite il mio vino. Quello che più mi rappresenta? Il Colfondo, perché ha bisogno di star lì e sgobbare e non demordere per tirare fuori il meglio. Direi che il Colfondo è la sintesi della mia storia.

Quali sono i vini che producete?

Noi coltiviamo i principali vitigni della zona: Verdicchio, Lacrima di Morro d’Alba, Montepulciano e Sangiovese. Il verdicchio è un vitigno molto interessante perché è molto acido e longevo nel tempo per cui si possono creare vini molto diversi tra loro ed interessanti semplicemente attraverso il nostro lavoro. Il vigneto è lo stesso per tutti i miei verdicchi, ma ne traggo fuori diverse interpretazioni. Tutti diversi uno dall’altro.

Noi abbiano deciso di creare un Metodo Ancestrale in maniera diversa, nel senso che la gran parte degli ancestrali hanno un affinamento molto veloce, da bere giovane e via. Quando abbiamo creato il Colfondo l’ho pensato come un grande Metodo Classico che con la presenza dei lieviti in bottiglia è capace di evolvere in continuazione e per tanto tempo. È molto interessante e piacevole giocare con questo vino e provare a degustarlo in momenti diversi, perché la presenza dei lieviti contribuiscono a far evolvere continuamente il vino, sia in bottiglia che nel bicchiere.

Sempre con il verdicchio abbiamo creato il Glarus, un vino del mare, l’azienda si trova a 1000 metri dal mare e l’influenza della brezza marina porta le nostre uve ad avere note salmastre, per cui abbiamo deciso di cercare di trasmettere il più possibile il sapore del mare. Sempre con uve verdicchio produciamo il Fontenuovo, cioè un vino da lungo invecchiamento e una incredibile potenza con forti note terziarie, è perfetto da abbinare sia al pesce, ma piatti con pasta al tartufo.

Con la Lacrima produciamo il Sangvineto dove per scelta andiamo ad un affinamento oltre il disciplinare. La moda o l’ideologia per cui la Lacrima sia un vino da bere d’annata, profumato e basta non l’ho mai capita. Abbiamo fatto la scelta di creare un vino importante, dove si ricercano note terziarie, una spaziatura accentuata che la Lacrima sviluppa naturalmente dopo il terzo anno.

Da ultimo, produciamo il Bandita, un vino della tradizione marchigiana che si sta dimenticando. Infatti, il contadino di questa zona produceva tradizionalmente un unico vino con l’assemblaggio di Lacrima, Sangiovese e Montepulciano. Prima producevamo il Rosso Piceno, ma un po’ mi infastidiva il fatto che la DOC fosse così estesa. Le Marche sono un territorio variegato, diversissimo al suo interno. Questa è la zona da Lacrima. Per cui abbiamo deciso di renderla protagonista di questo blend e abbiamo fatto la pazzia di trasformare una DOC in IGT. In cuor mio sogno di fare solo vino da tavola, neanche l’IGT!

Facciamo anche il Vio che è il tradizionale vino e visciole marchigiano, solo che usiamo la base del Sangvineto per farlo, mentre di solito si usano gli scarti. Poi produciamo anche olio di altissima qualità, infatti, i nostri oli sono stati premiati con 3 foglie del Gambero Rosso oltre ad essere stati nominati migliori oli delle Marche più volte. 

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il Colfondo, come storia personale, è la sintesi del mio lavoro, come vi ho già detto. L’artista che ne ha disegnato l’etichetta insieme al nuovo logo della cantina ha fatto il disegno basandosi sulla storia personale che gli ho raccontato. Il logo è un cerchio imperfetto tracciato da un uomo che desidera fare dei vini perfetti. È anche l’armonia che si cerca di raggiungere con la natura. È un cerchio imperfetto, perché si sgobba tanto per raggiungere gli obbiettivi che ci si è prefissati. È uno spumante e l’ideale è che stia lì per anni, virtualmente senza limiti di tempo. Una volta che si tolgono i lieviti si castra il vino e ci vuole tempo in bottiglia perché si riprenda ed è così che nasce il Metodo Classico. Io ho deciso di fare l’Ancestrale per lasciare le radici di questo territorio nella bottiglia: i lieviti che si sono formati in vigna e che continuano a lavorare e affinare il vino.

Poi c’è il Sangvineto ed è in un certo senso il mio primogenito, ne sono molto orgoglioso. Nasce nel 2014 e vuole sconfiggere la moda per fare un vino da invecchiamento, come ho già detto. Facciamo invecchiare oltre ai tempi istituiti dalla DOC. Il territorio dà potenza e struttura. È stato un fregarsene delle mode per entrare nel territorio. Non mi importano le mode del momento. Il 2014 è stato giudicato anche il miglior vino delle Marche dopo qualche anno. Per anni sono stato denigrato, mi dicevano che non sapevo fare la Lacrima, ma io ho continuato a fare la Lacrima sempre nello stesso modo, non ho cambiato nulla. Adesso si attaccano al tram e dicono che la lacrima è da affinamento. Da qualche mese… Lo cominciano a dire i grandi che prima mi pigliavano in giro.

Il GlaRus è un rendersi conto che come per il Sangvineto il mio verdicchio non può essere né Matelica né Jesi, deve essere qualcos’altro. È nato dopo che ho letto un articolo di due enologi che si confrontavano, uno di Jesi e uno di Matelica. La discussione era sul verdicchio marino e suonava più o meno così: Jesi dicevano il marittimo è nostro perché noi siamo più vicini al mare. Matelica diceva che la brezza li sorvola e sbatteva sulle montagne, per cui gli aromi erano tutti da loro.

Io sono a un chilometro dal mare e li frego tutti. Tutti i nostri vini sono particolarmente sapidi, più morbidi perché l’acidità spicca di meno. Sono un connubio di mare e di terra.  Il nome del vino? GlaRus significa gabbiano in bulgaro. Il gabbiano è un ricordo d’infanzia, sempre presente. Chiamarlo gabbiano mi sembrava un po’ brutto e la Ilka è bulgara, per cui mi ha suggerito il nome.

Da qui nasce l’acquisto del Gaminede che è un estrattore di aromi. Così riusciamo a far risaltare tutte le sfumature del territorio. Mi ha aiutato molto anche con la Lacrima e col Fontenuovo.  Il Fontenuovo è un vino da meditazione, devi sederti e riflettere con gli amici, sederti, calmarti.  È tutta l’evoluzione che può avere il verdicchio. Prende il nome dal nostro vigneto e vuole esprimere la terra. Completa un dittico mare-terra con il GlaRus. 

Il Bandita l’ho già spiegato ed è una ribellione. Mi rappresenta nel senso che quando mi dicevano che era importante fare i vini DOC e sono andato a vinificare nel 2012-2013 per fare il Rosso Piceno DOC, beh… ho pensato di inserire anche la Lacrima. Dicono che sono un innovatore, ma quello che ho fatto è stato solo attaccarmi alla tradizione e al territorio. È il rispetto della storia soprattutto. Viene fuori un concetto: noi contadini siamo sempre di passaggio, prendiamo in mano la storia, prendiamo il testimone e lo passiamo ad un altro. Possiamo portare la tradizione più avanti e abbiamo questa responsabilità, perciò ecco… questo è il Bandita.

La visciola un’altra rivoluzione, ma non ve la racconto. Mi sono fatto prendere… ho ridetto tutto. Io non so dirti quale sia il vino del mio cuore: forse la storia per intero la racconta il Colfondo.

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Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Direi che siamo tradizionalmente innovatori. Siamo conservatori, i nostri vini sono naturali e biologici perché l’attenzione alla natura, al consumo di energia, di acqua, ha la nostra completa attenzione.

Siamo anche innovatori, disponiamo di un particolare fermentatore molto all’avanguardia che si chiama Ganimede, che permette una macerazione pellicolare dinamica, un processo capace di esaltare tantissimo il profilo aromatico e al tempo stesso lavoriamo con un bassissimo livello solforosa, praticamente meno di 1/5 di un vino normale.

Quello che cerchiamo di fare è recuperare le tradizioni del territorio, valorizzarle e cercare di creare vini moderni capaci di fare scoprire il territorio a chi beve i nostri vini. Cerchiamo di passare un testimone e per farlo dobbiamo avere una voce che fa presa sull’attuale.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Premesso che un vino, se è buono sta bene con tutto! Scherzi a parte, i nostri vini sono molto versatili, in particolare il Sangvineto. Infatti, ha un giusto tannino, molto elegante, che si può sposare bene sia con carni alla brace sia con piatti di pesce in guazzetto e col pomodoro, ma anche con una pizza gourmet con una lunga lievitazione farcita. Se dovessi scegliere un piatto per la nostra Lacrima è senza dubbio il brodetto all’anconetana, come da tradizione. Invece, per il nostro Glarus, direi che sta bene con tutti i piatti a base di pesce, in particolare se si tratta di pesce crudo, ma sta benissimo anche con carni bianche, col coniglio in umido o bevuto come aperitivo. Se dovessi scegliere un solo piatto col Glarus abbinerei ad una Tartare di gamberi rosa dell’Adriatico marinati con il mio olio di Leccio del Corno e una battuta di fragole. Ora mi è venuta fame!

Poi il Fontenuovo può accompagnare sia il mare che la terra, c’è chi ha mischiato tutti e due. Mi riferiscono che si sposa bene anche con il tartufo che è sempre un problema negli abbinamenti con il vino.

Bandita per tutto ciò che è importante o per meditare. Ma in genere tutti i nostri vini sono adatti alla meditazione.

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Terre di San Ginesio

Terre di San Ginesio

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Siamo l'unica cantina che ha abbinato alla produzione di vini "crudi" anche quella del vino cotto, salvaguardando la tradizione ma utilizzando procedimenti ed attrezzature moderni che consentono di ottenere un livello e uno standard qualitativo migliore

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La passione e l’impegno nasce dalla famiglia Baleani, in particolare dal nonno Pacifico che negli anni trenta, a San Severino Marche, coltivava alberate di Cerdicchio ed anche una vigna che lui chiamava “la Bordolese”, probabilmente vitigni di Merlot. Forniva le principali osterie della città inclusa quella di “Cé” personaggio titico di quell’epoca, che prima di prendere una partita di vino, oltre che a provarlo, ne metteva un bicchiere vicino ad una finestra dell’osteria e se dopo una settimana era ancora buono lo acquistava. 

La storia è continuata con il figlio Lino, che, diplomato in Agraria, nella seconda metà del secolo scorso, si è dedicato all’attività vitivinicola: dalla produzione delle barbatelle a quella  del vino. Infine le orme di Lino sono state seguite dal figlio Fabrizio, laureatosi alla fine degli anni ’80 in Scienze Agrarie e dopo un Master in Enologia svolto a Siena si è dedicato con successo all’attività di enologo ed anche viticoltore impiantando diversi ettari di vigneto. 

Dal 2005, Fabrizio insieme ai suoi fratelli Alberto e Gianfranco ed all’amico Maurizio sono soci dell’attuale azienda che produce vini nella cantina di Ripe San Ginesio (MC) tra le colline marchigiane a mezz’ora di auto dal mare Adriatico ed alle porte del Parco dei Monti Sibillini.

Quali sono i vini che producete?

I principali vini prodotti sono connotati da un forte legame con il territorio come il San Ginesio DOC sia fermo che spumante ed a base di Vernaccia Nera, vitigno autoctono della medio-alta collina maceratese, Altri vini sono il Colli Maceratesi Ribona DOC, anche questo vitigno autoctono della provincia di Macerata, conosciuto anche col nome di Maceratino; Il Rosso Piceno DOC, il Marche Bianco IGP Passerina con il 100% dell’uva omonima, il Marche Bianco IGP Arenario da vitigni tipici della zona come Trebbiano e Maceratino, il Marche Rosso IGP Bertonaia a base di Merlot e Cabernet Sauvignon. 

Un discorso a parte merita la produzione del vino cotto “Picenum”, prodotto tradizionale delle Marche con origini antichissime risalenti all’antico popolo dei  Piceni. Si ottiene dalla fermentazione alcolica di mosti precedentemente cotti fino ad arrivare una riduzione degli stessi di circa il 30%, relativi a vendemmie di diverse annate, le uve utilizzate sono il Trebbiano, il Sangiovese ed altre varietà autoctone. Questa procedura ne modifica le qualità organolettiche e conferisce al vino una grande longevità che può arrivare a 40 anni ed oltre, invecchiando in botti di rovere.

Colore ambra, cristallino, profumo intenso ed ampio, caldo, dolce ma mai stucchevole, equilibrato, molto persistente, fine ed armonico. Perfetto da solo come “vino da meditazione”, con il dessert in particolare di pasticceria secca, rustica e/o con frutta secca anche tostata, con le castagne arrosto ed i formaggi stagionati, piccanti ed erborinati come il pecorino, il gorgonzola ed altri.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

I vini che rappresentano maggiormente la nostra azienda sono il San Ginesio DOC ed il Vino Cotto Picenum perché sono la tipicità, la storia e la tradizione del nostro territorio e sui quali è concentrata una grossa parte della nostra produzione.

Scopri i vini di Terre di San Ginesio su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

La nostra produzione è molto legata alle tipicità e tradizioni del territorio ma anche con spirito innovativo. Siamo infatti l’unica cantina che ha abbinato alla produzione di vini “crudi” anche quella del vino cotto, salvaguardando la tradizione ma utilizzando procedimenti ed attrezzature moderni che consentono di ottenere un livello ed uno standard qualitativo non solo migliore ma soprattutto sicuro per stare sul mercato, anche senza ricorrere all’aggiunta dei solfiti. 

Considerando che, come dice il “vecchio saggio” per mantenere la tradizione del pellegrinaggio alla Madonna di Loreto, non serve andarci a piedi come nel passato ma ci si va in auto, più comodi e sicuri, salvando però la tradizione del pellegrinaggio, così noi abbiamo tralasciato il sistema di produzione “casareccio” con la “callara” di rame, la “schiumarola” e il mescolamento manuale con il bastone che non sempre evita la “bruciatura” del mosto adottando una tecnologia adeguata.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

I nostri vini hanno un’ampia possibilità di abbinamento avendo ognuno caratteristiche diverse fra loro. In particolare i rossi secchi sia fermi che lo spumante si abbinano magnificamente ai nostri piatti tipici come i vincisgrassi, il polentone di San Ginesio (polenta molto soda, tagliata a fettine sottili e condita a strati con carni varie in umido, non macinate ma sminuzzate finemente ed il tutto gratinato al forno previa grattugiatina di pecorino secco), le tagliatelle con le rigaglie di pollo, il coniglio in porchetta, i ravioli con la papera o “cargiù” come li chiamava la mamma che li faceva molto grandi con ripieno di ricotta di pecora, l’antipasto di affettati e formaggi freschi (tra cui ciauscolo e pecorino).

Un discorso a parte riguarda il Vino Cotto che si può abbinare oltre che con la pasticceria secca a cominciare dal ciambellone casareccio, dalle crostate, dai tozzetti (cantucci), anche, per contrasto, con il ciauscolo specialmente quello misto di fegato, i formaggi stagionati tipo fossa e/o erborinati tipo gorgonzola date le loro caratteristiche di struttura, sapidità, speziatura e aromaticità che si fondono ottimamente con le caratteristiche di intensità gusto-olfattiva, struttura e dolcezza di questo vino; eccellente l’abbinamento con le castagne arrostite.

Altra particolarità è il San Ginesio Spumante dolce, di sola vernaccia nera, che trova il suo abbinamento ideale con i dolci rustici, crostate casarecce o in generale dessert con frutta o confetture.

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Tenuta Ugolino

Tenuta dell'Ugolino

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Attraverso il vino si riesce a far conoscere il proprio modo di essere, di fare, la propria filosofia in tutto il "mondo". Dentro una bottiglia, stappata in qualsiasi latitudine e longitudine, c’è questa storia qui, c’è questo clima, questo territorio, questa filosofia, questo rispetto, questa passione.

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

Quasi per caso, come tutte le cose che poi hanno significato nella vita. Nostro padre volendo tornare alle origini (dopo aver viaggiato per molto tempo per lavoro) acquistò un casolare con un terreno dove era presente “il seme” una piccola porzione di verdicchio.

Inizialmente per gioco e per curiosità abbiamo iniziato a vinificare le uve di questo vecchio vigneto. Con il passare degli anni questo “seme”ha messo le radici e ci ha portato fino all’attuale realtà.

Quali sono i vini che producete?

Il nostro cavallo di battaglia è un Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico, Le Piaole, metà della nostra produzione è sua. Le Piaole è il nome delle vecchissime strade, presenti anche qui nel bordo alto dei nostri vigneti, che un tempo venivano utilizzate dai contadini del posto come scorciatoie per arrivare velocemente al paese, stradine rapide ma ripide, che ho visto riportate in molte mappe storiche della zona, appunto anche qui vicine ai vigneti della Tenuta.

Le Piaole è un Verdicchio in purezza che fermenta a temperatura controllata inferiore ai 16 gradi e poi matura in botti di acciaio inox per almeno quattro mesi, prima di affinare in bottiglia per un ulteriore mese.

Quindi abbiamo un Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, che è il nostro Vigneto del Balluccio, Balluccio che è il nomignolo con cui tutti chiamavano il mio bisnonno a cui piaceva tanto ballare. Il Vigneto del Balluccio è un Verdicchio di uve scelte, matura in botti di acciaio inox per otto mesi e poi affina in bottiglia per altri quattro mesi.

Da un paio di anni, produciamo anche uno Spumante Brut, Maltempo, che abbiamo chiamato così perché proprio la zona più vicino al fosso da cui raccogliamo le sue uve era detta un tempo il Fosso del Maltempo (o delle macinare). Sempre nelle mappe storiche era segnato infatti questo fosso che, con il cattivo tempo, si riempiva di acqua e così muoveva le macine a ruota che lavoravano il grano.

Ora invece è detto Fosso del Granchio Nero, perché ci vivono dei rari esemplari di questa specie ed è indicato anche come percorso naturalistico. In quella ubicazione i vigneti, ombreggiati dalla vegetazione fluviale e dai pioppi, hanno una maturazione più lenta, fornendo chicchi verdi e poco alcolici, ideali per uno spumante. Il nostro spumante è prodotto con Metodo Martinotti, fermenta in acciaio sotto i 14 gradi e poi prende spuma in autoclave per 120 giorni.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il vino a cui siamo legati principalmente è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Vigneto del Balluccio.

Siamo legati a questo vino perchè è stata una sfida iniziata circa 25 anni fa (prima annata 1998). È un cru, quindi lo otteniamo solo da 1.5 ha di vigna. Utilizziamo lieviti indigeni (cosa che faremo da quest’anno anche con le Piaole).

Ogni anno varia la sua produzione (dipende dalla benevolenza del clima). Un vino nato dal cuore e dalla voglia di rappresentare al meglio il nostro territorio ed il nostro microclima.

Scopri i vini di Tenuta dell'Ugolino su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Attraverso il vino si riesce a far conoscere il proprio modo di essere, di fare, la propria filosofia in tutto il “mondo”. Dentro una  bottiglia, stappata in qualsiasi latitudine e longitudine, c’è questa storia qui, c’è questo clima, questo territorio, questa filosofia, questo rispetto, questa passione.

Anche se non si è appassionati dello specifico vino, lui è un ambasciatore del territorio e dei posti in cui tutto nasce. Quindi, vino non solo come fine, ma come mezzo per arrivare alle menti e ai cuori delle persone.

È questa filosofia che in questo momento ci anima di più. Allo stesso tempo abbiamo, con l’obiettivo di limitare l’intromissione dell’uomo nella vita naturale del vigneto, intrapreso un percorso di produzione rispettosa dell’ambiente.Quindi possiamo dire che ci sentiamo conservatori rispetto ai vini del territorio

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Maltempo si abbina con Mazzancolle carciofi mandorle e cavolo fermentato e passion fruit.

Le Piaole rende al meglio Tentacoli di polipo, insalatina di pomodorini capperi cipolla in carpione e maionese di pomodorini con basilico e finocchietto.

Vigneto del Balluccio infine viene valorizzato al meglio da un petto di faraona cotto a bassa temperatura farcito di interiora. Salsa di fondo di faraona e tamarindo maionese ponzu agli agrumi.   

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Agricola Cambioni

Agricola Cambioni

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[...] in vigna cerchiamo sempre di adottare le migliori novità moderne per facilitarne la lavorazione, il mantenimento e la produzione rispettando sempre l’ambiente. In cantina invece portiamo avanti tutti gli insegnamenti tramandati dalle generazioni

Sandro Cambioni

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La nostra passione nel produrre vino non ha una vera e propria data di nascita, preferisco considerarla più una tradizione tramandata negli anni dalla nostra famiglia.

Da quello che ricordo furono nonno Mario con l’aiuto di nonno Alfredo a vinificare per la prima volta, gli ettari di proprietà erano pochi, ed il risultato copriva poco più del fabbisogno familiare. Babbo Marco, invece fu il vero artefice dello sviluppo dell’Agricola, ampliando la cantina ed acquistando nuovi macchinari per le lavorazioni.

Oggi io Sandro Cambioni, anche attraverso il prezioso aiuto di mia madre Maria e zio Guido, che negli anni è sempre stato vicino aiutandoci a far crescere l’Azienda Agricola, posso confermare che la nostra è veramente una passione che portiamo dentro da molte generazioni, ricordo che fin da piccolo seguivo tutti loro nelle lavorazioni e nel crescere mi sono reso conto che la mia passione era sempre più stretta al vino e alla terra, come un il forte legame affettivo vincola le persone.

Ciò mi ha permesso di arrivare fin dove sono arrivato, ovvero al punto di riuscire a trasformare una passione in un lavoro.

Quali sono i vini che producete?

La Società Agricola Cambioni all’attivo produce sette etichette di vino, le quali sono suddivise in: quattro rossi, un bianco, un rosato ed un vinsanto.

La maggiore produzione è dedicata al PianDiVino un blend Sangiovese Merlot, il nostro capostipite dal quale nasce tutto; fu infatti il primo vino ad essere imbottigliato ed etichettato dall’Agricola. Un vino sincero, un vino senza troppe pretese, ottimo da gustare in ogni occasione.

Successivamente abbiamo inserito la serie MascaTosta Bianco, Rosso e Rosato l’ultimo “nato” in Agricola. Il Bianco è prodotto con uve trebbiano 100% e viene tramandato ormai da ben tre generazioni, questo vino bianco è un’importante leggenda delle nostre zone, conosciuto da tutti, vinificato con cura e a temperatura controllata nel rispetto della tradizione.

Il MascaTosta Rosso è realizzato con 85% sangiovese ed un 15% merlot il passaggio in barrique di rovere francese per ben dodici mesi, lo rende un vino “silenzioso” gradevole al palato, rotondo, persistente. Il suo modo “ruffiano” nel conquistare tutti i nostri acquirenti ha prodotto un risultato ottimale soprattutto legato alla clientela femminile.

Il Rosato è il più giovane, l’ultimo arrivato nella selezione dei nostri vini ottenuto da uve 100% merlot si contraddistingue per il suo colore, oltre ad essere profumato, fruttato, vellutato e delicato, del tutto irresistibile per gli amanti del genere rosato.

Il nostro Vinsanto del Chianti è 100% trebbiano lasciato ad appassire su stoie ed invecchiato per minimo quarantotto mesi in botti di legno. Si presenta con un bel colore arancio ambrato e un odore intenso di frutta matura. È delicato poiché siamo riusciti a trovare il giusto compromesso, equilibrando il gusto tra non troppo secco e non troppo dolce. Mario il Fondatore prodotto con uve 100% merlot dopo una macerazione per venti giorni sulle bucce. Prende il suo nome dal Nonno, è un vino strutturato dal tannino persistente ma gradevole, trascorre dodici dei suoi mesi di barrique di rovere francese, uno fra i nostri top di gamma.

Infine il Marchiato 100% sangiovese, il nostro “SUPERTUSCAN” effettua un passaggio in tonneau di rovere francese per dodici mesi, e conclude il suo affinamento in bottiglia per altri sei.

È il nostro vitigno autoctono prediletto, che racchiude i sapori della Toscana, un vino predisposto all’ invecchiamento dal tannino deciso e intenso, tipico del sangiovese corposo. Questo vino riesce ad esprimere nel bicchiere tutti i sapori della nostra terra.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Quasi tutte le etichette rappresentano l’Agricola, perché dietro ad ogni label c’è una storia a parte, è ovvio che tra tutte ce ne sono due che più delle altre ci ritraggono e sono sicuramente Mario Il Fondatore ed il Marchiato.

Il primo porta sia il nome sia la sua silhouette, un omaggio dovuto, anche perché altrimenti senza lui, non saremmo stati qui a parlarne.

La seconda, quella del Marchiato, ha un valore molto più alto, non tangibile, poiché si parla di emozioni. Questo vino è dedicato al babbo Marco Cambioni e non poteva essere altrimenti, perché il sangiovese era proprio la sua passione, il suo perseverarne la trazione Toscana ed il suo credere nel territorio nel quale è nato e vissuto.

Le esigenze lavorative spesso lo hanno fatto viaggiare ed è per quello che abbiamo riportato i timbri doganali, (marchi) il nome di questo vino deriva proprio dall’unione del suo nome con la propria storia. Quando bevo un sorso lo ricordo sempre con grande ardore, posso dire con certezza che questo è il nostro “vino del cuore”.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

La Società Agricola Cambioni in questo senso è a metà, si colloca tra innovatori e conservatori.

Perché in vigna cerchiamo sempre di adottare le migliori novità moderne per facilitarne la lavorazione, il mantenimento e la produzione rispettando sempre l’ambiente.

In cantina invece portiamo avanti tutti gli insegnamenti tramandati dalle generazioni apportando soltanto leggeri miglioramenti di anno in anno, senza mai stravolgere o modificare del tutto il naturale processo utilizzato costantemente.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Gli abbinamenti alimentari dei nostri vini sembrerebbero talvolta scontati, ed invece no.

Per esaltare al meglio il sapore dei nostri vitigni serve accortezza nel servire il vino alla temperatura giusta, ed abbinarlo a pietanze che ne evidenzino il gusto e gli aromi.

Proprio per questo il Vinsanto consigliamo sempre di servirlo leggermente “fresco” 12/14 gradi abbinandolo ad un ricco paté di fegatini magari spalmato in abbondanza su del pane abbrustolito croccante, se poi siete amanti del dolce va bene lo stesso, accompagnato da cantucci alle mandorle.

Il nostro PianDiVino servito rigorosamente a temperatura ambiente trova posto tra gli antipasti, sicuramente i salumi non cotti e gli insaccati in generale lo esaltano al meglio.

Il MascaTosta Bianco e anche il Rosato vanno serviti ad una temperatura di massimo 8 gradi, il primo si abbina particolarmente bene ai crostacei, ad esempio per tirare fuori tutti profumi del trebbiano, bevuto con uno spaghetto all’astice e pomodoro pachino fresco, altrimenti con un hummus di ceci e gamberoni al vapore o saltati col brandy, prezzemolo ed aglio.

Il Rosato con i suoi aromi già strutturati valorizza il suo gusto se di corredo a carni bianche e tenere, coniglio al forno o agnello cucinato in arrosto morto, poche spezie e molti odori del campo salvia, rosmarino, nepitella e timo.

A differenza degli altri, il MascaTosta Rosso servito esclusivamente a temperatura di 16/18 gradi, sprigiona il meglio se assaporato gentilmente con formaggi freschi, che essi siano pecorini, caprini o bovini, poco importa. L’importante è la poca stagionatura, meglio ancora se erborinati o con goccia.

Mario Il Fondatore essendo un merlot esige anche lui una temperatura di servizio di non superiore ai 20 gradi, la sua degustazione ottimale sicuramente è con i primi di pasta, conditi con ragù di cacciagione di penna (fagiano, anatra, piccione) o piccola selvaggina (lepre, capriolo) sia nella classica versione rossa con pomodoro oppure meglio in quella bianca con l’aggiunta di alloro e bacche di ginepro.

Abbiamo lasciato per ultimo il nostro cavallo di battaglia, il Marchiato, un sangiovese puro e superbo, servito a temperatura ambiente, magari con l’accortezza di stapparlo un’ora prima, domabile soltanto con una brace rovente.

L’abbinamento che propongo è proprio quello di armonizzarlo con carne cotta sul fuoco, per i palati più sopraffini il filetto di una bella bistecca di manzo, per chi invece vuole appagare i sensi, un ricco cancello di rosticciane di maiale, salate e pepate a dovere, lasciate a cuocere lentamente spennellate solo di tanto in tanto con olio agli aromi di campo.

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Luca Cimarelli

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Portare avanti la tradizione è uno dei pilastri del progetto aziendale, ci stanno molto a cuore i sacrifici fatti dalla nostra famiglia in passato. Per quanto riguarda i progetti aziendali cerchiamo di dare un taglio sia conservatore, sia innovativo; crediamo che un giusto mix di entrambi gli ideali sia il risultato migliore.

Luca Cimarelli e Tommaso Aquilanti

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

L’azienda Cimarelli nasce a Staffolo (An) nel 1950, nell’area storica di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Fino al 1993 si occupa esclusivamente di vendita di Verdicchio e Rosso Piceno sfuso.

Nel 1993 la famiglia Cimarelli con l’inserimento in azienda del giovane Luca decide di fare il salto di qualità iniziando anche ad imbottigliare gli importanti vini con due sole etichette: una di Verdicchio chiamato “Fra’ Moriale” ed una di Rosso Piceno chiamato “Grizio”.

Nel corso degli anni l’azienda arriva a coltivare 10 ettari di vigneto suddivisi in Verdicchio, per la maggior parte, Montepulciano e Sangiovese. Le vigne si trovano in contrada San Francesco ed in contrada Coste, nell’area sud della produzione di Verdicchio, la zona più calda. La produzione annua arriva a 50.000/60.000 bottiglie distribuite nel settore Ho.Re.Ca di tutta l’Italia ed in vari stati Europei.

La produzione è caratterizzata da un taglio artigianale e standard qualitativi elevati. Ad oggi la totalità delle etichette prodotte sono 7; 4 Verdicchio dei Castelli di Jesi, 1 Rosso Piceno, 1 Marche Rosso ed un Marche Rosato. Nel 2018 entra a far parte dell’azienda anche Tommaso Aquilanti, nipote di Luca, con la volontà di proseguire il grande progetto dei suoi nonni e bisnonni.

Quali sono i vini che producete?

I vini attualmente prodotti sono i seguenti:

  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico “Generazioni”: Selezione manuale delle uve 100%    Verdicchio, pressatura diretta del grappolo intero, decantazione statica del mosto, fermentazione a basse temperature, sosta sui lieviti in vasche di acciaio per 6 mesi.
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore: Selezione manuale delle uve 100%
  • Verdicchio in contrada San Francesco, pressatura diretta del grappolo intero, decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura controllata, sosta sui lieviti e batonnage in vasche di cemento per 6 mesi.
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore “Fra’ Moriale”: Selezione manuale delle uve 100% Verdicchio in contrada Coste, pressatura diretta del grappolo intero, decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura controllata, sosta sui lieviti e batonnage in vasche di cemento per 9 mesi, affinamento in bottiglia per 12 mesi.
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore “Fra’ Moriale” Anniversario 25 Vendemmie 1993-2017: Selezione manuale delle uve 100% Verdicchio in contrada Coste da una vecchia vigna del 1970, pressatura diretta del grappolo intero, decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura controllata, sosta sui lieviti e batonnage in vasche di cemento per 18 mesi, affinamento in bottiglia per 9 mesi.
  • Igt Marche Rosato: Selezione manuale delle uve 100% Montepulciano, pigidiraspatura e alcune ore di macerazione pellicolare in pressa, decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura controllata, batonnage con le fecce fini in vasche di cemento per 6 mesi.
  • Igt Marche Rosso “Generazioni”: Selezione manuale delle uve 50% Sangiovese e 50% Montepulciano, pigidiraspatura, fermentazione a temperatura controllata, affinamento in vasche di acciaio per 6 mesi e 12 mesi in bottiglia.
  • Rosso Piceno Doc: Selezione manuale delle uve 100% Montepulciano, pigidiraspatura in parte e grappoli interi in parte, fermentazione a temperatura controllata senza aggiunta di lieviti, affinamento in vasche di cemento per 12 mesi e 12 mesi in bottiglia.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

l vino che ci rappresenta di più è il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore “Fra’ Moriale”. Questo grande verdicchio è prodotto dal 1993, il primo anno di imbottigliamento.

Il nome“Fra’ Moriale” deriva da un cavaliere del Medioevo che, nel 1345, divenne capitano di ventura fece violente scorribande nelle Marche e come ne riferisce Matteo Villani nel libro III delle sue “Storie”: “e del mese di marzo del 1354 presono il castello delle Istaffole, pieno di molto buon vino“.

Così le gesta del condottiero rivelarono l’esistenza del vino di Staffolo; il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Il “Fra’ Moriale” è il nostro vino più rappresentativo, è un cru del vigneto in contrada Coste, la zona più calda di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Grande struttura, minerali e sapidità lo caratterizzano; all’olfatto possiamo riconoscere i profumi della mandorla tostata, anice, acacia, agrumi, biancospino, fiori di campo e fieno!

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Portare avanti la tradizione è uno dei pilastri del progetto aziendale, ci stanno molto a cuore i sacrifici fatti dalla nostra famiglia in passato.

Per quanto riguarda i progetti aziendali cerchiamo di dare un taglio sia conservatore, sia innovativo; crediamo che un giusto mix di entrambi gli ideali sia il risultato migliore.

Ci definiamo innovativi dato che in ogni nuova vendemmia che andremo ad affrontare cercheremo di sperimentare sempre nuove tecniche, ma allo stesso tempo siamo conservatori nel mantenere gli standard tradizionali delle nostre uve raccolte.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è il fedele compagno del pesce dell’Adriatico!

Stoccafisso all’anconitana, moscioli selvatici di Portonovo, spaghetti alle vongole veraci, rombo con le patate, sushi; ma anche bruschette al ciauscolo marchigiano, tartare di scottona, tagliatelle al tartufo. Insomma…chi più ne ha ne metta!

La ricetta tradizionale el nostro paese, Staffolo, è il coniglio in porchetta; si tratta di un secondo piatto, preparato con coniglio disossato, profumato al finocchietto selvatico e farcito con fegatini cotti in padella, gambi del finocchietto, pancetta, salsiccia o lardo.

Non esiste abbinamento migliore di Verdicchio e coniglio in porchetta, provare per credere!

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La Vite Maritata

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Il nome caratteristico “La Vite Maritata” nasce da quelle che sono le pratiche agronomiche tradizionali del luogo, che prevedevano di coltivare la vite usando come sostegno i fusti di acero.

Gabriele Illuminati

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La cantina La Vite Maritata nasce nel 2008 da una riscoperta passione del titolare, Gabriele Illuminati, il quale sin da piccolo si prodigava, insieme al nonno Pasquale, alle mansioni di campagna e cantina. Era ancora bambino, siamo alla fine degli anni ’60 inizio ’70, giornate intrise di spensieratezza e di vitalità.

L’estate da poco passata, conclusi i bagni al mare con gli amici, si aspettava con ansia la vendemmia, momento di estremo sacrificio fisico per i suoi genitori ma anche di immensa convivialità per tutti, considerato dalla sua famiglia come un rito, una festa.

Tutta la famiglia era partecipe, il padre, il nonno, Gabriele ed i  suoi parenti in campagna, la mamma e la sorella in cucina a preparare pranzi e cene per 10/15 persone, tutti i giorni fino al riempimento dell’ultima cassetta, fino alla raccolta dell’ultimo racimolo d’uva.

Proprio durante questo periodo, per “alleviare” la fatica e contrastare quelle giornate ancora calde, in cantina si preparava una bevanda tipica del periodo, gradevolissima, leggermente frizzante e molto dolce a base di uve rosse pigiate, messe in un tino con l’aggiunta di poca acqua e fatta fermentare per alcuni giorni.

Passato detto tempo, il tutto veniva filtrato con un panno dalle maglie molto strette e quindi bevuta da tutti i presenti. Detta bevanda veniva chiamata in campagna acquaticcio, cioè acqua colorata.

Il nome caratteristico “La Vite Maritata” nasce da quelle che sono le pratiche agronomiche tradizionali del luogo, che prevedevano di coltivare la vite usando come sostegno i fusti di acero. Come da origine l’ubicazione della stessa è all’interno della proprietà di Gabriele, nelle colline del comune di Ripatransone, in Contrada Tosciano. La conduzione della cantina dal vigneto fino alla bottiglia è prettamente familiare, a garanzia della tracciabilità e della genuinità del prodotto.

Allo stato attuale la cantina ha di proprietà vigneti diversificati nelle seguenti tipologie: Passerina, Pecorino, Sangiovese e Montepulciano.

Da sempre la cantina punta ad una produzione di vini di qualità rivolgendo costantemente la massima cura ad ogni dettaglio e ad ogni prodotto nel rispetto del territorio e delle sue antiche tradizioni, infatti il motto è: Enologia, scienza no magia!

Quali sono i vini che producete?

  • Rosso Piceno Superiore DOP: 80% Montepulciano 20% San Giovese, fermentazione controllata in botte d’acciaio
  • Offida Pecorino DOCG: 100% Pecorino, fermentazione controllata in botte d’acciaio
  • Marche Passerina IGP: 100% Passerina, fermentazione controllata in botte d’acciaio
  • Rosso Piceno DOP: 50% San Giovese 50% Montepulciano, fermentazione controllata in botte d’acciaio
  • Metodo Classico: Passerina, lavorazione dalla prima alla seconda rifermentazione, alla sboccatura in azienda

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il vino che rappresenta maggiormente la nostra azienda è il Rosso Piceno Superiore Cuore. La raccolta dell’uva di questo prodotto,  è più tardiva rispetto a quella tipica di quasi 25-30 giorni perché, in questo periodo, il grappolo perde una parte di acqua e naturalmente il prodotto è più concentrato.

Una volta raccolta l’uva, dopo la vinificazione, il vino viene messo nella botte grande di rovere per un periodo di circa 15 mesi.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

La coltivazione e il processo di lavorazione, sono rimasti quelli tradizionali, come la ricerca dei vitigni del territorio.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Per quanto riguarda i vini bianchi:

  • la Passerina è abbinabile con formaggi, verdure fritte e carni bianche
  • il Pecorino è abbinabile con l’arrosto di pesce e formaggi stagionati

Mentre per i vini rossi:

  • il Rosso Piceno con carni arrosto e i primi piatti con sugo di selvaggina
  • il Rosso Piceno Superiore Cuore con grigliate di carne

Infine il Metodo Classico è abbinabile con pesce e aperitivi di frutta. La ricetta locale del nostro paese, Ripatransone, risale circa alla fine del 1700 ed è chiamata stoccafisso in salsa.

Ingredienti:

  • stoccafisso cotto
  • peperoni
  • capperi
  • aglio
  • olio
  • erbetta
  • alici
  • tonno

Preparazione. Il procedimento non  è molto lungo e complicato. Bisogna tagliare tutti gli elementi ad eccezione dello stoccafisso e poi macinarli. Una volta macinati, vengono fatti bollire per 15 minuti creando così una salsa che verrà poi aggiunta allo stoccafisso fatto a pezzettini.

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