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La “concezione biologica”dell’azienda Castello di Montesasso

Il vino biologico di Castello di Montesasso

La “concezione biologica” dell’azienda Castello di Montesasso

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Un viaggio alla scoperta di prodotti con una storia incredibile come quelli di Castello di Montesasso.

Si tratta di una giovane realtà vitivinicola che si trova nel piccolo borgo di Montesasso sulla cima su di una parete rocciosa a nord-ovest di Mercato Saraceno.

Lo scenario è quello della valle del Savio, attraversato dalla omonimo fiume. metri di altitudine, in terre di origine marnosa arenacea, con un clima preappenninico con i monti FumaioloAquilone e Comero che costituiscono la catena appenninica tosco-romagnola.

La loro attività inizia, appunto, nel 2015 con l’intenzione di rivalutare i terreni dei bisnonni seguendo la vocazione vinicola di inizio ‘900.

La cura della vigna, la potatura invernale, la legatura, la cimatura e il diradamento vengono effettuate in maniera manuale, senza utilizzare troppo le macchine, per essere quanto più naturale possibile.
Le macchine non raggiungono l’efficacia, l’attenzione e la precisione delle mani e del cuore dell’uomo, per questo vengono utilizzate con parsimonia.

Il rame e lo zolfo sono utilizzati al minimo e sotto la soglia consentita, anche grazie alla tipologia di viti che sono resistenti agli attacchi funginei. Dal 2016 la svolta biologica dell’azienda è quasi inevitabile.

Vino e ospitalità: la formula di Castello di Montesasso

I migliori rosé di Castello di Montesasso

Oltre ad essere produttori, al Castello di Montesasso offrono anche un servizio esclusivo di ospitalità, per una vacanza di puro relax, immersi nella natura incantevole di questi luoghi, negli appartamenti del casale, con il massimo comfort e la possibilità di degustare i prodotti.

I vini di Castello di Montesasso riassumono lo spirito del territorio, selezionano i migliori vitigni, con un approccio che vuole valorizzare la zona e le potenzialità di questi prodotti.

La frase di Andy Warhol sembra proprio la sintesi della “filosofia” di questa azienda: “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare. “

Per scoprire e poter degustare i migliori calici di quest’azienda, Wineowine ha selezionato le migliori bottiglie: Spumante Rosé Preludyo “Vini d’Autore” e Sangiovese Superiore Rapsodya “Vini d’Autore”.  

Ecco il link per poterle acquistare su Wineowine.

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Wineowine presenta la storia della cantina Terra Fageto

Alla scoperta di Terra Fageto con Wineowine

Wineowine presenta la storia della cantina Terra Fageto

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Questa è la storia della cantina Terra Fageto e dei suoi prodotti realizzati con un metodo antico, ma sempre attuale che garantisce la qualità dei prodotti.

L’azienda ha sede a Pedaso,  lungo un asse stradale importante come quello della Valdaso, si caratterizza per il suo clima mite che perdura per tutto il corso dell’anno e la sua esposizione privilegiata che permette la viticoltura, sin dal Medioevo.

In questo luogo si ergeva il Castrum Fagetum o Castello Fageto, una roccaforte che è ha resistito anche agli attacchi dei Barbari. Il vino, già a quell’epoca era prodotto dai vignaioli secondo un metodo molto antico che prevedeva la conservazione in anfore di terracotta.

Terra Fageto: una storia di passione e un intreccio di vite

Oggi i metodi sono decisamente cambiati, ma queste terre vengono preservate, nel massimo rispetto, per trarne buoni frutti e trasformarli in eccellenza. Da questa concezione della terra nasce la passione di una famiglia che ha intrecciato la storia e quella delle vite dei suoi componenti con i vitigni di Terra Fageto.

Il fondatore è Dante, cresciuto tra viti e ulivi con l’amore per la terra, che ha ricevuto in dote anche dal padre Emidio, che lo ha spinto a vendere il frutto del suo lavoro e delle sue fatiche, inizialmente sull’uscio di casa, poi le nuove generazioni hanno portato avanti le redini dell’azienda. Il figlio di Dante, Claudio insieme alla moglie Maria, dando una “marcia in più” all’azienda avviando l’imbottigliamento e affiancando alle botti i silos d’acciaio.

Successivamente Angelo e Michele, nipoti di Dante, il primo frequenta la scuola di viticoltura e diventa un bravo enologo aprendo la strada del vino biologico per Terra Fageto, mentre il secondo apre l’azienda ad uno sbocco internazionale, vola in California ed estende gli orizzonti al panorama globale.

Tutti i colori di Terra Fageto

Terra Fageto: caratteristiche e produzione

L’ azienda Terra Fageto è costruita su un unico piano e ospita un suo spaccio aziendale, si trova esposta a nord, è fresca e con un grado ottimale di umidità. Il terreno è compatto e sabbioso e questa consistenza favorisce la riuscita ottimale dei suoi bianchi.

I rossi, invece, sfruttano l’area che si trova sulla sommità di Pedaso, precisamente, sul monte Serrone, con i suoi terreni asciutti e calcarei, ideali per questo tipo di vitigni. 

Il vino che viene prodotto, successivamente, viene stoccato in serbatoi d’acciaio, barriques, tonneaux e botti in legno da venticinque ettolitri, mentre sotto il livello del terreno si trova un locale, nel quale avviene l’affinamento che consente di ottenere vini di pregio.

Ecco dove potete trovare i migliori prodotti di Terra Fageto su Wineowine

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Frascati DOC e Superiore DOCG eco-bio, conquistano Italie à Table

Frascati DOC e Superiore DOCG eco-bio, conquistano Italie à Table

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Il Lazio è una regione ricca di bellezze storico, architettoniche, naturali, gastronomiche e anche l’enologia non è da meno, infatti, oltre la cucina sono i vini laziali che si conquistano lo scettro anche oltre i confini italiani, conquistando anche il più esigente mercato francese, diretto concorrente.

Protagonisti di l’Italie à Table (evento di punta del gusto italiano) sono stati Wineowine.it, portale e-commerce che promuove “grandi vini di piccole cantine” e Foody Experience con la sua filosofia di turismo esperienziale che ha suscitato grande interesse tra i partecipanti, attratti da tradizioni ed esperienze locali. Cruciale è stato anche il ruolo di Internex Agency che accompagna passo passo le aziende locali fino all’internazionalizzazione, aiutandole anche nell’individuazione dei bisogni di consumatori esteri, con la sinergia di Internex Agency con la Camera di Commercio e la Confesercenti che si sono rivelati validi alleati per creare reti e business, senza il limite dei confini.

Italie à Table, il gusto autentico italiano conquista Nizza

Nel corso dell’evento sono state proposte diverse degustazioni, con vini di otto etichette di cinque cantine diverse del territorio laziale. Al termine della manifestazione, Wineowine ha registrato un soldout delle bottiglie portate a Nizza, e ordini per decine di vini dei Castelli Romani, in particolare di Frascati DOC Terso e Superiore DOCG Primo, anche Foody Experience ha ricevuto molte richieste di informazioni, per organizzare tour e vacanze nell’area dei Castelli con la possibilità di fare degustazioni presso le cantine.

Tra le principali etichette le più apprezzate sono quelle del territorio dei Castelli Romani, in particolare, il Frascati DOC Superiore DOCG. Per questi prodotti è stata una vera e propria occasione per elevare il percepito dell’intera produzione vinicola dei castelli, che ingiustamente viene, a volte, etichettata come troppo industriale. A Nizza invece, si sono rivelate “star” dell’evento Italie à Table, andando incontro al gusto dei visitatori francesi (e non solo), che hanno invece percepito i vini di Frascati non solo come un’eccellenza del Lazio, ma anche d’Italia.

Tra le bottiglie che hanno letteralmente conquistato il mercato d’Oltralpe, figurano, appunto, il Frascati DOC Terso e il Superiore DOCG Primo, entrambi della Cantina Merumalia, nota per la produzione biologica ed ecosostenibile, tematiche che da tempo stanno molto a cuore ai francesi.

In particolare i vini dei Castelli Romani, trovano la loro origine in un terreno davvero unico, tra reperti archeologici di inestimabile valore e il suo suolo di origine vulcanica con una tradizione enologica che si perde nella “notte dei tempi”. Gli Antichi Romani, del resto, erano grandi consumatori del prezioso nettare di Bacco.  

“Il mondo estero vede il prodotto made in Italy come un prodotto di eccellenza e l’esperienza del vivere all’italiana come un’esperienza unica e straordinaria. Portare, dunque, i vini laziali e le proposte enogastronomiche nei mercati di prossimità è per noi una sfida molto importante, una scelta fatta in maniera oculata anche per tutelare e supportare in ogni passo le piccole aziende del territorio” ha concluso Francesca Bianconi, CEO di Internex Agency.

La presenza di questi prodotti enologici, portati da Wineowine, insieme alla vastissima offerta di varie produzioni regionali, hanno quindi contribuito ad alimentare, nella mente dei mercati stranieri, l’idea di vino e gastronomia come vero e proprio fiore all’occhiello, di cui il nostro paese può fregiarsi.

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Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Cerchiara

Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Cerchiara

Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Cerchiara

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Ogni settimana i nostri sommelier Alessandro, Davide e Stefano ci sveleranno i “segreti ” che si celano dietro un calice, provando e selezionando le imperdibili novità di Wineowine.

Non solo un viaggio sensoriale alla scoperta dei segreti delle tecniche e le peculiarità che si nascondono dietro l’assaggio e la storia dei vini, ma anche molteplici spunti per gli abbinamenti con pietanze e sapori delle varie regioni d’Italia.

Ecco la degustazione di Wineowine per questa settimana:

L’ Azienda Agricola Cerchiara è una storia di passione e tradizione familiare. Questa famiglia ha lavorato per generazioni nel settore vitivinicolo.

Tutto ebbe inizio quando il bisnonno, grazie alle rimesse del figlio emigrato in America, sacrificatosi per anni in miniera, poté acquistare un terreno sito nel comune di Cassano allo Ionio. I frutti vennero sin da subito destinati alla vinificazione.

La bontà del prodotto ottenuto consentì l’estensione del terreno da parte del nonno. Il padre, da ultimo, pur svolgendo attività professionale differente, motivato da grande passione, ha proseguito la cura del vigneto con metodi tradizionali.

Oggi questa bella famiglia coltiva con cura questo prezioso lascito. Ovviamente ogni generazione ha apportato sostanziali innovazioni all’esperienza acquisita e maturata sia nel sistema della produzione che in quello della trasformazione, pur rimanendo sempre ancorate alle impostazioni di base, al fine di ottenere un prodotto naturale e genuino.

Ecco dove poter acquistare il loro Cervinago Rosso: https://bit.ly/2Q2RuzT

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Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Barattieri

Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Barrattieri

Alla scoperta dei migliori vignaioli italiani: Cantina Barattieri

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Ogni settimana i nostri sommelier Alessandro, Davide e Stefano ci sveleranno i “segreti ” che si celano dietro un calice, provando e selezionando le imperdibili novità di Wineowine.

Non solo un viaggio sensoriale nei tecnicismi e nelle peculiarità che si nascondono dietro l’assaggio e la storia dei vini, ma anche molteplici spunti per gli abbinamenti con pietanze e sapori delle varie regioni d’Italia.

Ecco la degustazione di Wineowine per questa settimana:

L’Azienda Agricola Conte Otto Barattieri è tra le più antiche dell’ Emilia Romagna e vanta una lunga tradizione vitivinicola come testimonia l’architettura di Palazzo Barattieri, in cui ancora oggi ha sede la cantina.

La villa risale al 1704 e fu costruita, su un nucleo preesistente, sotto la direzione di Giacomo Sartorio. Nel giardino antistante la villa si possono ammirare alberi secolari. Attualmente l’azienda è condotta da Massimiliana Barattieri, suo fratello Alberico e la moglie Francesca.

L’azienda vitivinicola dispone oggi di 35 ettari di terreno vitato oltre a un paio di ettari che, a rotazione vengono reimpiantati e rinnovati.

La raccolta delle uve avviene manualmente in cassetta e spesso vengono effettuate due vendemmie per garantire l’uniformità di maturazione delle uve dello stesso vigneto. Vale certamente la pena di venire direttamente in azienda sia per conoscere la bella Val Nure, sia per il fascina di questo luogo carico di storia. Chi non può recarsi sulle colline emiliane può assaggiare e acquistare i vini di Barattieri sul nostro store online.

Ecco dove poter acquistare i loro vini:
https://www.wineowine.it/vino-online/barattieri/

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Salice Salentino: un vino che profuma di Mediterrano

La campagna pugliese

Salice Salentino: un vino che profuma di Mediterrano

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La cosiddetta penisola salentina racchiude in sé talmente tante virtù che provare ad elencarle in poche righe sarebbe davvero impossibile.

La subregione pugliese (che tecnicamente si estende tra la provincia di Brindisi, quella di Taranto e quella di Lecce) è infatti un vero e proprio trionfo di scenari mozzafiato e materie prime eccellenti: è il posto perfetto per immergersi in location dalla bellezza incontaminata e gustare decine di prodotti enogastronomici da leccarsi i baffi.

A tal proposito, oggi ci occuperemo nello specifico di vino e di un fiore all’occhiello del Salento: il Salice Salentino.

Dove nasce il Salice Salentino

Il Salice Salentino è un vino, come già detto, tipico della Bassa Puglia. Il comune con la maggiore superficie coltivata è quello di Guagnano, in provincia di Lecce, ma quello da cui prende nome il vino è, proprio il comune di Salice Salentino.

Altri comuni compresi nel processo produttivo della DOC, come da disciplinare, sono quelli di Campi Salentina e Cellino San Marco.

Il Salice Salentino: il vitigno e il suo frutto

Per produrre il Salice Salentino è necessario ricorrere quasi esclusivamente ai vitigni a bacca nera Negroamaro, che possono venire mischiati a Malvasia Nera in percentuali piuttosto ridotte (rispettivamente circa 85 e 15%).

L’uva Negroamaro è costituita da acini medio-grossi e di forma ovale, presenta un colore nero violaceo, si adatta con facilità a diversi tipi di terreno e tende a maturare tra la fine del mese di settembre e l’inizio del mese di ottobre.

Anche l’uva Malvasia può venire definita come “generosa”, visto che cresce in raccolti così abbondanti da dovere essere spesso e volentieri contenuta tramite potatura.

Il risultato di questo blend è un vino di colore rosso rubino (può essere più o meno intenso), caratterizzato da un odore vinoso intenso e gradevole e da un sapore pieno e armonico, robusto e vellutato.

La denominazione è riservata anche a vino bianco, vino rosato, spumante ed Aleatico, a patto che, come già detto, vengano rispettate le percentuali di provenienza delle uve utilizzate.

Compresi nella DOC abbiamo:

  • il Salice Salentino bianco, rosso e rosato (sia in Spumante che Riserva);
  • il Salice Salentino Negroamaro classico e rosato (sia in Spumante che in Riserva);
  • il Salice Salentino Pinot bianco, il Salice Salentino Fiano, il Salice Salentino Chardonnay e il Salice Salentino Aleatico (sia standard che Riserva).
 

Il vitigno e il suo frutto

Come viene realizzato il Salice Salentino

Per la realizzazione del Salice Salentino i grappoli vendemmiati vengono trasportati in cantine apposite per la pigiatura, che viene svolta delicatamente in modo da rispettare sia gli acini d’uva che i raspi. Il mosto viene successivamente versato in grandi vasche d’acciaio, dove viene lasciato a fermentare per circa 10 giorni.

Dopodiché il futuro Salice viene versato in apposite barriques, –in cui riposerà per un periodo di tempo che va dai 3 ai 4 mesi (necessario affinché il prodotto acquisti aromi e profumi caratteristici).

Una volta concluso il processo, il vino è da considerarsi pronto all’uso: può venire consumato immediatamente, oppure può venire lasciato ad invecchiare ulteriormente. Inutile aggiungere che nel secondo caso il Salice Salentino migliorerà ulteriormente le già preziose caratteristiche organolettiche.

Cosa abbinare con il Salice Salentino

La gradazione alcoolica minima totale del Salice Salentino è pari a 12°: si tratta, quindi, di un vino che andrebbe servito a temperatura ambiente (tra i 16 ed i 18 gradi) e bevuto in bicchiere a tulipano medio.

Un romantico brindisi

Un romantico brindisi

Gli abbinamenti ideali del rosso sono con pastasciutta (soprattutto al ragù), carni, formaggi e minestre, mentre il rosato (da gustare appena più freddo) è perfetto per essere gustato con salumi e carni bianche.

Infine, il Salice Salentino bianco e pinot, sono preferibili se bevuti in bicchiere in tulipano slanciato con temperatura di circa 10°: in questo caso gli abbinamenti ideali sono antipasti leggeri, frutti di mare, molluschi, formaggi teneri e pesce magro.

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Vini naturali: cosa sono e cosa cambia rispetto ai vini “tradizionali”

Vini naturali: una scelta consapevole

Vini naturali: cosa sono e cosa cambia rispetto ai vini “tradizionali”

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La tematica dei vini naturali è  ormai già da qualche anno  oggetto di un dibattito tra puristi enoici e semplici estimatori dell’elisir di Bacco.

La compromissione del vino con elementi di sintesi chimica, utilizzati ampiamente nell’industria di massa al fine di garantire una conservazione ideale del prodotto, è sempre più spesso rigettata da coloro (produttori o meri bevitori) che prediligono un approccio 100% naturale.

Vi è inoltre da dire che la definizione stella di vini naturali è oggi oggetto di un acceso dibattito, che non ha raggiunto il punto di sintesi. Si possono tuttavia, sin da subito, definire dei criteri base intorno ai quali è nata e si è sviluppata la produzione del vino naturale.

Vini naturali: canoni formativi

I “canoni formativi” dei vini naturali

In linea di massima, quando si parla di vini naturali, sono alcuni i termini di produzione che vengono generalmente accettati da quasi tutti i produttori:

  • Produzione indipendente e non sottoposta a vincoli di sub-proprietà
  • Bassa resa dei vitigni (inferiore agli 80 quintali/ettaro)
  • Raccolta delle uve manuale, senza l’ausilio di strumenti meccanici
  • Utilizzo dei lieviti limitato ai soli presenti in loco (no lieviti chimici) e no all’intervento nel processo fermentativo
  • Nessun aggiustamento di acidità
  • Nessun aggiustamento degli zuccheri
  • Nessun intervento di micro-ossigenazione o di osmosi inversa

Per quanto riguarda i solfiti, la loro presenza è generalmente tollerata anche nei vini naturali, sebbene in quantità minime (<30 mg/l) e quasi esclusivamente per rientrare nei parametri sanitari imposti dalla legge.

I produttori più integralisti, in ogni caso, rifiutano l’uso dei solfiti e di qualsiasi intervento esterno nel processo produttivo e fermentativo, limitandosi a mettere in botte prima e in bottiglia poi unicamente il frutto della spremitura delle uve.

L’approccio così descritto, sebbene possa risultare il più rispettoso possibile della materia prima, a volte non tiene conto della stagionalità e di necessità che possono emergere durante la produzione, ed ecco perché in molti preferiscono mantenere – anche a minimi livelli – l’aggiunta dei solfiti.

La storia dei vini naturali

La storia dei vini naturali

Breve storia dei vini naturali

L’esigenza di produrre e bere un vino scevro da lavorazioni post-vendemmia viene fatta risalire, secondo le fonti più autorevoli, all’inizio del Novecento in Francia. Furono infatti i vignaioli, a inizio secolo, a rivendicare la necessità di produrre un vino non alterato da sostanze o procedimenti, anche se le conoscenze dell’epoca erano ovviamente limitate rispetto al giorno d’oggi.

Con una legge datata 29 luglio 1907, il Parlamento francese legiferò in merito alla vendita dei vini, vietando il ricorso eccessivo allo zucchero e tassando i commercianti per vendite di zucchero sopra i 25 chilogrammi.

Addirittura, i legislatori intervennero nuovamente (3 settembre e 21 ottobre) per specificare che il “vino” era da intendersi unicamente come il frutto della fermentazione alcolica dell’uva o del succo di questa e per istituire il Servizio di repressione delle frodi alimentari.

I migliori vini naturali scelti da Wineowine

  • Rosato di Maremma “Anna’s Secret” 2017 Magnum – Val di Toro

Vini naturali: degustare il rosé

Vini naturali: degustare il rosé

Elegante sin dall’imbottigliamento, Anna’s Secret è uno dei migliori prodotti della cantina toscana Val di Toro. Un vino rosé dal retrogusto fresco e fruttato, che al palato si presenta con toni di frutti di bosco e fragole, dal colore rosa tenue che lo rende adatto a una degustazione “con vista”, in abbinamento a piatti freschi ed estivi, magari con una nota aromatica spiccata.

  • Rosso di Montefalco 2014 – Bocale

Vini naturali: il sapore deciso del rosso

Vini naturali: il sapore deciso del rosso

Dall’unione delle uve Sangiovese, Sagrantino, Merlot e Colorino nasce un Rosso di Montefalco che ben rappresenta tutta la storia e la piacevolezza del bere umbro. Questo vino, rigorosamente naturale, viene prodotto con un lungo affinamento in barriques, prima di passare per metà anno in bottiglia. Dal tono lievemente pepato e dal colore rosso rubino, è l’accompagnatore ideale della cucina del “Polmone verde d’Italia”, magari un primo a base di tartufo o delle carni rosse.

  • “Forte Terra” Bergamasca IGT Pinot Grigio BIO 2017 – Le Corne

Vini naturali: il sapore vellutato del Pinot grigio

Vini naturali: il sapore vellutato del Pinot grigio

È dalle colline bergamasche, baciate dal sole e protette dai forti venti alpini, che proviene questo Pinot Grigio “Forte Terra”, realizzato con un particolare processo produttivo che lo vede affinato in botti di acciaio a temperature di poco superiori agli 0 °C. Quasi bronzeo, si presenta con un bouquet di sapori che lo rendono vellutato, abbinamento sfizioso a trionfi di verdure (anche zuppe e vellutate!) o secondi piatti di pesce.

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La scelta del vino biologico: perché e quale preferire?

Una piccola guida sulle caratteristiche del vino biologico e la migliore selezione per scegliere i migliori prodottti sostenibili

La scelta del vino biologico: perché e quale preferire?

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Ormai da alcuni anni il mondo del biologico in Italia è in costante crescita, come dimostrano i dati di AssoBio, che vedono il mercato dei prodotti rispettosi della natura in crescita del 15% nel 2017 rispetto all’anno precedente e addirittura del 153% rispetto al 2008. 

Oggi, nel Bel Paese, il mercato bio vale 5,5 miliardi di euro, un valore che comprende i 3,5 miliardi di mercato interno e i quasi 2 miliardi di mercato estero. Non solo frutta e verdura: nel mondo del biologico, infatti, troviamo anche il vino. 

L’attenzione alla produzione sostenibile, priva di aggiunte chimiche o processi aggressivi per il prodotto finale è entrata a pieno titolo nel mondo dell’enologia, sparigliando le carte in tavola e ponendo i produttori dinanzi all’opportunità (o alla sfida?) di reinventare parte delle loro cantine in funzione di questa nuova richiesta del mercato. 

 

Come si diventa bio?

Dalla legge al calice: i passi per diventare Bio

L’introduzione della dicitura vino biologico sul mercato comunitario è piuttosto recente. In particolare modo, il legislatore europeo ha espresso la volontà di regolamentare il settore con i regolamenti 834/2008, 889/2008, 271/2010 e prima ancora con il regolamento CE 834/2007. 

Questi sono stati poi recepiti dal Parlamento Italiano ed entrati in vigore l’8 marzo 2012, uniformando così la disciplina giuridica italiana a quanto stabilito a livello continentale. In questo senso, le principali limitazioni legate alla produzione di vino biologico riguardano: 

  • Il periodo di conversione da agricoltura tradizionale a biologica, che non può essere inferiore ai 3 anni  
  • L’impiego dei solfiti nel processo produttivo, che deve essere limitato a 100 mg/l nei vini rossi e a 150 mg/l per bianchi e rosé  
  • Il divieto di utilizzare organismi geneticamente modificati, prodotti chimici sintetici o derivati di OGM 

 Dunque le caratteristiche principali del vino biologico sono due:  

  • Divieto totale all’uso di agenti chimici nella coltivazione dell’uva 
  • Divieto parziale all’uso di agenti chimici nella fase di produzione (limitato ai soli solfiti) 

I migliori vini biologici di Wineowine

  • Maremma Toscana Rosso “Comandante” 2014

 
Un rosso deciso, ma bio

Un rosso deciso, ma bio

“Complesso e portentoso”, così i compratori definiscono questo prodotto della Cantina Basile, situata tra le colline di Montecucco e gestita dal 1998 da Giovan Battista Basile, originario di Napoli. Realizzato con una perfetta mescolanza di uva Sangiovese e Merlot, presenta un titolo alcolometrico importante (14% VOL) che si affina lungo un periodo di 36 mesi, metà in botti lignee e metà in bottiglia. Ricco e completo al palato, è l’abbinamento ideale per un primo piatto al sugo di carne, ma rende bene anche con i secondi toscani più decisi, come una splendida Fiorentina al sangue. 

  • Rosato di Maremma “Anna’s Secret” 2017 Magnum

Coltivazioni vino biologico nella Maremma

Coltivazioni vino biologico nella Maremma

La Cantina Val di Toro è il simbolo dell’ attrattività toscana. Anna Maria e Hugh vivono infatti tra Londra e Milano, prima di decidere nel 2003 di trasferirsi in piena Maremma, e dedicarsi al mondo dell’enologia. Non una produzione classica, ma la voglia di sperimentare con i colori e le forme è quella che ha dato via alla linea Anna’s Secret, un rosato a Denominazione d’Origine Controllata di pura uva Sangiovese. Affinato per “soli” cinque mesi in botti d’acciaio, ha un grado alcolico medio-alto (13,5% VOL) e va servito piuttosto fresco, in abbinamento a piatti delicati, preferibilmente con note aromatiche. 

  •  Ansonica Costa Toscana “Sassi Chiari” 2017

La scelta bio: dalla vite al vino

La scelta bio: dalla vite al vino

I latini dicevano “nomen omen”, ed è proprio il caso della Cantina CapalBIO, che ha fatto della produzione biologica il suo punto di forza. Lo scenario è quello delle prestigiose Colline Forane, nei dintorni dell’esclusiva Capalbio che da sempre ospita politici, imprenditori e protagonisti del jetset. In un ambiente per certi versi artefatto il lavoro di questa famiglia, che si ritrova intorno ai vigneti, è antitetico. Riprendendo in parte l’esperienza del Sassicaia, il Sassi Chiari è un IGT bianco tradizionale nelle basi (100% uva Ansonica) ma innovativo nei modi con il quale è prodotto. Lo si accompagna con successo a piatti di pesce e stuzzichini leggeri: sarà l’alleato ideale di ogni standing dinner.

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Casale Daviddi: l’autentico gusto toscano

L'autentico gusto toscano

Casale Daviddi: l’autentico gusto toscano

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La Toscana è, da sempre, il motore della produzione enologica nel Centro Italia. Una regione che sfrutta sapientemente la ricchezza del territorio e il microclima con l’obiettivo di portare sulle tavole italiane e internazionali bianchi e rossi di qualità.
 
Un obiettivo di questo genere è quello che dal XIX secolo spinge la famiglia Daviddi, il cui Casale si trova a Montepulciano, più precisamente nel territorio della località di Valiano.

La Storia del Casale Daviddi

Giustino Daviddi, a inizio Ottocento,è stato il primo a gettare le basi di una cantina che oggi può contare su una produzione di 80.000 bottiglie all’anno.
 
Una produzione rispettosa della tradizione e del territorio di origine, che si è sviluppata intorno al Sangiovese come uva di riferimento, senza tuttavia dimenticare altri vitigni come il Canaiolo, il Mammolo, la Malvasia, il Trebbiano o il Grechetto, dal quale si ricava il Vin Santo, eccellenza della produzione di Azienda Casale Daviddi.
 
Nel corso dei decenni e fino al giorno d’oggi la produzione e il raffinamento dei vini–le cui uve occupano una superficie complessiva di circa 200.000 metri quadrati–hanno conosciuto ulteriori miglioramenti, anche attraverso l’impiego di botti di rovere, le più adatte per conservare il prezioso fluido nella fase di invecchiamento.
Produzione di vino nelle cantine
Oggi la cantina è gestita da Aldimaro Daviddi che, aiutato da tutta la famiglia, ha saputo arricchire ulteriormente l’esposizione sul mercato del Casale, aprendolo al mercato internazionale e lavorando anche sul fronte degli olii, con la lavorazione di ben tre olive locali che restituiscono un extravergine lavorato rigorosamente a freddo, dalle caratteristiche organolettiche di rilievo assoluto.
 
Casale Daviddi può inoltre contare su una ricca serie di riconoscimenti che ne certificano l’assoluto valore di produzione.
 
Tra questi, troviamo vari Diplomi di Gran Menzioni ottenuti alla rassegna Vinitaly, le “Selezioni dei Vini di Toscana” promosse dalla Regione Toscana, la “Selezione del Sindaco” che si tiene annualmente a Montepulciano e dalla Mundus Vini Weinpreis, riconoscimento che viene assegnato ogni anno a Neustadt an der Weinstrasse in Renania-Palatinato.

 

I vini del Casale Daviddi

 
Vitigni di Montepulciano
Vitigni di Montepulciano
La produzione di Casale Daviddi si basa su una linea eterogenea di vini che va dal Nobile di Montepulciano al Chianti dei Colli Senesi, passando per Vin Santo e grappe.

Il Vino Nobile di Montepulciano

Il Vino Nobile di Montepulciano, che si basa sul rigido disciplinare del consorzio di tutela, viene prodotto con uva Sangiovese al 90%, mentre il rimanente è dato da Mammolo e Canaiolo Nero. La selezione delle uve, l’affinamento e la fermentazione sono seguiti in maniera tale da restituire un bouquet di profumi intenso e un gusto estremamente delicato.

Il Chianti Colli Senesi

La campagna del Chianti

La campagna del Chianti

Il Chianti Colli Senesi, realizzato al 100% con uve Sangiovese, si caratterizza per un affinamento in botti di slavonia di 4 mesi. Rosso corposo dalla denominazione DOCG, si accompagna bene alla ricca cucina della bassa Toscana.

Vini IGT 
 
Molto valida la produzione degli IGT, che si basa sulle linee “Il Bosco” e “I Moschettieri”, rispettivamente rosso e bianco da uve Sangiovese, Trebbiano Toscano, Malvasia e Grechetto.

Il Rosso Montepulciano DOC

Degustazioni di vino

Casale Daviddi: solo prodotti di qualità

Il Rosso di Montepulciano DOC è prodotto con l’85% di Sangiovese, il 10% di Canaiolo Nero e il 5% di Mammolo. Il vino, pregiatissimo, viene lasciato affinare per sei mesi ed è un ottimo accompagnamento ai primi piatti toscani.
 

Il Vin Santo di Montepulciano 

Degustazione con cantucci e Vin Santo
Degustazione con cantucci e Vin Santo
Spazio a parte va dedicato infine al Vin Santo di Montepulciano, vino DOC con uvaggio estremamente eterogeneo basato su uve Trebbiano al 30%, Malvasia 40% e Grechetto Pulcinculo al 30%.
 
L’affinamento del Vin Santo, che viene venduto in bottiglie da mezzo litro, dura almeno 36 mesi e viene effettuato in botti di legno di rovere o castagno, che gli conferiscono ulteriori note aromatiche.
 
La tradizione vuole che il Vin Santo sia rigorosamente accompagnato dai Cantucci, o in generale da pasticceria secca per esaltarne le note dolci.

Assistenza

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Dal Lunedì al Venerdì
9:30-13:30/14:00-18:00
assistenza@wineowine.com

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