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Cantine Maligni

Cantine Maligni

Le interviste di Wineowine

Cantine Maligni

La tradizione enologica abruzzese in chiave autentica

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Nel 1870, grazie al nostro avo Pasquale Tomei, nasce nel territorio di Chieti la nostra passione per la coltivazione della vite e la vinificazione che, con fasi alterne, arriva fino al 2009 quando Fabio Tomei si impegna a dare nuova linfa all’attività storica di famiglia portando Cantine Maligni all’attuale azienda.

Il nome Maligni è frutto di un contenzioso avvenuto nel remoto passato e che identifica da sempre la nostra famiglia nel nostro territorio tant’è che anche una strada nel nostro comune prende il nome di Maligni proprio dalla nostra famiglia che da sempre abita questo territorio.

Quali sono i vini che producete?

La nostra vocazione è al territorio e alle uve che lo rappresentano. Oltre ai vigneti storici di Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, i nostri sforzi sono da sempre orientati alla riscoperta e valorizzazione dei vitigni antichi abruzzesi nello specifico Passerina, Pecorino e Cococciola, spesso cercando di coltivare dove storicamente abbiamo prove che venissero coltivate le varietà elencate.

Per quanto riguarda i vini che produciamo abbiamo tre tipologie di Montepulciano d’Abruzzo partendo dall’”Inebrio” ovvero il più giovane e semplice per beva, passando per il “1870” con un passaggio in barrique molto delicato con un’ottima armonia per arrivare al “Mastro” nostro Montepulciano d’Abruzzo vinificato in acciaio con affinamento di due anni in vetro.

Sempre della linea “1870” abbiamo il Rosato prodotto con Montepulciano d’Abruzzo in purezza ed esprime al massimo le note di marasca tipiche del Cerasuolo d’Abruzo. Tra i bianchi abbiamo scelto di spumantizzare la Cococciola, vitigno antico e generoso, con un’acidità ed una mineralità ideali a dare freschezza a chi si avvicina a questa bollicina autoctona. Il Trebbiano d’Abruzzo è un pilastro della nostra produzione aziendale per la semplicità e la versatilità con cui riusciamo ad abbinarlo a numerosi piatti del territorio. “Maia” è il nostro Pecorino che condivide il nome e la possenza con la montagna a noi cara, la Maiella, di buona alcolicità ed una struttura importante riesce ad avvolgere con le sue note sempre cariche di frutta a pasta gialla ed una buona acidità che invoglia a berne. La Passerina è l’ultima arrivata in azienda dopo un attento lavoro di recupero e valorizzazione siamo riusciti a produrre un vino con eccellenti caratteristiche organolettiche, giusta sapidità e freschezza che coinvolge sorso dopo sorso.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Senza dubbio il “Mastro Montepulciano d’Abruzzo DOC”, vino austero con grande carattere dove la tradizione primeggia sull’innovazione senza “contaminazioni” a livello organolettico date da affinamento su legno bensì solo il frutto del Montepulciano d’Abruzzo che affina ed evolve le proprie caratteristiche divenendo un prodotto decisamente “old school” ovvero che riprende al naso ed in bocca al Montepulciano d’Abruzzo bevuto dai nostri nonni.

Scopri i vini di Cantine Maligni su Wineowine

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Siamo decisamente conservatori ed evitiamo volutamente di coltivare varietà alloctone preferendo varietà autoctone come ogni piccola azienda, a nostro avviso, dovrebbe fare senza inseguire i target della grande industria che, per fini commerciali, tende a snaturare ciò che la natura ed il tempo hanno selezionato creando il meraviglioso patrimonio ampelografico identificato da differenti terroir.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Il connubio inscindibile tra Vino e Territorio passa soprattutto dagli abbinamenti con i piatti che da sempre vengono preparati nella nostra regione, nello specifico ci sentiamo di proporre in abbinamento al Pecorino “Maia” un arrosto di pesce dell’Adriatico dove l’orata la fa da padrona.

Per il “1870” Rosato l’abbinamento del territorio è indiscutibilmente con il brodetto, una zuppa di pesce con del pomodoro la cui acidità richiama quella del cerasuolo e la consistenza del pescato sostiene la buona struttura del vino.

Per quanto riguarda Il Montepulciano d’Abruzzo “Mastro” il nostro suggerimento è con la pasta alla chitarra con polpettine e ragù d’agnello; il cinghiale in umido con buona speziatura offre un ottimo spunto per un abbinamento del territorio ma se vogliamo andare su un must allora possiamo abbinare il “Mastro” ai più conosciuti arrosticini di pecora.

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Tenuta Venti Venti

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Venti Venti

Una storia che inizia da oggi

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La cantina non ha una vera e propria storia, infatti il 2020 (da cui il nome del nostro brand) è il nostro punto zero. La scelta del vino è stata una scelta dovuta a molti fattori, infatti l’idea alla base del nostro progetto era trovare un’attività che avesse al suo interno più elementi:

–    Il ritorno alla campagna ed alla natura, da qui la volontà fin dal primo giorno dopo aver effettuato l’impianto (nell’anno 2016) di applicare un’agricoltura biologica ed ecosostenibile.

–    La possibilità di creare un punto di incontro e di aggregazione in un contesto salubre ed immerso nella natura. Siamo convinti che niente crei più contatto umano che una buona bottiglia di vino.

–    Le basi per poter avviare un’attività interamente familiare.

Tutti questi elementi, sommati all’essere nati e cresciuti in uno dei più grandi centri eno-gastronomici a livello mondiale (Modena) ci ha portati ad intraprendere questa avventura ed a scegliere come metodo di produzione il Metodo Classico.

Il Metodo Classico è infatti un processo più lungo e più tecnico rispetto ad altre vinificazioni più comuni nel distretto dei Lambruschi, ma è il processo che, secondo noi, ci permette di esprimere al meglio il nostro territorio e valorizzare ulteriormente gli aromi e le caratteristiche organolettiche di ogni singolo vitigno, dando vita a vini freschi ma contraddistinti da una spiccata finezza, struttura e mineralità.   

Quali sono i vini che producete?

La gamma dei nostri vini offre 6 differenti etichette: 5 sono Spumanti Metodo Classico ed  uno è un vino rosato fermo prodotto grazie all’uva del Lambrusco di Sorbara.

I nostri prodotti possono essere distinti in due linee, la prima più “tradizionale/autoctona” basata sui vitigni autoctoni del nostro territorio vinificati in purezza ed una seconda linea, di cui fanno parte anche due vitigni internazionali, ovvero Chardonnay e Pinot Bianco. In questa linea abbiamo cercato di unire i vitigni che maggiormente si prestano alla spumantizzazione del nostro territorio con i classici vitigni che da sempre caratterizzano il metodo classico.

Nella linea più tradizionale sono presenti: il nostro Blanc de Blancs Spumante Brut Metodo Classico, 100% prodotto con uve Pignoletto, che attraverso il processo di spumantizzazione ottiene una colorazione molto chiara, con qualche riflesso verdolino e che ci permette di ottenere un vino fresco, con profumi delicati ed un perlage fine.

Troviamo il Lambrusco Salamino di Santa Croce Spumante Brut realizzato unicamente con uva di Salamino di Santa Croce attraverso il Metodo Classico che ne valorizza la cremosità e le bollicine, rendendole avvolgenti e molto gradevoli. Grazie al processo di spumantizzazione gli aromi predominanti in questo vino, i profumi di bosco, mirtillo, lampone e fragolina diventano più “verticali “e spiccano maggiormente.

Ultimo di questa linea è il nostro RICANTO, un Rosato Fermo dell’Emilia I.G.T realizzato con 100% uve Lambrusco di Sorbara. Vinificare questo tipo di uva in vino fermo permette di ritrovarne tutti i tratti distintivi e i relativi profumi in nuove e piacevoli vesti e rappresenta la nostra più grande scommessa dal giorno zero. Infatti è praticamente impossibile trovare sul mercato un altro rosato fermo prodotto con lo stesso uvaggio in purezza. L’affinamento di quest’ultimo vino a differenza degli spumanti metodo classico avviene per circa 9 mesi in acciaio a contatto con i lieviti di fermentazione e poi altri 6/7 mesi in bottiglia prima di essere messi in commercio. Risulta, quindi, essere un vino fresco, dalla buona mineralità ma con un’ottima struttura ed un buon corpo.

Nella linea in cui abbiamo voluto inserire anche vitigni internazionali da noi coltivati sono invece presenti il nostro VentiVenti Brut Spumante Metodo Classico, realizzato per l’85% da uva Chardonnay e 15 % da uva Sorbara vinificata in bianco. Si presenta come vino elegante, in cui il processo di vinificazione ci permette di creare un vino dai profumi complessi e delicati, ma con un’anima forte e freschissima al palato.

Presentiamo il nostro VentiVenti Pas Dosé, spumante Dosaggio Zero Metodo Classico, costituito da 65% Pinot Bianco, 20% Chardonnay e 15% Sorbara vinificato in bianco. Il nostro Pas Dosé è un vino con una propria impronta e propria struttura, in grado di avvolgere completamente il palato ed è caratterizzato da una bollicina particolarmente soffice e cremosa.

Infine, offriamo il nostro VentiVenti Rosè, uno Spumante Brut Rosato Modena Doc, realizzato interamente con uva di Lambrusco di Sorbara lavorato a Metodo Classico. Si presenta come un vino elegante e raffinato, ricco di aromi varietali tipici del vitigno (frutti rossi incorniciati da lievi note orzate) , un gusto avvolgente e una soffice cremosità. 

Il filo conduttore che accomuna tutti i nostri prodotti è caratterizzato, quindi, da un’importante freschezza, mineralità e sapidità, bassi solfiti e una notevole pulizia, sia al naso che al palato.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il nostro “Vino del Cuore“, ovvero la punta di diamante della nostra cantina è il VentiVenti Rosé. Spumante brut Metodo Classico e Lambrusco di Modena Doc, il nostro VentiVenti Rosé è composto al 100% da uva di Lambrusco di Sorbara proveniente da vigneti di nostra proprietà. Questa tipologia di lambrusco possiede le caratteristiche ideali per la spumantizzazione in quanto presenta una spiccata acidità e profumi delicati. L’acidità del Sorbara viene espressa con massima naturalezza, accompagnata da un’incisiva mineralità ed una soffice cremosità. L’affinamento in bottiglia permette di creare una delicata complessità nei profumi che incorniciano le fragranze tipiche dei frutti rossi.

Il punto forte di questo vino è la sua massima trasparenza, ripresa dal vetro bianco che ci permette di vederne il suo colore rosato tenue.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Un’importante sfida che la nostra cantina ha dovuto affrontare è stata dar vita a vini sinceri con l’aiuto di metodi innovativi non dimenticando la tradizione. Sfruttiamo, infatti, tutto ciò che la tecnologia può darci per conservare la qualità della materia prima che arriva dai nostri vigneti. Il nostro ambiente è quindi supportato da un alto livello tecnologico che ci permette di lavorare in tutte le fasi di vinificazione a temperatura controllata e con serbatoi sempre colmi, così da minimizzare i rischi di ossidazione e il contatto con l’ossigeno.

Questi metodi innovativi ed un prolungato affinamento sui lieviti contribuiscono a donare struttura ai nostri prodotti e ad abbassare i valori dei solfiti.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Per quanto riguarda l’abbinamento vino/cibo i nostri prodotti possono essere abbinati con una molteplicità di cucine differenti, da quelle di terra a quelle di mare e partendo dai piatti tipici emiliani fino ad arrivare ai menù più mediterranei.

Vini quali il Lambrusco Salamino di Santa Croce e il Ricanto, il rosato fermo dell’Emilia I.G.T , sono vini molto versatili. Questi risultano perfetti per accompagnare la cucina tipica Emiliana, quella casereccia. Si sposano perfettamente infatti con Gnocchi Fritti, Tigelle, taglieri di affettati vari, ma anche con piatti tipici italiani.

“Se non avete mai provato una cacio e pepe con un buon calice di lambrusco sicuramente rimarrete stupiti!!”.  Anche il VentiVenti Pas Dosè si adatta bene alla cucina casareccia italiana trovando però maggior spazio di manovra con formaggi tipici ancora meglio se stagionati  e con piatti più complessi.

Vini come il Blanc de Blancs e il VentiVenti Rosé sono invece perfetti per accompagnare piatti più delicati e soprattutto ottimi con la cucina di mare, Il Rosè rimane ideale con i crudi come ad esempio un buon gambero rosso.

Infine, il VentiVenti Brut è ottimo nell’accompagnamento di piatti più strutturati di pesce, crudi o anche per aperitivi leggeri.

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Tenute Olbios

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Tenute Olbios

Un mix di innovazione e tradizione sarda

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Tenute Olbios è un’azienda di famiglia che nasce seguendo la tradizione e la passione per la vigna che mi è stata trasmessa da mia madre. 

Sono infatti cresciuta al suo fianco, seguendo la sua attività, anche se lei si occupava esclusivamente di produzione di uve.

Il suo sogno tuttavia era quello di trasformare le uve in vino, ma essendo rimasta vedova in giovane età non è riuscita a dedicarsi interamente e a realizzare questo progetto. Io che respirato sin da bambina questa passione, ho deciso di dedicare interamente i miei studi alla vigna e alla vinificazione e dopo aver conseguito le giuste conoscenze e competenze sono finalmente riuscita a realizzare questo sogno di famiglia.

Quali sono i vini che producete?

Buona parte della produzione è dedicata al Vermentino di Gallura DOCG che vinifico in tre diverse modalità: Lupus in Fabula, vino fermo fresco, floreale e allo stesso tempo complesso, interamente vinificato e affinato in acciaio.

Produciamo inoltre Spumante metodo classico, il Bisso, interamente spumantizzato da me in azienda e affinato sulle scorze dei lieviti per 24 e 36 mesi, frutto di una ricerca delle tradizioni del passato.

Infine un Vermentino evoluto, florizzato e affinato in legno, In Vino Veritas. Questa è una precisa volontà di diversificare il Vermentino in base alla diversa epoca di vendemmia e alle diverse tipologie di vinificazione ma sempre e solo con Vermentino in purezza.

Per quanto riguarda rossi e rosati utilizziamo uve autoctone esclusivamente di nostra produzione (così come per il Vermentino) come il Cannonau e il Muristellu da cui otteniamo il rosato Cavè e i vini rossi più importanti Cangrande.17 e Nessuno.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Lupus in Fabula, è il vino del cuore, il primo vino che ho prodotto, frutto di un sogno che si è realizzato.

L’etichetta riporta una figura del lupo stilizzata, un’immagine che rappresenta la personalità forte ma sognante di mia mamma nonché il suo stesso nome.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

È proprio il mix tra tradizione e innovazione che caratterizza la nostra azienda. I principi applicati in campo si ispirano alla coltivazione naturale e alla tradizione.

Le vigne di famiglia sono state in parte rinnovate mantenendo in vita e valorizzando i vecchi vigneti, principalmente di varietà autoctone. Le lavorazioni della vigna sono ancora quelle tradizionali della potatura a mano e della legatura con materiale naturale, la vendemmia avviene rigorosamente a mano.

In cantina tuttavia c’è un approccio molto più moderno e innovativo, che si evince ad esempio dai sistemi di tappatura tecnologica: sia il cristallo che altri tappi 100% riciclabili di nuova generazione, queste tappature alternative consentono di mantenere i vini salubri e longevi.

Il tappo in vetro inoltre, utilizzato già dalla prima bottiglia di Lupus in Fabula 2005, ha caratterizzato sin dall’inizio la nostra cantina. La nostra cantina si è distinta per innovazione anche nella lavorazione di un Vermentino spumante e un Vermentino florizzato, queste due tipologie infatti in passato non erano previste neanche nella DOCG Vermentino di Gallura.

Inoltre, le tecnologie e i macchinari di cui ci siamo dotati in cantina sono tutti di ultima generazione. 

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Lupus in Fabula, Vermentino di Gallura Superiore DOCG: risotto agli asparagi e stracciatella di burrata

Bisso, Vermentino di Gallura DOCG Spumante Metodo Classico Millesimato: Arselline locali di Olbia alla “schigionera” 

In Vino Veritas, Vermentino di Sardegna DOC: zuppa di granchi cremosa con pistilli di zafferano

Cavè Rosé di Una Notte, Colli del Limbara Rosato IGT: aragosta alla catalana

Cangrande.17, Colli del Limbara Rosso IGT: crostini di pernice in umido (o variante con la quaglia)

Nessuno, Colli del Limbara Rosso IGT: Cinghiale in agrodolce e polenta

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La Quercia Scarlatta

La Quercia Scarlatta

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I vini "di famiglia" nella tradizione marchigiana

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’azienda nasce da un’idea lontana. Mia moglie in primis voleva un progetto più che una cantina. Un progetto che fosse in linea con il desiderio di mantenere vive le nostre tradizioni e per passarle poi ai nostri figli.

Ideale era un’azienda agricola nelle Marche dove ancora oggi è possibile a progetti piccoli ed integrati con la natura. Infatti, abbiamo acquistato più di 10 anni fa un piccolo rudere ed un fienile. Abbiamo trasformato il rudere in casa ed il fienile in una struttura in grado di farci produrre il vino, l’olio e con queste materie prime di base, creare una piccola linea di ecobiocosmesi.

L’attività preponderante è la cantina ma il fatto di avere il nostro frantoio e la produzione della biocosmesi, ci permette di rimanere piccoli ed artigianali.

Quali sono i vini che producete?

Le nostre vigne sorgono in collina a circa 250 m s.l.m. Sono esposte a sud e godono dei venti marini. Sono tutte coltivate in Biologico e sono state parzialmente ripiantate dove una volta sorgevano i vigneti di Maceratino, un vitigno autoctono prodotto nei dintorni di macerata. Trattasi di un vitigno autoctono che oggi viene denominato Ribona.

È uva a bacca bianca che ci permette di produrre il nostro IGT Bianco Marche Uve Bianche

Sempre a bacca bianca abbiamo piantato l’Incrocio Bruni ( Verdicchio e Sauvignon) che mescolato al Ribona (60/40)  ci regala il Marchese Japo, un Colli Maceratesi DOC secco, interessante e piacevole da bere durante gli aperitivi.

Sempre con il Maceratino (Ribona) produciamo un passito nominato Dolce Rachele.

Passando alle uve a bacca rossa, abbiamo in campo diversi vitigni: i maggiori sono Sangiovese, Merlot, Montepulciano, mentre abbiamo pochi filari anche di Syrah, Petit Verdot e Cabernet. Questi ultimi filari danno delle note di eleganza e contraddistinguono i nostri tre Rossi, che sono:

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Tutti i nostri vini sono nostri. I loro nomi sono dedicati ai nostri ragazzi: Jacopo, Giovanni e Rachele. Il Gustav è dedicato al nonno, papà di mia moglie nonché colui il quale ci ha fatto capire che non è mai troppo tardi per iniziare un progetto nuovo.

Quindi, dire che abbiamo un vino del cuore significherebbe sminuire l’importanza di uno dei nostri ragazzi, e questo non possiamo proprio farlo!

In questi giorni abbiamo messo nei tini a maturare un vino completamente nuovo: si tratta di un rosso senza solfiti aggiunti.

Credo che per tutti noi questo, che ancora non ha un nome, diventerà il nostro vino del cuore dato che lo stiamo provando da anni e finalmente ci sentiamo pronti per portarlo sul mercato a inizio 2021.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Secondo il nostro pensiero, non esiste un progetto che può riuscire senza il corretto mix tra tradizione e innovazione. In termini enologici, e soprattutto considerando la produzione di vini bio, la tecnologia è fondamentale per produrre in qualità. 

Ci è sembrato giusto però piantare e produrre quei vitigni dalle origini nobili e del territorio che tanto hanno dato a questa regione prima che le campagne fossero lentamente abbandonate.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

I vini sono abbinabili a tanti piatti. Mi piacerebbe però indicare un abbinamento particolare che  ho imparato durante una serata particolare e che non mi sarei mai aspettato nonostante pensassi di conoscere a fondo i nostri vini:  Il baccalà in umido abbinato al nostro Il Giovo, risulta un connubio straordinario che incanta il palato.

Quindi con questo abbinamento ho imparato due cose.

  1. Non è vero che i rossi non possono accompagnare piatti di pesce
  2. Non si impara mai abbastanza

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Anzivino

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Anzivino

Andare controcorrente pur rispettando i canoni tradizionali

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La voglia di affrontare nuove sfide insieme alla passione per il mondo del vino è stata la motivazione che ha spinto me insieme a Sabrina a trasferirci  nel Nord Piemonte patria del nebbiolo: a Gattinara.

Nel 1998, dopo aver acquistato terreni e ristrutturato una vecchia distilleria nel centro storico di Gattinara abbiamo iniziato a coltivare i vigneti e a produrre  il Gattinara e il Bramaterra.

Nella famiglia di Sabrina, il bisnonno, originario di Romagnano Sesia, il era bottaio soprannominato “Ciupasell” (trad. “aggiusta botti”) che osò curare la peronospora con la poltiglia bordolese spennellando i grappoli uno ad uno e ottenendo grandi risultati, tanto da guadagnarsi diplomi di merito già nei primi del ‘900.

Un po’ come per il bisnonno, la curiosità e l’attenzione per la qualità ci hanno sempre contraddistinto, ma soprattutto la voglia di sperimentare nel rispetto della tradizione ci ha dato nuovi stimoli e soddisfazioni. La nostra è una piccola realtà che per filosofia aziendale ha puntato su quantitativi di produzione limitati ma estremamente curati in ogni dettaglio, ed è proprio questo che ci caratterizza.

Quali sono i vini che producete?

I vini prodotti sono le eccellenze del Nord Piemonte: il Gattinara DOCG, il Bramaterra DOC e il Coste della Sesia Nebbiolo DOC.

Il vitigno re di queste zone è il Nebbiolo con tutte le sue caratteristiche e diversità in base al “terroir”. Cerchiamo di preservarne tutte le sfumature partendo da una accurata selezione in vigna; la fermentazione viene fatta in legno passando poi  alla lunga macerazioni e  all’affinamento in botti di Rovere e in bottiglia.  

Il lavoro che in assoluto più mi appassiona è seguire l’evoluzione dei vini in cantina; ciò richiede una costante attenzione e sensibilità;  saper coglier il momento giusto per ogni singolo processo  preservare  l’integrità dei  profumi e degli aromi del vino è una sfida per me quotidiana .

anzivino

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Senz’altro il Gattinara!

Una delle caratteristiche del Nebbiolo è la longevità. L’evoluzione dei profumi e degli aromi nel tempo è proprio una sua prerogativa. Ne derivano un perfetto equilibrio di profumi di frutta matura come prugne e ciliegia, note floreali di viola di bosco, che si evolvono poi verso eleganti note speziate. Fine e secco al palato il Gattinara è un vino che ancora dopo 10 anni ha molto da raccontare!

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Mi piace andare controcorrente pur rispettando i canoni tradizionali, credo nella personalizzazione di qualsiasi forma d’arte e il vino per me  è una forma d’arte!

L’utilizzo di botte di medie dimensioni ci pone a metà tra tradizione e innovazione.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Il mio abbinamento preferito con il Nebbiolo di lungo invecchiamento in generale sono i formaggi di lunga stagionatura, insaccati di montagna come la Mocetta Valsesiana e carni rosse non a lunga cottura. Tra le carni prediligo l’abbinamento con la tagliata di Fassona Piemontese con rucola e grana. 

Del resto come diceva Mario Soldati quando ha conosciuto il Gattinara ha scritto : “ ….un sorso di Gattinara pur che vero, s’intende. Non chiedo di più”.

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La Grazia

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La Grazia

Il nostro obiettivo? Innovazione nella Tradizione

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Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

LA GRAZIA” nasce dalla passione di Paolo Oberti per il vino e per il suo territorio, la Valtellina.

Sin da bambino si è avvicinato a questo mondo che lo ha sempre affascinato. Già la “tata” Gina, infatti, lo portava in vendemmia con la sua famiglia, gli faceva pigiare l’uva con i piedi e poi era il turno della cantina dove il suo compito era lavare le botti.

Negli anni ’90 il progetto cominciò a prendere forma. Paolo comprò le prime vigne da dipendenti della Oberti S.r.l., storica azienda di famiglia dal 1919, che andando in pensione avevano la preoccupazione che nessuno dei loro figli fosse intenzionato a proseguire l’attività di coltivazione dell’uva.

Con gli stessi dipendenti egli fece un accordo: le vigne che gli avrebbero venduto sarebbero rimaste a loro uso sino a quando gli fosse stato possibile lavorarle.

Poi la svolta: nel 2012, ispirato dalla moglie Grazia e appoggiato da tutta la sua famiglia, pensò di unire amore e passione per il vino ad un profondo attaccamento alla sua città, Tirano.

Nacque così “LA GRAZIA” un progetto nuovo ed entusiasmante in cui tutta la famiglia Oberti crede e confida molto.

Quali sono i vini che producete?

Attualmente “LA GRAZIA” ha in cantina disponibili 8 etichette di cui:

  • 4 ROSSI: segno particolare 100% Nebbiolo, come vuole la tradizione, con una gamma valtellinese completa DOC e DOCG tutta da scoprire;
  • 2 BIANCHI fermi: uno, sorprendente nella sua atipicità, da uve 50% Pinot Bianco, 30% Rossola N. e 20% Pignola N. e l’altro (Zerovero) invece una vera innovazione, con base un mix di uve provenienti da vitigni Piwi, resistenti geneticamente alle malattie della vite;
  • 2 SPUMANTI METODO CLASSICO: un brut bianco e un brut rosé, una vera e propria scommessa sulla potenzialità delle bollicine in Valtellina.

Una produzione che dalle 8.000 bottiglie della prima vendemmia 2015 ha raggiunto il target quantitativo prefissato di 25.000 / 30.000 bottiglie, con un totale, ad oggi, di circa 4 ettari lavorati.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il “vino del cuore” dell’azienda vitivinicola è senza dubbio lo Sforzato di Valtellina, vino pregiato ed estremamente iconico per la zona. È realizzato con l’uvaggio principe della Valtellina, Nebbiolo al 100%, lasciato poi appassire per lungo periodo dopo la vendemmia.

Fortemente rappresentativo per la Valtellina e per Tirano in quanto, proprio qui, la viticoltura è sviluppata su terrazzamenti “aggrappati” ai ripidi pendii delle montagne. Lavorare queste vigne, piccole ed estremamente frazionate, è molto impegnativo e faticoso. Nessuna lavorazione può essere meccanizzata e anche la vendemmia viene effettuata rigorosamente a mano in cassette.

Considerato tutto questo si spiega perché VITICOLTURA EROICA e perché SFORZATO. Per “LA GRAZIA” altrettanto significativo è il nome di questo vino: Fiori di Sparta.

Dedicato infatti all’omonima associazione di famiglie con ragazzi diversamente abili, che ha sede nello stesso luogo della cantina, fa capire quanto sia importante il sociale nella visione aziendale.

Motivo di orgoglio, infatti, è la collaborazione saltuaria con questi ragazzi in alcune fasi, dalla raccolta alla torchiatura dei primi anni con un torchio manuale.

Vederli così impegnati e così entusiasti è una spinta enorme a fare sempre meglio e a ricordare qual è la cosa più importante da alimentare sempre: la passione.

Scopri i vini di La Grazia su Wineowine

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Domanda a cui, nel caso della cantina “LA GRAZIA”, è molto semplice rispondere-. “Il nostro obiettivo? Innovazione nella Tradizione” recita lo slogan dell’azienda.

Eccola quindi presto identificata chiaramente nel ruolo di innovatrice.

La tradizione valtellinese è qualcosa di fenomenale e grandioso, importantissimo da preservare e da tramandare culturalmente. Non a caso l’azienda è in prima linea quando si tratta di recupero degli incolti o, cosa che stupisce ancor di più, riconversione degli impianti alla forma di allevamento originale quindi ad Archetto valtellinese, ultimamente dai più sostituito con il Guyot per gli inferiori costi di lavorazione.

Quello che però differenzia ed unicizza “LA GRAZIA” sono quei prodotti atipici per la Valtellina come i 2 vini bianchi fermi e i 2 spumanti metodo classico citati prima. Frutti di una continua ricerca accompagnata ad un’attenta sperimentazione sono certamente i prodotti più “sfiziosi” di una cantina tutta da scoprire.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Quando si parla di Valtellina associata al cibo non si può fare altro che proporre i classici pizzoccheri DOP.

Tante le ricette tra le proposte paesane poiché ogni località ha un po’ il suo modo di prepararli e cucinarli.

Per quanto riguarda l’abbinamento di un vino su questo piatto notoriamente si indica un bel rosso strutturato della tradizione come il nostro GOCCIA – Valtellina Superiore DOCG o addirittura, perché no, un FIORI DI SPARTA – Sforzato di Valtellina DOCG per gli amanti di questa tipologia.

Una chicca però per i più audaci? Da provare è assolutamente il pizzocchero accompagnato dallo Spumante bianco “LA GRAZIA” Metodo Classico.

Una vera sorpresa che rappresenta un bell’esempio di innovazione nella tradizione!

la grazia

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Baldissero

Le interviste di Wineowine

Baldissero

Una vinificazione piemontese "fatta in casa"

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Bisogna rispettare la materia prima e valorizzarla al meglio. Ecco perché abbiamo scelto le barrique a posto delle tradizionali botti grandi

Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Nel 1953 mio nonno Guido ha acquistato la vigna di fronte alla propria casa. Dagli anni ’50 ad oggi le uve prodotte nei nostri 7 ettari di vigneti sono state conferite ad importanti cantine della nostra zona.

Dal 2016 dopo gli studi presso la scuola enologica di Alba e dopo una decina di anni di esperienza come enologo in altre cantine della zona, ho deciso di vinificare parte delle nostre migliori uve per produrre vini con una nostra etichetta.

Quali sono i vini che producete?

Produciamo il Barbaresco, il Langhe Nebbiolo, il Dolcetto d’Alba, la Barbera d’Alba ed un Langhe Rosso prodotto con uve Syrah.

La vinificazione è fatta in vasche d’acciaio a temperatura controllata con lieviti esclusivamente indigeni. L’affinamento avviene in barrique di rovere francese ad esclusione del dolcetto che viene affinato in acciaio

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Sicuramente il Barbaresco è il vino che più valorizza il nostro territorio. Ma il Dolcetto è forse il vino che più mi ricorda l’infanzia passata nei filari ed in cantina.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Sicuramente bisogna rispettare la materia prima e valorizzarla al meglio.

Io ho deciso di utilizzare ad esempio solo barrique per l’affinamento dei nostri vini e non ad esempio le classiche botti grandi.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Il Dolcetto è il vino che si può abbinare per eccellenza a tutto il pasto.

Il Bebbiolo nella versione Langhe ed il Barbaresco si abbinano e primi piatti e secondi di carne.

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Cantine Scolari

I vini del Garda

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Essere innovatori rispettando le tradizioni [...] è la sfida più entusiasmante che vogliamo affrontare nella nostra cantina

Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

La Storia dell’azienda nasce nel 1929 a Raffa di Puegnago grazie all’intuizione e tenacia del fondatore Pietro Scolari, padre di 6 figli che nel corso degli anni lo affiancheranno e faranno crescere il nome e l’importanza delle Cantine Scolari. 

È nel 2019 e grazie ad Antonio Goffi, imprenditore di Polpenazze d/G, che l’azienda svolta e viene rilanciata con grande voglia a riprendersi il ruolo da protagonista che ha avuto per tutto il secolo scorso. Dalle innovazioni tecnologiche per la produzione ad una immagine tutta nuova con la creazione di nuove linee di prodotto di grande qualità.

Quali sono i vini che producete?

I vini che vengono prodotti sono i vini Doc Riviera del Garda Classico Rosso, Groppello e Chiaretto e il Lugana Doc. Tutte le tipologie cono suddivise in due linee di prodotto con peculiarità diverse. 

La Linea Classic che vuole raggiungere il grande pubblico con vini di grande qualità al giusto prezzo e la Linea Premium dedicata a chi vuole ricercare l’eccellenza di gusto godendo di un packaging ricercato. 

I vitigni utilizzati per la produzione dei rossi e rosati sono quelli consentiti dal disciplinare con percentuali variabili del vitigno autoctono Groppello che variano dal 20 al 85%. Per il Lugana Doc viene utilizzato unicamente il Trebbiano (o Turbiana) di Lugana.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il vino che vogliamo sia nel breve il vino che ci rappresenti è il Chiaretto perché è l’espressione di un territorio, di un vitigno autoctono come il Groppello e di una area geografica straordinariamente bella e coinvolgente come è la sponda bresciane del lago di Garda.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Essere innovatori rispettando le tradizioni, le caratteristiche di un territorio e di un vino sono la sfida più entusiasmante che vogliamo affrontare nella nostra cantina. Le nuove tecnologie saranno di aiuto in cantina per far crescere e esaltare le qualità che da sempre vengono riconosciute ai vini del nostro territorio.

polpenazze

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Per il Lugana senza dubbio i primi piatti saporiti a base di pesce, crostacei e carni bianche.

Per il Rosso Groppello e per il Rosso Superiore le carni grigliate, i salumi e i formaggi del territorio si sposano perfettamente alla sapidità e mineralità equilibrata dei nostri vini.

I chiaretti si abbinano sia col pesce di Lago (Luccio alla Portesina) che col pesce di mare ma la grande duttilità li rendono azzeccati anche con le carni bianche e le carni grigliate.

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Dieci Prese

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Due secoli di lavorazione del territorio e delle uve

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Il nostro è un lavoro di attenzione con una trasformazione rispettosa nell’intento di esaltare le caratteristiche pedoclimatiche di ciascun vigneto

Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

L’attività dell’Azienda Agricola X Prese inizia quasi due secoli fa e da allora è sempre stata nella conduzione diretta della famiglia Putti. A quest’epoca risale anche il nome dell’azienda stessa: i territori di bonifica venivano tradizionalmente divisi in “Prese”, vasti appezzamenti di terreno asserviti ad un’idrovora o facenti parte di forme consortili dedicate al coordinamento delle opere per il deflusso delle acque. La decima presa era il terreno dell’attuale azienda agricola.

L’attività viti-vinicola ha caratterizzato da sempre l’impegno aziendale. Scritture contabili testimoniano lavorazione di uve e vendita di vino fin dai primi del ‘900. La produzione si concentra fin da principio sul vitigno tipico della zona, il “FRIULARO”.

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Quali sono i vini che producete?

La scelta aziendale è quella di creare tutte le possibili declinazioni del Friularo. Attualmente ne sono in vendita due:

  • LONGHIGNOLA: Merlot e Cabernet Sauvignon incontrano il Friularo (precedentemente appassito) tramite un antico metodo di vinificazione: il governo alla Toscana. L’invecchiamento in tonon amalgama i sapori fruttati maturi dell’uva in appassimento con le note erbacee del Merlot e Cabernet Sauvignon, risultando in un vino caldo e rotondo con una leggera nota acida.
  • PRESETTE: Rifermentato naturale rosato, 100% Friularo. Presette è un vino giocoso, con un colore che vira tra il rosa pastello e il rosa acceso. Al naso emergono note fragranti di arancia e melograno. L’acidità lo rende tagliente e austero al palato, ma viene controbilanciato da una persistente e divertente bollicina. Al sorso è fresco con una piacevole nota floreale.

Il nostro intento è di chiudere la nostra linea di vini con un metodo classico e un passito nel prossimo 2021.

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Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Sicuramente il Longhignola rappresenta la tradizione dell’azienda (si produce da parecchio tempo), ma il Presette è la novità di quest’anno, quindi è innovazione qui a X prese.

Questa domanda è difficile… come puoi scegliere tra due figli?

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Dieci Prese

Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

Sicuramente la scelta di specializzarsi solo su il Friularo, che è l’uvaggio tipico del nostro territorio, è sinonimo di quanto noi ci teniamo alle nostre tradizioni.

Allo stesso tempo ci sentiamo innovatori, perché non perdiamo occasione per rivoluzionare e modernizzare tutti gli aspetti del nostro lavoro e della nostra amatissima azienda.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

Chi è che non ama un bel fritto misto di pesce in estate? Il Presette ha la bollicina perfetta da abbinare a tutti i piatti di pesce e crostacei.

Il Longhignola trova la sua massima espressione con tutta la carne rossa, o con un bel stufato, in una fredda serata invernale. Ti scalda il cuore.

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Aquila del Torre

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L'attenzione alla natura per il vino migliore

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Il nostro è un lavoro di attenzione con una trasformazione rispettosa nell’intento di esaltare le caratteristiche pedoclimatiche di ciascun vigneto

Come nasce la vostra passione per la produzione di vino?

Aquila del Torre è un’azienda a vocazione familiare: Claudio Ciani acquistò la tenuta nel 1996 e oggi l’azienda è seguita dal figlio Michele, che è agronomo e ha deciso di fare l’esperienza di un’agricoltura “vivente” più sana, rispettosa dell’ambiente e delle persone, in grado di esprimere tutte le sfumature di un territorio dalle caratteristiche pedoclimatiche uniche.

Dal 2013 l’azienda Aquila del Torre ha messo in atto pratiche biodinamiche e ottenuto la certificazione da agricoltura biologica. Le piante hanno bisogno di un ambiente ricco nella sua biodiversità: un terreno vitale, gli animali e l’uomo collaborano attivamente all’equilibrio di questo sistema.

Quali sono i vini che producete?

La parte vitata della tenuta si estende per diciotto ettari in zona collinare all’interno di un bosco e i vigneti sono disposti su pendii molto scoscesi che formano uno splendido anfiteatro.

Per agevolare la coltivazione manuale, assicurare alle viti un’esposizione ottimale e gestire un perfetto drenaggio delle acque, il versante della collina è stato profilato con piccoli terrazzamenti, sui quali dimora un solo filare per banchina.

Le varietà rosse Merlot e Refosco dal peduncolo rosso, sono piantate nel cuore dell’anfiteatro e sul girapoggio della collina esposta a sud. Le esposizioni a est sono destinate alla varietà Sauvignon Blanc, quelle orientate a ovest per la varietà Friulano. Sulla cresta della collina troviamo il Picolit e il Riesling renano.

Qual è il vostro 'vino del cuore'?

Il Riesling occupa la parte più alta della collina, a 350 metri sul livello del mare. Il vigneto è stato messo a dimora nel 1999 e da questa posizione è possibile scorgere verso sud i riflessi della laguna dell’Alto Adriatico. Il suolo è composto da uno strato di roccia madre affiorante ed è in grado di influenzare notevolmente le qualità organolettiche del vino.

Inizialmente pensato per produrre un vino bianco frutto dell’assemblaggio di più varietà, oggi si distingue per il modo in cui è traduttore dell’alta collina di Savorgnano del Torre. Dalla vendemmia 2007 è vinificato in purezza e si contraddistingue per una forte personalità.

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Tradizione o innovazione: qual è il vostro leitmotiv?

La lavorazione del terreno e il mantenimento della fertilità del suolo sono i capisaldi di tutta la gestione agronomica dell’azienda. L’utilizzo di attrezzature specifiche per l’arieggiamento del suolo e la buona pratica agronomica del sovescio permettono l’accrescimento radicale delle viti per intercettare gli strati di flysch più profondi. In vigna si semina a mano e si lavora con l’aiuto dei cavalli, che integrano l’utilizzo degli attrezzi meccanici.

Passeggiando nella tenuta è possibile scorgere due gruppi di arnie che sono posizionate sul confine tra vigneto e bosco. Le api danno un contributo straordinario in vigna: preservano l’acino cicatrizzando le parti rovinate dell’acino, fungono da vettore dei lieviti sulla buccia favorendo le fermentazioni in cantina e preservano biodiversità ambientale. Le uve, che adesso provengono da vigneti la cui età media è circa trent’anni (le vigne storiche di Friulano e Picolit risalgono agli anni ’60), vengono raccolte manualmente a seconda del grado di maturazione, operando una selezione minuziosa, e in seguito vinificate separatamente.

In cantina prosegue il lavoro di attenzione con una trasformazione rispettosa nell’intento di esaltare le caratteristiche pedoclimatiche di ciascun vigneto. In cantina si preferiscono contenitori di materiale poroso e con effetto neutrale sul contenuto per enfatizzare le differenze varietali e l’origine territoriale. Nel corso degli ultimi anni ai classici serbatoi di acciaio inox sono stati affiancati contenitori in rovere di più passaggi e vasi vinari in cemento a forma ovoidale. 

La vinificazione con lieviti indigeni, attraverso la tecnica del “pied de cuve”, e la permanenza prolungata sulle fecce fini sono i punti fermi nelle attività di cantina per la produzione dei vini bianchi. Invece, le uve rosse subiscono delicate macerazioni e la ricerca è rivolta verso l’estrazione delle caratteristiche più fini e i vini rossi rimangono per qualche anno in affinamento in bottiglia.

Come possiamo abbinare i vostri vini in tavola?

L’asparago bianco è un prodotto tipico della zona a nord di Udine, vicino a Savorgnano del Torre. I turioni bianchi vengono raccolti dalla fine di aprile ai primi giorni di giugno. Lo Sclopit, un’erba spontanea primaverile dal nome diverso a seconda della regione (sclopit, appunto, in Friuli Venezia Giulia, carletti in Veneto, erba del cucco, ecc. ecc.) il cui nome scientifico è Silene Rigonfia o Vulgaris, è uno degli ingredienti più particolari che si ritrova nella cucina friulana

Preparazione della ricetta: Prendete degli asparagi bianchi di prima qualità, meglio se biologici, mondateli e dimensionateli a piacimento. Imbustateli a 3 a 3 in dei sacchetti per sottovuoto per cottura. Aggiungete una noce di burro e un rametto di timo e chiudete i sacchetti. Cucinate in forno a vapore per 15 minuti. A parte preparate una maionese con dell’erba cipollina e dei germogli di sclopit. 

A cottura terminata componete il piatto con gusto decorativo, magari con uovo sodo a scaglie a lato. Assaggerete così degli ottimi asparagi abbinati a Riesling Aquila del Torre.

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