ARCA Le nostre cantine | Pagina 2 di 6 | Wineowine

Torre a Oriente

Torre a Oriente

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Siriana è il vino dedicato alla mia nonna materna che si chiamava così in onore della Siria, terra che tenne prigioniero il padre in tempo di guerra. Il papà mandava a dire che se fosse nato un maschio poteva decidere liberamente il nome ma se fosse nata una femmina assolutamente si doveva chiamare Siriana.

Patrizia Iannella

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La passione nasce dalla curiosità di voler verificare quanto potesse impattare la tecnica culturale, piuttosto che l’enologia, sugli aromi dei vini bianchi o rossi.

Sin da piccola ero affascinata dallo sguardo innamorato e pieno di mio padre, dalla luce che traspariva dal suo volto dopo aver trascorso intere giornate a curare le vigne. Poi, durante il percorso universitario la voglia di vedere, capire, sperimentare, scoprire, il potenziale della “Terra” e della “mano sapiente dell’uomo”, senza la chimica. Il richiamo alla terra è forte. I genitori la vorrebbero, avvocato, medico… Lei fa il diavolo a 4 e si iscrive ad Agraria e durante gli studi universitari, l’azienda prende vita.

Nel 2002 subentra in azienda ed avvia il rinnovo. Siamo nel Parco regionale del Taburno, alle pendici del Monte Pentime, che domina la Valle Telesina e forma la testa del massiccio della Dormiente del Sannio che si estende fino alla valle Caudina.

TORRE A ORIENTE, prende il nome da una delle Torri medievali del Castello feudale di Torrecuso, paese arroccato su una delle alture del monte Pentime; la Torre di proprietà di un antenato non è più possibile visitarla ma è rivolta proprio verso i terreni della famiglia; terreni da cui voleva tirare fuori il meglio, il futuro di un territorio che ha sempre fatto viticoltura ma che ha bisogno dargli una marcia in più, puntare forte sui vitigni principi e farli esprimere al meglio secondo le moderne forme allevamento, rispettando l’ambiente, il territorio, la tradizione e soprattutto il frutto.

Il desiderio è raccontare la storia attraverso gli occhi dei nonni e le braccia dei genitori, trasformare le loro esperienze, far cogliere le loro emozioni e portarle in un bicchiere che racconta tutto quello che la nostra terra ci dona.

Il sogno: portare la bandierina di TORRE A ORIENTE in tutto il mondo lasciando una bottiglia che racconti di un piccolo paese nell’entroterra Sannita ove le viti ornano i pendii collinari e danno succulenti frutti.

Quali sono i vini che producete?

Sino al 2017 sono presenti in azienda monovitigni di Aglianico e Falanghina da cui sono nate le nostre 7 referenze tutte differenziate tra loro per tecnica culturale, sistema di vinificazione.

Esclusa da qualche anno la Gioconda dopo l’estirpo della Malvasia, reintrodotta quest’anno come Coda di volpe, ultimo nato, il Gioioso a base Barbera in uscita a Giugno.

I nostri vini sono dunque Siriana (Taburno Falanghina del Sannio). Biancuzita (Falanghina del Sannio DOC), Rosinella (Aglianico del Taburno IGP/DOC/DOCG), Janico (Sannio Aglianico DOC), U’ Barone (Aglianico del Taburno DOCG), Don Curzetto (Aglianico del Taburno DOCG Crù) e Spumante di Falanghina del Sannio DOP 22.

Tutte le etichette vanno raccontate, devono avere una storia; uno spumante serve o per iniziare o per concludere un pasto, festeggiare un avvenimento o un evento. Il nostro 22 nasce nel 2014, quando abbiamo ripreso un simbolo che Oasis ci ha preparato per il giorno del nostro matrimonio, un cuore formato da 2 numeri 2…”due cuori non si incontrano per caso”.

Non a caso, infatti, Giorgio ed io ci siamo conosciuti il 22 ottobre del 2011 e il 22 ottobre 2012 ci siamo sposati, la somma delle nostre date fa 22 ed il 22 nella smorfia napoletana sono i pazzi; tutto un incrocio di numeri per cui non potevamo che scegliere per il nostro primo spumante il simbolo del nostro amore, un inno alla felicità e alla gioia.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Siriana è il vino dedicato alla mia nonna materna che si chiamava così in onore della Siria, terra che tenne prigioniero il padre in tempo di guerra.

Quando la mamma rimase incinta, dopo poco il papà partì per il fronte africano della guerra 15/18, fu fatto prigioniero e in quel tempo le comunicazioni erano lente e difficili e solo attraverso i comuni e i fronti, dopo un mese dalla nascita, credendo fosse morto, quasi si pensava di registrare la bambina, quando arriva il messo comunale portando notizie del papà, era vivo ma era prigioniero, e mandava a dire che se fosse nato un maschio poteva decidere liberamente il nome ma se fosse nata una femmina assolutamente si doveva chiamare SIRIANA, senza mai capire se fosse in omaggio ad una terra che comunque lo adottò come figlio o a qualche donna del luogo.

Nonostante sia il nostro vino di “entrata” negli anni ha avuto numerosi ed importanti riconoscimenti, ultimo in ordine di tempo è stato il premio VITAE con le 4 viti dell’AIS ed è stata l’unica Falanghina premiata e presente in guida.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Cerchiamo di far in modo che sia sempre tutto in perfetto equilibro, rispetto per le tradizioni e l’ambiente innanzi tutto, coadiuvando ciò con le innovazioni tecnologiche, soprattutto in campo, continua ricerca, macchine all’avanguardia, tecnologie poco invasive o con limitato ausilio della chimica.

Recente l’idea di produrre vini freschi e quindi l’innovazione tecnologica che coadiuva l’esigenza di mercato senza dimenticare mai il terroir, i vitigni storici.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Spumante 22
Il corpo, la struttura, il perlage gli permetterebbe di sostenere qualsiasi pietanza a tutto pasto, ma l’abbinamento ideale rimane con verdure pastellate, fritti misti, cuoppo di pesce fritto, antipasti

Siriana
Il nostro abbinamento preferito è con la mozzarella di Bufala Campana e pomodorino verneteco Sannito. Ottima anche su spaghetti a vongole e carni bianche ma anche su pesce al forno o in umido.

Biancuzita
Il nostro migliore abbinamento è risultato con tagliolini con il tartufo bianco di Ceppaloni e insalata di farro decorticato ai profumi del mediterraneo (ricetta tramandata da nonna Gioconda, inizialmente fatta con il grano,) perfetta anche con cardoncelli e porcini, pesce grigliato, erborinati dolci e semi stagionati oltre che con caprini

Rosinella
Ottimo vino per aperitivi e momenti conviviali (con quadrotti di polenta arrostita, rustici con erbe di campo, focacce, panbrioches etc etc). Perfetto sulla pizza.

Janico
Vino a tutto pasto. Ideale per zuppa di legumi con castagne e salsiccia, fagioli con le cotiche, taglieri di salumi e grigliate miste.

‘U Barone
Ottimo l’abbinamento con ammugliatello arrosto. Superbo con selvaggina, primi piatti complessi (cannelloni, lasagne, parpaddelle al cinghiale), parmigiana di zucca o melanzane. Accompagna molto bene formaggi stagionati (pecorino di Laticauda, caciocavallo di Castelfranco in miscano)

Don curzetto
Vino da meditazione.
Perfetto con culatello di maiale nero, con Tagliata dell’appennino centrale EVO e sale integrale, con erborinati complessi e stagionati. Con il dolce perfetto con cantucci e crostate di visciole.

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Emilio Sciacca

Emilio Sciacca, i vini alle pendici dell'Etna

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Ci piace semplicemente di più il vino che sa di uva, di terra, leggermente rustico alla vista, al naso ma soprattutto al palato.

Emilio Sciacca

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La passione di Emilio Sciacca per l’Etna e il buon vino nasce circa 20 anni fa. Da appassionato viaggiatore, comincia a girare i territori più vocati alla vinificazione di eccellenza.

Il vino diventa quindi il giusto compagno di innumerevoli momenti piacevoli della sua vita. Per molti anni questa passione rimane, per lui, comunque un hobby.

A partire dal 2005 Emilio lascia pian piano l’attività di ricercatore in ingegneria per entrare nel turismo naturalistico, sportivo ed enogastronomico accogliendo altri viaggiatori e facendoli innamorare della nostra terra con esperienze avvolgenti dove il vino ha sempre un ruolo aggregatore.

Il sogno certamente era quello di potersi cimentare per il proprio vino e prendersi cura delle vigne.
L’opportunità di acquistare uno storico palmento con vista Etna, dove si è vinificato per secoli, segna l’inizio di una nuova era da produttore vitivinicolo.

Quali sono i vini che producete?

Produciamo 3 vini: due rossi ed un bianco. Il rosso da bere giovane si chiama Rossobrillo. Le uve di questo vino sono da vigne giovani di Nerello Mascalese e la macerazione di una settimana. Questo vino si potrebbe addirittura bere leggermente fresco in estate.

Il rosso da invecchiamento si chiama Neromagno. Si tratta di un Etna Rosso strutturato e complesso che proviene da una vigna antica ad alberello di circa 70 anni di Nerello Mascalese. Il 30% della massa affina in legno di botte grande.

Il bianco denominato Biancopiglio è un Etna Bianco abbastanza originale, infatti anche se la maggioranza delle uve è di carricante, ne contiene anche altre meno comuni sul vulcano specialmente negli ultimi anni. Il cataratto, il grecanico dorato, la minnella bianca, la coda di volpe e l’inzolia si trovano insieme al carricante nella stessa vigna vecchia e danno al vino nel colore e nei profumi un tocco appunto di originalità.

Tutti i vini sono vinificati con fermentazioni spontanee, senza lieviti aggiunti e non vengono filtrati o chiarificati.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il mio vino del cuore è il Rossobrillo. Tutto dedicato agli anni della gioventù e a mio figlio Leonardo.

Ne sono prova Il nano pargolo e monello in etichetta e il progetto di un vino da bere facilmente senza cercare un’occasione speciale ma che si adatta a quelle infinite sere in cui basta il buon umore ed una bottiglia di vino sincero per stare bene in compagnia.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Direi che ci sentiamo più conservatori, soprattutto rispetto al gusto dei vini.

Ci piace semplicemente di più il vino che sa di uva, di terra, leggermente rustico alla vista, al naso ma soprattutto al palato. Rispetto alle metodologie di lavoro non vogliamo rifiutare qualunque tipo di innovazione.

Crediamo che si possa fare un grande sforzo di ricerca per migliorare la viticoltura e l’enologia ma solo avendo come faro il rispetto della natura e della salute del consumatore. Se questa ricerca è fatta sul territorio, da una comunità di produttori e soggetti locali che conoscono le difficoltà della zona, invece che arrivare da lontano ancora meglio. Nel dubbio di una innovazione che non ci lascia sereni continuiamo con i metodi dei nostri avi.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Ecco gli abbinamenti che ci piacciono: territoriali e tradizionali.

Il rossobrillo con i maccheroni alla Norma, la ricetta per eccellenza etnea quando si parla di primi piatti. Il tannino giovane pulisce bene la bocca dalla salsa di pomodoro e dalle melenzane fritte senza sovrastare il piatto con eccessivo corpo o struttura.

Il neromagno con il falsomagro alla siciliana. Si tratta di un piatto impegnativo dai sapori decisi ed intensi che merita un vino importante per tenergli testa.

Il biancopiglio con i calamari ripieni sta benissimo, specie se il calamaro viene sfumato con lo stesso vino. I profumi del vino vengono esaltati dalla scorza di limone usata per presentare il calamaro. La callosità del calamaro va’ di pari passo con il corpo e la masticabilità di questo bianco etneo.

Ecco la ricetta di nonna Rosalba dei calamari ripieni:

Ingredienti

  • 5 calamari grandi
  • 4 patate lesse
  • Uvetta 20 g
  • Capperi 20 g
  • Prezzemolo
  • 1 limone
  • Sale e pepe q.b.
  • Pangrattato 30 g

Pulire i calamari. Tagliare i tentacoli a pezzettini. Preparare un soffritto in padella con aglio (privato della sua anima) prezzemolo e olio di oliva. Appena l’aglio sarà appena dorato disporre i tentacoli, rosolare e sfumare con vino Biancopiglio di cantine Emilio Sciacca Etna Wine. Aggiungere pangrattato, uvetta e capperi, scorze di limone e sale q.b. Appena il pangrattato sarà appena tostato, spegnere il fuoco e aggiungere patate lesse e prezzemolo tagliato finemente. Mescolare bene, quindi il ripieno è pronto. Inserire per bene il ripieno dentro i calamari con l’aiuto di un cucchiaio e chiuderli con uno stecchino. Nella stessa padella, soffriggere aglio a pezzettini (senza anima) e prezzemolo.

Disporre i calamari e sfumarli con vino Biancopiglio di cantine Emilio Sciacca Etna wine. Chiudere la padella con coperchio e Continuare la cottura per 10 minuti circa a fuoco lento.

Il piatto è pronto!

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Azienda Camorali

Val d'Arda nel bicchiere: i vini di Azienda Camorali

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Ci sentiamo innovatori: la voglia di sperimentare cose nuove credo sia alla base dell'evoluzione, sia in campo lavorativo che non e la tradizione non è altro che un'innovazione del passato.

Tiziano Camorali

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

L’azienda nasce nel 1952 grazie a nonno Giovanni, la cui eredità professionale passa ai figli Pierluigi e Giorgio. A metà anni ’90 Pierluigi, rimasto unico titolare insieme alla moglie Lorella, provvede a una conversione totale dell’azienda ad indirizzo vitivinicolo, dismettendo la stalla.

Attualmente l’azienda è gestita dai figli Tiziano e Matteo che, aiutati sempre da papà Pierluigi, rappresentano la terza generazione alla guida dell’azienda.

Quali sono i vini che producete?

I vini che produciamo sono quelli classici della tradizione piacentina, con uvaggi quindi di Barbera e Bonarda principalmente per i rossi, e Malvasia di Candia Aromatica e Ortrugo per i bianchi; a questi si aggiungono uno spumante metodo Charmat a base Chardonnay e Ortrugo e un rosso fermo a uvaggio Barbera, Bonarda (Croatina) e Merlot. Tutti i vini sono prodotti con uve coltivate in azienda.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Se proprio devo scegliere un vino che rappresenta la nostra azienda direi Il Nicchio: vino frizzante rosso a uvaggio 70% Barbera e 30% Bonarda; un classico gutturnio frizzante (benché non rivendicato come DOC per una scelta aziendale), che rappresenta al meglio la tradizione piacentina, nonché primo e principale vino rosso prodotto in azienda.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Forse ci sentiamo più innovatori: la voglia di sperimentare cose nuove credo sia alla base dell’evoluzione, sia in campo lavorativo che non; sono anche piuttosto portato a pensare che la tradizione non sia altro che un’innovazione del passato.

Questo non vuol dire stravolgere completamente quelli che sono i vini “tradizionali” del territorio: semplicemente intendo dire che, accanto ad essi, si possono tranquillamente inserire nuovi prodotti che rispecchiano la filosofia del produttore; quello che è importante in un vino è che racchiuda all’interno il Terroir del luogo dove viene prodotto, dove per terroir non intendo solo il ritrovare nel bicchiere le caratteristiche fisico chimiche del terreno dove è coltivato, ma che questo rappresenti il territorio in senso generale, con tutti gli aspetti anche culturali che lo caratterizzano.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Per i vini bianchi frizzanti direi che gli abbinamenti migliori siano quelli con i salumi tipici piacentini e dei primi piatti delicati e non troppo saporiti. Unica eccezione per l’Aurelio che, essendo un po’ più dolce, si spossa meglio come vino da aperitivo. Per i rossi, sia fermi che frizzanti, gli abbinamenti consigliati sono sicuramente quelli con delle carni rosse, sia brasate che arrosto che alla brace.

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Barole di Bolaro, la Calabria nel bicchiere

Barone di Bolaro
Vini di Calabria

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Produciamo l'unico vino al mondo che subisce una fermentazione tripla, il Vernaccianera DOCG, anch'esso realizzato partendo dalla base della Vernaccia Nera di Serrapetrona.

Andrea Scarpati

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

L’amore per la natura e per la bellezza del nostro comprensorio sono alla base della nascita della cantina Barone di Bolaro. Fondata nel 2005 da tre fratelli, che con duro lavoro e tanti sacrifici hanno saputo trasformare questa passione in un mestiere, che tanti sforzi richiede ma che anche tanto sa restituire in termini di appagamento e di soddisfazioni personali.

Attraverso il contatto con l’ambiente e la natura circostanti, abbiamo potuto apprezzare le enormi potenzialità del nostro territorio e le condizioni microclimatiche ottimali che conferiscono all’ambiente calabrese un raro valore aggiunto di inestimabile qualità.

Ogni vino da noi prodotto, parla del nostro territorio ed è strettamente ad esso connesso, racchiudendo in sé, tradizione, storia e cultura dei luoghi di provenienza…. Passione e dedizione, rispetto per l’ambiente e metodi tradizionali che si intrecciano sapientemente con le più innovative tecnologie. È così che Barone di Bolaro porta avanti la sua storia, continuando ad investire sulla qualità per mirare all’eccellenza dei propri vini.

Quali sono i vini che producete?

L’attività dell’azienda comprende una produzione di soli vitigni autoctoni calabresi, delle proprie uve con 7 ettari di vigneti impiantati con Nerello Calabrese, Sangiovese e Malvasia bianca situati in provincia di Reggio Calabria e con altri 12 ettari di vigneti situati nel Comune di Cirò Marina coltivati a Gaglioppo e Greco Bianco, provenienti da conferitori vicini alla Nostra filosofia aziendale.

Dalla lavorazione delle nostre uve otteniamo vini a classificazione a Denominazione di Origine Controllata e ed Indicazione Geografica Tipica.

Tra i Vini a Denominazione di Origine Controllata annoveriamo:

  • Cirò Rosso Classico Superiore, ottenuto dalla lavorazione tradizionale in acciaio di solo vitigno Gaglioppo, vitigno a bacca rossa molto importante a livello storico, di origini Greche e diffuso esclusivamente nel territorio calabrese. Dopo i vari passaggi il vino ottenuto viene fatto affinare 6 mesi in piccole botti di rovere (usate al terzo passaggio) ed ulteriormente affinato in bottiglia per altri 6 mesi, prima di essere commercializzato.
  • Cirò Rosato che è ottenuto anche questo con sole uve Gaglioppo, vinificate in rosato, abbassando la temperatura delle uve e deraspando il grappolo prima della pigiatura, per preservare e garantire le caratteristiche freschezza, acidità e florealità tipiche del vitigno.
  • Cirò Bianco ottenuto da sole uve Greco Bianco, vitigno a bacca bianca che più caratterizza il territorio calabrese e che si sa ben esprimere in termini di freschezza, florealità e giusto equilibrio tra acidità e zuccheri.

Per quanto riguarda i vini a Indicazione Geografica Tipica produciamo:

  • Bruzio ottenuto dal blend tra Nerello Calabrese e Sangiovese di Calabria vitigni autoctoni coltivati in collina ad una altitudine che va dai 250 ai 500 mt, con ottima esposizione a Sud e che risentono delle correnti dello stretto di Messina. È un Vino molto importante di grande corpo e carattere, con buona struttura e grado alcolico di circa 14%Vol. Viene messo in commercio dopo un importante periodo di affinamento sia in botte che in bottiglia.
  • Chirone ottenuto dalla lavorazione di Nerello Calabrese e Gaglioppo, un vino giovane per scelta, che affina solo in acciaio, ben equilibrato, di struttura e colore notevoli, ideale per accompagnare il pasto veloce di tutti i giorni.
  • Semele vino bianco ottenuto dalla vinificazione di uve Greco Bianco e Malvasia Bianca, vino molto aromatico e fruttato, con una buona persistenza ideale sia per aperitivo che per accompagnare dei piatti a base di pesce o verdure.
  • Kalavrìa vino passito ottenuto dal doppio appassimento delle uve Greco Bianco, che sin da epoche greco romane ben si presta ad essere appassito. Se ne ottiene un vino molto caratteristico, fruttato, con note aromatiche molto rispondenti al territorio e con un ottimo rapporto zuccheri acidità, che ne fanno un passito molto ricercato e dalle caratteristiche inconfondibili, ideale non solo come vino da fine pasto in accompagnamento con i dolci, ma anche in abbinamento con formaggi duri stagionati o erborinati o da bere da solo come vino da meditazione.
  • Amouri vino Spumante Extra Dry è sapientemente ottenuto utilizzando blend di eccellenti vini bianchi che caratterizzano il nostro territorio ed armonizza sapientemente le componenti aromatiche e floreali dei vari vitigni. Si ottiene così uno spumante che si presenta secco, vellutato ed elegante. Si abbina piacevolmente ad antipasti di pesce ed è ottimo come aperitivo, o come base per cocktail alla frutta.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il vino che sicuramente ci rappresenta di più e con il quale riusciamo a “mettere tutti d’accordo a livello di gusti e di emozioni suscitate” è sicuramente il Kalavrìa, un passito che bene riesce a descrivere il territorio del sud della Calabria, con i suoi sentori, il calore e il “sentimento” che riesce a far emergere.

Anche se durante gli eventi di presentazione o le degustazioni ci piace sempre chiudere con questa frase:

Fermo, mosso, abboccato, deciso, fruttato, c’è un solo criterio per scegliere il vino giusto, ovvero capire quale si adatta meglio al proprio carattere, poiché “ciascun vino parla un linguaggio e ha un suo preciso temperamento, proprio come ognuno di noi”.

Ogni persona può trovare il proprio corrispettivo enologico: basta cercarlo!

Scopri i vini di Barone di Bolaro su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Ciascun vino proposto parla un linguaggio molto preciso, con un proprio temperamento, come la terra dalla quale proviene.

Il rosso intenso del colore, l’aroma ampio complesso ed elegante dei tannini, caratterizzano ed esaltano i nostri rossi in bottiglia. Il profumo della brezza di mare e la bellezza del sole si racchiudono nei toni dei nostri bianchi, quasi come un continuum tra la natura e la capacità dello stesso vino di rappresentarla in bottiglia, caratteristiche inequivocabili queste, che ci permettono di ottenere vini eleganti in cui tutti i componenti in perfetto equilibrio tra loro raggiungono una qualità perfetta che fa dei nostri vini, vini di prestigio.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Sicuramente i nostri rossi sono rossi importanti, di ottima struttura con corpo e grado alcolico importante, si prestano bene ad essere abbinati a primi piatti importanti e secondi piatti a base di carni rosse o selvaggina, ideali per accompagnare gli ottimi pasti importanti della cucina mediterranea. 

I bianchi invece si prestano bene in accompagnamento a piatti a base di verdure, carni bianche o piatti a base di pesce cotto o crudo.

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Terre di Serrapetrona

Terre di Serrapetrona

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Siamo dei terroiristes: la gente, il luogo hanno bisogno di radici profonde e noi siamo dei conservatori.

Stefano Graidi

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

È una passione che ha radici nell’infanzia, nei ricordi della vinificazione con il torchio a mano, la grande diraspatrice a manovella, le grandi botti e l’odore intenso che accompagna i ricordi visivi.

Il bisogno di valori più profondi e, perché no, schietti rispetto alla mia professione nel mondo finanziario mi ha spinto a riprendere nel 2016 il controllo di questa Cantina per ritornare alle mie radici.

Quali sono i vini che producete?

A noi piace giocare con il nostro vitigno, la Vernaccia Nera di Serrapetrona, e ne produciamo quattro vini molto diversi tra loro: il Robbione DOC, vino importante con un appassimento 50% e un lungo affinamento; il Collequanto DOC, dove si può percepire maggiormente le particolarità del vitigno, soprattutto la nota speziata di pepe nero.

La Vernaccianera DOCG, unico vino al mondo da tripla fermentazione, secondo la tradizione centenaria; e Sommo IGT, un passito diverso, non troppo dolce, da abbinare più ai formaggi e al cioccolato fondente che ad una torta.

Inoltre, produciamo anche un Pinot Nero spumantizzato rosato, un Sangiovese da bere fresco per accompagnare piatti di pesce e “Unbianco”, vino bianco prodotto da uve di Pecorino e Sauvignon. 

Comunque tutti vini che produciamo riflettono la caratteristica della zona. Tutti monovitigni di Vernaccia Nera. Una cultivar che esiste solo qui a Serrapetrona.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il mio vino del cuore è il Collequanto DOC perché è l’espressione diretta di questo vitigno unico al mondo.

Un vino complesso, dal tannino elegante, ben strutturato, speziato e pepato.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Ci consideriamo dei terroiristes, quindi conservatori perché il luogo, la gente e i loro santi hanno bisogno di radici profonde. 

Il nostro vino è prodotto da sempre con il metodo dell’appassimento naturale nei mesi da novembre a gennaio dopo una vendemmia tardiva.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

  • Robbione DOC 15% di gradazione da uve con appassimento: proporrei carni rosse come una bella fiorentina.
  • Collequanto DOC 13%: abbinamento migliore con una carbonara o meglio cacio e pepe
  • Vernaccianera DOCG Spumante rosso 12% gradi tripla fermentazione: servire fresco a 8° per una bella pizza gourmet o salumi e formaggi
  • SOMMO passito IGT: abbinato a formaggi ma anche al cioccolato fondente. Comunque adatto per un dolce al cioccolato o a un bonnet o ad una crostata di frutta rossa

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Tenuta del Travale

Tenuta del Travale
Tra la Sila e il Tirreno

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Ogni anno, sulle nostre etichette abbiamo deciso di inserire un’iscrizione latina, che puntualmente cambierà in funzione dell’annata. Sarà il nostro modo di esprimere un pensiero relativo al vino con un respiro più ampio.

Raffaella Ciardullo

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La produzione e quindi la cantina nasce in seguito ad un progetto cercato e successivamente realizzato, dalla nostra famiglia che, pur svolgendo professioni non legate all’ambito dell’agricoltura, ha voluto fortemente realizzare un progetto innovativo ma con un forte legame alla tradizione in un angolo di Calabria dove la viticoltura è presente da sempre.

La passione per la natura è il leit motiv che accompagna tutta la storia della famiglia e del vigneto, uniti indissolubilmente nella crescita, nello sviluppo di un sogno che si è tramutato, negli anni, in concretezza. Qualsiasi particolare è stato meditato con l’accuratezza di chi ha dedicato le sue risorse ad un’Idea che esprimesse, attraverso il suo prodotto, grande qualità e originalità.

Assecondiamo, come antichi custodi, la natura che dimora.

Quali sono i vini che producete?

La nostra azienda, coltivando solo 2 ettari di vigneto, produce Eleuteria e da quest’anno un secondo vino, Aletheia.

Comunque poche bottiglie, che potranno variare fra le 3.000 e le 12.000 bottiglie annue, in funzione della qualità delle uve e frutto solo di Nerello Mascalese coltivato nei nostri vigneti con talvolta piccoli saldi di Nerello Cappuccio.

In sintesi raccogliamo ogni singola terrazza manualmente e la vinifichiamo separatamente in piccoli contenitori facendo solo fermentazioni spontanee, adottando unicamente follature manuali, senza utilizzo di pompe e successivamente affiniamo in legno piccolo per tenere separati, ancora una volta, ogni piccola parcella di vigneto fino al blend finale che facciamo solo poche settimane prima dell’imbottigliamento.

Vogliamo così esprimere tutto il nostro meglio, selezionando in maniera attenta, meticolosa e precisa le uve per poter mostrare il carattere del nostro vigneto e del territorio, con una enologia rispettosa, accurata ma anche meticolosa indirizzata verso eleganza, finezza e carattere dei vini.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Senza alcun dubbio Eleuteria. Eleuteria è Tenuta del Travale e viceversa. Diciamo che Tenuta del Travale nasce per produrre Eleuteria, che mira a rappresentare storia presente e futuro.

Caparbio nella palese voglia di esprimere la sua identità storica e culturale ovvero un vino di grande eleganza, scolpito nella sua struttura dal velluto tannico, ammalia al naso con un frutto evidente e seduce definitivamente con la sua dinamica freschezza.

Sull’etichetta infine, ogni anno, abbiamo deciso di inserire un’iscrizione latina, che puntualmente cambierà in funzione dell’annata. Sul quella del 2014 troverere nella parte destra: ‘assuesce unus esse’. Quella del 2015 invece è: …’sic itur ad astra’. Su quella del 2016 ‘non multa se multum’.

Sarà il nostro modo di esprimere un pensiero relativo al vino con un respiro più ampio.

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

La Calabria è una Terra antica, culla della Magna Grecia e non è possibile prescindere da questo dato storicamente oggettivo. Il nostro presente è stato forgiato da secoli di gesta eroiche, di conflitti, di libertà usurpate, di invasioni cruente.

Il concetto di libertà, Eleuteria – in greco, chi non è asservito allo straniero o ad un tiranno – ha attraversato tutti i secoli della nostra cultura. Pertanto le radici del nostro nerello mascalese, rinascono e si nutrono sempre di quella antica terra, ma fruttificano nell’ambiente che è dell’uomo di oggi e maturano alla luce di un sole che illumina il giorno che verrà.

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Eleuteria si abbina molto bene con le carni, lo stracotto, carni succulente, salumi. Altrettanto con formaggi stagionati. Inoltre può essere degustato anche al di fuori del pasto abbinandolo ad un pò di cioccolata amara o con noci, castagne e fichi. Negli ultimi anni si accompagna anche al polpo arrosto.

Aletheia, elegante al palato, fine ed equilibrato è un vino molto duttile, di grande piacevolezza gustativa. Un ottimo accompagnamento gastronomico per carni anche più leggere, formaggi, frutta secca.

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Cagliero, il Barolese nel bicchiere

Cagliero, il Barolese nel bicchiere

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Tuti i vini che produciamo ci rappresentano, ovviamente ciascuno a suo modo. Sono i nostri bambini, non esistono figli e figliastri. Barolo Ravera è, tra questi, non il preferito ma il "capocordata".

Stefano Cagliero

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La passione e l’amore per i vini e le tradizioni delle Langhe sono da sempre tra le radici più profonde della mia famiglia.

I Cagliero, infatti, si innestano sul robusto ceppo di una delle più antiche famiglie di viticoltori del Barolese, come attestano documenti storici che risalgono alla seconda metà del 1500.

I difficili anni all’inizio del ventesimo secolo, caratterizzati dall’arrivo delle grandi malattie della vite, costrinsero anche noi, come molte famiglie di viticoltori, ad allontanarsi dalle proprie terre, amate ma avare, e a cercare fortuna in città. Nonostante ciò la presenza a Barolo fu comunque assicurata dallo zio Giovanni Battista, che continuò ad accudire con amore e tenacia le vigne di famiglia.

Fu mio nonno, Mario Cagliero, capostipite delle nuove generazioni, a sentire l’esigenza di fare ritorno, dopo i successi ottenuti a Torino, alle proprie radici langarole, alla ricerca di quell’identità familiare e contadina mai dimenticata. Ebbe inizio così un lungo e difficile cammino volto a ricostruire e riassaporare le tradizioni barolesi della famiglia. In particolare, viene considerato anno di svolta il 1961 (prima annata “ufficiale” della cantina), famoso per la produzione di un eccezionale Barolo.

Oggi il testimone è passato nelle mie mani: dopo la laurea in marketing a Torino, ho deciso di proseguire le ricerche sulle radici della famiglia portando nuovi mezzi nella gestione e nello sviluppo della tenuta agricola di famiglia.

Quali sono i vini che producete?

I vini che produciamo sono i grandi classici delle Langhe. Primo tra tutti il Barolo, che dall’annata 2016 si presenta in due crus (Ravera e Terlo) molto classici, di notevole potenza e tipicità, ma non possiamo dimenticare la Barbera d’Alba Superiore, vino di corpo e struttura ma anche fine, morbido ed elegante, e il Dolcetto d’Alba (intitolato a Nonna Marcellina, la mia bisnonna che tanto ha fatto in passato per la nostra famiglia) vino più fresco, immediato e fruttato. 

E poi ci divertiamo con vini di assemblaggio: il Canebbio Langhe Nebbiolo, un “fratellino” del Barolo (composto da 85% nebbiolo e 15% barbera) un grande vino nebbiolo ma con la freschezza e la morbidezza della barbera; il Galverno Langhe Rosso (una sorta di “ripasso” del dolcetto sulle vinacce del nebbiolo appena pigiato) che esprime la semplicità e la freschezza del dolcetto ma al tempo stesso il corpo e l’intensità del nebbiolo; Il Rabel Langhe Bianco (qui sono tre i vitigni coinvolti: i tradizionali Arneis e Favorita e l’internazionale Sauvignon Blanc) un bianco molto particolare fresco e immediato ma anche strutturato e capace di lunghissimo affinamento in bottiglia. 

Il Chiamblò Langhe Rosato (assemblaggio di barbera e nebbiolo vinificati in bianco) un rosè decisamente particolare, fresco, sembra facile alla beva ma esprime molto bene l’intensità dei due vitgni; Il Barott, un vino rosato spumante (metodo Martinotti lungo) che somma la freschezza e l’immediatezza delle bollicine al corpo e alla persinstenza dei vitigni coinvolti (freisa e nebbiolo). 

E non tralasciamo ovviamente il Barolo Chinato (realizzato secondo la ricetta della Nonna Marcellina) e la Grappa di Barolo

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Tuti i vini che produciamo ci rappresentano, ovviamente ciascuno a suo modo. Sono i nostri bambini, non esistono figli e figliastri….

Se proprio devo eleggere un “capocordata” direi il Barolo Ravera: è un vino che rappresenta al meglio il territorio, la tradizione, la cultura contadina delle nostre amate Langhe.

Ma più in generale rappresenta il piemontese (e il sottoscritto): all’inizio austero, quasi scontroso, con tanniti duri che danno poca confidenza, ma quando inizia ad aprirsi, dopo il giusto periodo di affinamento, diventa un grande amico, esprime una confidenza incredibile assieme a persistenza, morbidezza ed eleganza.

Una nota di merito anche al Barolo Terlo, l’ultimo arrivato. Ci ha permesso di scoprire un vino totalmente diverso rispetto al Ravera: è un po’ più tenue, delicato, femminile, meno muscoloso, più fresco, con sentori ancora legati ai piccoli frutti e meno alle note speziate. Una bella scoperta

Scopri i vini di Cagliero su Wineowine

Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Siamo una cantina profondamente tradizionalista, anzi direi più classicista che tradizionalista. Cerchiamo di produrre vini che rispecchino il nostro territorio e il nostro modo di intendere il vino. In effetti a parte il sauvignon blanc coltiviamo solo ed esclusivamente vitigni autoctoni e non internazionali. 

Ma le evoluzioni tecniche e tecnologiche, soprattutto degli ultimi 20 anni, devono essere tenute in considerazione e applicate nel giusto modo. La mia idea è che si debba avere delle radici profonde nella tradizione ma lo sguardo sempre puntato al futuro.

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La Masera, i vini Erbaluce del Canavese

La Masera, una "questione tra amici"

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Rispettiamo il territorio coniugando il buon senso ereditato dai “nonni” con le migliorie messe a disposizione dalla scienza e tecnica dei giorni nostri. Il risultato è un vino autentico e leale che un prodotto nasce dall’anima

Alessandro Comotto

Come nasce la passione e l’impegno nel produrre vino della vostra cantina

La passione nasce un po’ per “caso” dall’amore per il territorio di uno dei cinque amici che oggi sono impegnati nell’avventura de La Masera, Giancarlo che ci ha convinti a piantare nuove vigne in quelle parti del nostro piccolo paese, Settimo Rottaro, dedicate un tempo, dai nostri padri e dai nostri nonni, proprio alla coltura dei vigneti ed alla produzione del vino per il loro consumo familiare. Ci siamo fatti coinvolgere nell’amore per il nostro territorio facilmente, era dentro di noi, nella nostra anima, pronto a fiorire.

Settimo Rottaro zona del Canavese, territorio a nord della provincia di Torino, al confine tra Valle d’Aosta e biellese, all’interno di un anfiteatro morenico naturale unico al mondo.

Era il 2005 e così abbiamo acquistato il nostro primo terreno di 1,5hq ,che si sommava a piccoli appezzamenti di proprietà di famiglia che qualcuno di noi aveva ancora,  lo abbiamo disboscato e preparato per il primo impiantamento del nostro primo vitigno in località rurale denominata “Venanzia”, con un muraglione fatto di pietre a secco a sostegno del terrazzamento, una masera, come vengono chiamate dalle nostre parti i muri, oggi divenuti patrimoni Unesco, costruiti un tempo pietra su pietra dai nostri avi. Muri che sono sopravvissuti nei secoli grazie alla loro grande stabilità e da questo presupposto abbiamo chiamato la nostra azienda “La Masera”.

Ci siamo recati da un notaio ed abbiamo fatto un atto di impegno stretto da un’amicizia forte in cui dalla Masera si può uscire solo per gravi motivi, tra cui il più grave la morte.

Tutti avevamo in mente che avremmo impiantato l’Erbaluce, questo vitino bianco da cui i nostri nonni e poi i nostri padri vinificavano il “Passito” per poi riservarlo per eventi speciali della propria vita ma anche come bicchiere di benvenuto nelle care rurali di un tempo e noi, allora bambini, aiutavamo i nostri genitori nella cura della vigna e nella vendemmia, ricordavamo i profumi dell’uva pigiata con i piedi, di primi mosti di quell’aria di festa che rappresentava quel momento dell’anno…da questi ricordi è nato “il nostro sogno da bambini…”: produrre vino di qualità, autentico e leale, coniugando il buon senso ereditato dai “nonni” con le migliorie messe a disposizione dalla scienza e tecnica dei giorni nostri, dando vita a un prodotto che nasce dall’anima, figlio di un terroir unico, attraverso un’interpretazione semplice, ma ricca di passione e rispetto del territorio.

Un sogno divenuto realtà con tanto sacrificio, impegno, passione, tenacia e tanta allegria. Sicuramente molta di questa passione e di questa energia si trova nel nostro lavoro … qualche traccia del sogno arriva anche a chi sceglie di degustare inostri vini.

Quali sono i vini che producete?

La nostra produzione ha inizio con 3 vini: un vino bianco Erbaluce, un Canavese Rosso ed un Passito.

Oggi, dopo 15 anni, produciamo 12 vini, tanti, forse troppi ma tutti nati dopo riflessioni, gusti diversi, curiosità (la curiosità è importante), esperienze fatte andando a scoprire cosa facevano i vigneron francesi(Borgogna, Champagne, bordeaux, Alsazia, Sautern) e quelli italiani (Trentino, Alto Adige, Friuli, Franciacorta, Langhe, Bolgheri, ecc) perché per poter fare un buon vino bisogna anche confrontarsi con gli altri per, soprattutto, scoprire ciò che più può piacere a te per porlo offrire agli altri con piena consapevolezza di quello che produci.

Questo è quello che facciamo, produciamo vini di qualità con attenzione per noi che siamo i primi consumatori e che ci devono piacere, condividiamo poi quello che facciamo con i nostri Clienti sperando di incontrare in loro lo stesso apprezzamento.

Siamo così passati da una produzione iniziale di 2.500 bottiglie alle quasi 28.000 attuali…con la migliore strategia di vendita: il passaparola!!

Ed è così che da tutti questi viaggi e confronti oggi produciamo:

  • 3 Erbaluce fermi (100% vitigno erbaluce):
    • “Anima” – vinificato in acciaio rappresenta la produzione più importante, è il vino maggiormente commercializzato perché esprime con naturalezza la fusione in un bicchiere di territorio e vitigno
    • “Anima dAnnata” – non c’è un errore ortografico, la mancanza di apostrofo è voluta per un gioco di parole che con i suoi 2 anni di affinamento in bottiglia (ed una piccola parte in legno) esprime il connubio di un vino maturato nel tempo e dannata per un’altra ragione che racconterò a chi ci viene a trovare in cantina.
    • “Macaria” – una vinificazione arricchita dalla permanenza in tonneau di rovere per almeno 10 mesi. Un affinamento che aggiunge sentori esterni esaltando quelli primari delle uve per un incontro con il palato diverso per momenti di bevuta diversi.
  • 2 Erbaluce Spumante metodo classico millesimato (100% vitigno Erbaluce), minimo 36 mesi sui lieviti dopo aver unito 2 masse, 70% acciaio e 30% in tonneau e barrique per 6-8 mesi. Millesimato perché in Champagne riservano questa produzione solo nelle migliori annate, noi siamo italiani e la migliore annata la curiamo in vigna ogni anno, ma soprattutto perché anche quando si beve una bottiglia di metodo classico, che può accompagnare a tutto pasto, è bello leggere l’annata in etichetta per ricordarsi (forse) come è stata l’annata vitivinicola, ma soprattutto per ricordare cosa è capitato nella nostra vita. Ed allora ecco:
    • “Masilé brut” – versione con l’aggiunta della liqueur de expedition e di circa 5-6 gr di zucchero. Una versione più morbida ed elegante che incontra il piacere di molti palati degustativi
    • “Masilé pas dosé” – una versione più austera per chi ama le bollicine nella loro piena espressione naturale. Una versione dove la tipicità del vitigno emerge in un’espressione intensa, dritta e coinvolgente. Un pas dosé alla francese, senza aggiunta di zuccheri ma con l’identificazione del La Masera con la liqueur de expedition.
  • 2 Erbaluce Passito (100% vitigno Erbaluce):
    • “Venanzia” – il passito prende il nome dal nostro primo impianto. E’ un passito in versione più secca rispetto alle versioni molto dolci di un tempo, a volte un po’ stucchevoli. Abbiamo invece voluto realizzare un vino che si integrasse in abbinamento a cibi particolari per esaltarne i contrasti. Affinamento minimo in barrique di 4 anni.
    • “Venanzia riserva” – un vino che ha un affinamento minimo in barrique di 4 anni ed altri 6 anni in bottiglia.
  • 1 Canavese Rosato – un rosato franco in un blend di uve rosse del territorio, 60% di Barbera e 40% di Freisa, Vespolina e qualche grappolo di neretto. Vinificazione in solo acciaio ed almeno 6 mesi in bottiglia.
  • 1 Canavese Spumante Rosato metodo classico millesimato minimo 36 mesi sui lieviti:
    • “Bolle” – un nome semplice come genuina è l’espressione di questa bollicina a base prevalentemente di Barbera e poi ancora gli altri vitigni presenti di Freisa e Vespolina
  • 1 Canavese Rosso – il vino dei nonni in espressione moderna. Il succo d’uva spremuto nel bicchiere a ricordare l’intensità della barbera (60% minimo), la fragranza della Freisa con le note particolari della Vespolina con il neretto. Un vino che riporta indietro nel tempo. Vinificazione in solo acciaio ed almeno 10 mesi in bottiglia
  • 1 Canavese Barbera (100% vitigno Barbera):
    • “Montegerbido” – quando ti piace la Barbera e vuoi vedere come questo vitigno cambia nei differenti territori piemontesi allora devi assaggiarla. Una barbera che “parla” di questo territorio e lo esprime nel bicchiere.
  • 1 Canavese Nebbiolo (100% vitigno Nebbiolo) – Il Canavese ed in particolare le nostre vigne sono situate all’interno o a ridosso della serra morenica, una collina di altezza lineare di 800mt per 27KM che dai piedi delle Alpi si protrae verso il novarese. Territorio a metà strada tra Carema e Ghemme 2 località note per 2 interpretazioni eccellenti del vitigno Nebbiolo. Ed allora anche qui questo vitigno si esprime con forza ed eleganza. Un vitigno trascurato in passato dagli abitanti perché non era in grado di seguire coerentemente con il ciclo contadino basato su 12 mesi, il settembre successivo bisognava avere le botti libere per ospitare la nuova vendemmia. Un nebbiolo che rimane in tonneau per almeno 18-22 mesi ed almeno 6-8 mesi in bottiglia.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Per quanto descritto precedentemente di noi è difficile definire qual è il vino maggiormente rappresentativo. Tutti i nostri vini sono come dei “figli” a cui siamo affezionati.

Sicuramente il Passito, sulla cui etichetta abbiamo riportato il nostro pay off “il nostro sogno da bambini…” è il vino che da origine al ricordo per cui abbiamo iniziato l’avventura de La masera.

In questi anni i vini maggiormente commercializzati sono però sicuramente l’Erbaluce “Anima” il cui nome è espressione di ciò che noi mettiamo nella nostra bottiglia mantenendo ben salda la tipicità di questo vitigno.

Il nostro Erbaluce spumante “Masilè” è sicuramente quello ci distingue come cantina per la sua espressività unica e diversa, più degli altri vini, rispetto agli altri produttori del territorio. Una bollicina molto fine, intensa, cremosa, piena in cui acidità, mineralità e sapidità si fondono in un gusto intenso e persistente.

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Nel rapporto tra tradizione e ricerca della novità, vi sentite più innovatori o conservatori rispetto ai vini del territorio?

Come ho già sottolineato, nasciamo per valorizzare un territorio nei secoli dedito alla viticultura per uso familiare.

Abbiamo voluto partire dal territorio, rispettandolo e cercando di capire i suoi segreti nascosti per la produzione di ottime uve. Il fare vino è interpretare la materia prima che il territorio di può offrire trasformandola in una buona bottiglia. È più facile “rovinare” quello che la natura ti offre piuttosto che saperla esaltare.

In tutto questo però pensiamo che sia importante essere conservatori del territorio e dei suoi frutti ed allo stesso tempo utilizzare l’innovazione per esaltarne i risultati.

Noi siamo inseriti nella classificazione “produzione in lotta integrata”. Non usiamo diserbanti in vigna, conduciamo per lo più con trattamenti bio ma se le vigne si ammalano, quale essere viventi, le curiamo con le migliori medicine, con lo stesso buon senso che usiamo per noi stessi e per i nostri figli!

Abbinamento cibo-vino: quale ricetta si abbina meglio alle vostre bottiglie?

Sicuramente i vini che noi produciamo hanno una spiccata caratteristica acida, sia sui bianchi che sui rossi, che maggiormente di altri meglio si accostano al cibo in quel connubio che, io credo, sia il miglior sposalizio della buona tavola.

Sia i bianchi che i rossi, come anche gli spumanti, si prestano ad accompagnare a tutto pasto sia i classici antipasti piemontesi, da ricordare il Salam ‘d patata (il salume povero del nostro territorio, 50% maiale e 50% patata bollita), ma anche con primi semplici o a base di ragù con carni bianche o pesce.

L’Erbaluce accompagna secondi di pesce, ma anche maiale e manzo in piatti con cotture semplici. Il Barbera e il Nebbiolo sostengono piatti più importanti come polenta e spezzatino o ciribici (altro piatto del territorio a base di frattaglie di maiale), o il classico arrosto o brasato.

Il passito infine si presta bene con dolci semplici, anche le paste secche (tipica del nostro territorio è la pasta di meliga, biscotti realizzati con la farina di mais, la meliga in piemontese), ma anche con formaggi molto stagionati ed erborinati. Ma volendo un abbinamento bizzarro si può accompagnare con una spuma di fegatini e per meditare anche con un pezzo di cioccolato fondente (con almeno il 65%-70% di cacao).

Nel nostro piccolo paesino in collaborazione con un gruppo di “ragazze” (della nostra età) si è lavorato per la raccolta delle ricette delle nonne in un ricettario, il Ricettario Rottarese. Tutti piatti che si sposano bene con le nostre tipologie di vino…tutti abbinamenti da scoprire e provare a realizzare ognuno con i propri gusti.

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Azienda Agricola I Tre Monti

I Tre Monti
Il vino delle Marche

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Rispettiamo il territorio coniugando il buon senso ereditato dai “nonni” con le migliorie messe a disposizione dalla scienza e tecnica dei giorni nostri. Il risultato è un vino autentico e leale che un prodotto nasce dall’anima,

Alessandro Comotto

Come nasce la passione e l'impegno della produzione enologica?

Dopo una lunga storia di produzione vinicola familiare, nel 2009 abbiamo impiantato il nuovo vigneto, concentrandoci sulla scelta del Verdicchio DOC di Matelica. Ponendolo al centro dei terreni storicamente di proprietà di famiglia.

Nel 2015 per la prima volta il nostro vino finisce imbottigliato e con un’etichetta ed una storia tutta sua, il Caecus, un vino gentile per persone gentili: un vino dedicato allo zio di mio nonno, Monsignor Luigi Pettinelli, missionario in diverse parti del mondo, cieco ed anch’esso piccolo produttore di vino.

Una storia che ci riporta a tempi remoti dove, tra una missione e l’altra, Luigi trovava il tempo di tornare a Matelica per dedicarsi alle sue viti, proprio dove ora sorge la nostra struttura ricettiva “Da Foschetta”, un delizioso B&B a conduzione familiare.

Quali sono i vini prodotti dalla cantina?

Attualmente imbottigliamo solamente 4.000 bottiglie del nostro Caecus – Verdicchio di Matelica DOC, frutto ogni anno della selezione delle migliori uve di verdicchio dai tre ettari del vigneto.

Quest’anno si è aggiunta la seconda etichetta della Cantina I Tre Monti, il nostro Borgaruccio, un Rosso Colli Maceratesi DOC, prodotto per la prima volta con l’annata 2018 per un totale di 1.000 bottiglie.
I due vitigni rappresentano l’espressione tradizionale del nostro territorio, in perfetto adattamento a climi e terreni di Matelica.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il nostro verdicchio rappresenta il primo vino che abbiamo prodotto ma anche quello che più ci rappresenta, essendo nato con l’azienda agricola e la sua struttura ricettiva e crescendo di anno in anno al suo ritmo.

Inoltre siamo fieri di aver prodotto il primo vino in Italia con una etichetta in braille leggibile anche ai ciechi; una piccola accortezza che ci siamo sentiti in dovere di assumere dedicando questo vino ad un nostro antenato cieco.

Scopri i vini di Tre Monti su Wineowine

Il vostro territorio ha una forte connotazione enologica. Come sfruttate questo rapporto nella vostra produzione?

La struttura ricettiva “Da Foschetta”, un B&B a conduzione familiare immerso tra vigneti e colline rappresenta per noi il modo migliore di accogliere chi vuole conoscere le Marche, e rappresenta il palcoscenico naturale seppur di nicchia dei nostri due vini: il Caecus ed il Borgaruccio.

Due vini che raccontano un intero territorio: il primo che nasce dalla nostra storia familiare ed il secondo invece dall’incontro tra la storia del territorio e quella della nostra azienda, riportandoci molto indietro nel tempo fino ai Signori di Matelica del XV secolo, gli Ottoni.

A modo nostro abbiamo cercato di valorizzare la vocazione naturale dei nostri terreni e due storie davvero particolari che abbiamo riscoperto dal nostro passato, insomma un buon connubio di enologia e storia.

verdicchio

Abbinamento cibo - vino: quale ricetta ci consigliate e perché?

Il Caecus è un perfetto abbinamento per tutti i tipi di antipasti di terra e mare, primi piatti della tradizione marchigiana, pesce mediterraneo anche molto elaborato, carni bianche, salumeria, formaggio fino alla media stagionatura. In abbinamento colorimetrico con tutto ciò che non è rosso.

Personalmente consiglio di provare in abbinamento ad esempio ad un buon coniglio in porchetta, tipico dell’entroterra maceratese.

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Le Fiole, il vino “al femminile”

Le Fiole
Il vino "al femminile"

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Con i nostri vini abbiamo voluto coniugare l’esperienza del passato con le tecniche produttive moderne per ottenere dei vini che rispecchiassero al meglio le caratteristiche del territorio e la nostra personalità.

Elisa e Silvia Piaggi

Come nasce la passione e l'impegno della produzione enologica?

Siamo cresciute a Montalto Pavese, circondate da vigneti. La nostra storia inizia con nonno Guglielmo che alla fine degli anni ’20 ha acquistato i primi terreni. Papà Enzo ha continuato con questa passione che ci ha trasmesso giorno dopo giorno. Anno dopo anno siamo cresciute insieme al ciclo della vite, dalla potatura alla vendemmia. Abbiamo capito che cosa volesse dire raccogliere i frutti del proprio lavoro e vogliamo portare avanti la tradizione di famiglia.

Quali sono i vini prodotti dalla cantina?

Abbiamo iniziato producendo due vini, un Pinot Grigio e un Pinot Nero. Quest’anno lanceremo un Metodo Classico in edizione limitata mentre il prossimo anno un Pinot Nero Riserva. Coltiviamo anche altre tipologie di uve tra cui Riesling e Barbera, di cui la nostra zona è fortemente vocata.

Quale vino vi rappresenta maggiormente, e perché?

Il nostro Pinot Grigio Elivià. Il nome nasce dalla fusione dei nostri nomi Elisa e Silvia. Presenta un buon corpo, è equilibrato e la nota sapida presente invoglia al sorso successivo.

Scopri i vini de Le Fiole su Wineowine

Il vostro territorio ha una forte connotazione enologica. Come sfruttate questo rapporto nella vostra produzione?

Uno dei motivi per cui abbiamo deciso di intraprendere questa avventura è proprio quello di contribuire alla valorizzazione del nostro territorio

Con i nostri vini abbiamo voluto coniugare l’esperienza del passato con le tecniche produttive moderne per ottenere dei vini che rispecchiassero al meglio le caratteristiche del territorio e la nostra personalità.

Abbinamento cibo - vino: quale ricetta ci consigliate e perché?

In questi due anni abbiamo abbinato i nostri vini a diversi piatti e ricordiamo ancora l’abbinamento del nostro Elivià con un formaggio locale, il Casanova del Caseificio F.lli Cavanna.

In quel momento abbiamo capito cosa significasse l’abbinamento perfetto, quello che esalta i sapori e gli aromi sia del cibo che del vino.

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