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Prima che il gallo … C(hi)anti

Prima che il gallo c(h)ianti

Prima che il gallo … C(hi)anti

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Si tratta di un  vino, quale il Chianti Classico, che si può vantare di essere uno dei più nobili al mondo, porta il nome della sua terra natia ed è una garanzia di qualità.

La sua produzione avviene in un territorio molto ampio, quasi 70 milla ettari, in zone di pregio (che includono otto comuni) come Greve in Chianti, Tavernelle Val di Pesa, San Casciano in Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa che appartengono alla provincia di Firenze, ma non si possono non annoverare anche Gaiole, Radda in Chianti, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga della provincia di Siena.

Il Chianti Classico ha una regolamentazione precisa, data dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale relativo al riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita – D.O.C.G.

Storia e origini dello stemma e del Chianti Classico

La storia che si cela dietro la produzione di questo vino è davvero affascinante e piena di colpi di scena.

Il Gallo Nero è da sempre simbolo del Consorzio del Chianti Classico.

Le origini di uno degli stemmi più famosi al mondo sono da ricercarsi ai tempi delle lotte medievali, di cavalli e cavalieri, quando i territori si conquistavano a colpi di spada.

Questa volta, però, si decise di riporre le armi, ed affidare la determinazione dei confini a due cavalieri. La storia è questa: Siena e Firenze, da tempo in lotta per accaparrarsi questo meraviglioso angolo di Toscana, decisero di affidarsi ad un giudice singolare: un gallo.

Uno con i colori senesi, l’altro con quelli fiorentini. Il confine sarebbe stato fissato nel punto in cui i due cavalieri si fossero incontrati, partendo all’alba, al canto del gallo, dalle rispettive città.
I senesi scelsero di affidarsi ad un gallo bianco, che rimpinzarono di cibo, con la convinzione che all’alba questo avesse cantato con più voce.
I fiorentini scelsero invece un gallo nero, lasciato a digiuno.

Il risultato? Lo stemma parla chiaro! Il gallo nero, affamato, iniziò a cantare prima dell’alba, quando il cavaliere fiorentino si mise in cammino.
Il gallo bianco, sazio e beato, continuò a dormire ben oltre lo spuntar del Sole e con lui il cavaliere senese, che si incamminò più tardi di quello fiorentino.
Fu così che i due cavalieri si incontrarono a soli 12 Km dalle mura di Siena e Firenze da allora potè annettersi il territorio del Chianti.

Il Chianti Classico oggi

Il Consorzio del Chianti nacque nel 1924, nel 1932 furono stabilite le prime sei sottozone, sette dal 1996.
Nel 1967 ci fu il riconoscimento a DOC e nel 1984 venne insignito della DOCG.
Dal 1996 il Chianti Classico si stacca definitivamente dal mondo del Chianti, con un disciplinare di produzione che prevede rese più basse e definitiva esclusione di uve a bacca bianca. Impiego di minimo 80% di Sangiovese, i complementari possono essere i vitigni autoctoni come Colorino, Canaiolo e Malvasia nera, oppure gli internazionali,  Cabernet Sauvignon e Merlot.

Oggi il territorio del Chianti Classico abbraccia nove comuni sulle colline tra Firenze e Siena, con circa 70.000 ettari di vigneti, sui quali, ogni mattina, al canto del gallo nero, sorge uno splendido sole.

Ecco dove trovare i migliori prodotti del Chianti Classico su Wineowine

 

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Corte Moschina: per un aperitivo di qualità

Corte Moschina: per un aperitivo di qualità

Corte Moschina per un aperitivo di qualità

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Corte Moschina nasce da anni di lavoro e generazioni a confronto che si sono impegnate nella terra per diventare un punto di riferimento a livello nazionale.

La loro storia coniuga il passato con le sue tecniche artigianali e il futuro con l’innovazione e l’avanguardia per dare vita ad un nuovo concetto di produzione viticola.

La terra ai piedi dei Monti Lessini dove sorge l’azienda è un’antica proprietà veneziana che risale al ‘500. Qui diversi tipi di terreno sono suolo fertile perché alle pendici del Monte Calvarina con rocce bianche, terra ferrosa e rocce calcaree.

I vigneti sono molto differenti tra loro e questo non solo arricchisce la storia dell’azienda ma permette di ottenere vini molto differenti: si va dal Da Roncà con vigneti di Garganega e Durella all’uva dei Colli Berici, fino alla Valpolicella.

La vigna è speciale e richiede cura e profonda dedizione per la creazione di un prodotto unico nel suo genere. Le differenti tipologie di uva permettono anche di sfruttare metodi diversi di coltivazione, dando ampio spazio a tecniche moderne e innovative che ricadono poi su prodotti di qualità eccellente che esaltano la produzione locale.

Corte Moschina produce una grande varietà che spazia dagli spumanti ai bianchi, i rossi finendo al vino dolce da dessert.

Questo rende perfetto il loro accompagnamento durante tutto il pasto, in particolare la selezione di bollicine si presta benissimo per un aperitivo degno di nota.

Spumanti e bollicine: l’accompagnamento perfetto per l’aperitivo


LESSINI DURELLO DOC MET. CLASSICO – Un vino ottenuto da un’uva autoctona che proviene da un vigneto datato nel cuore di Santa Margherita, quindi in una zona prettamente vulcanica nei pressi del monte Calvarina.

La spumantizzazione avviene con metodo tradizionale, in questo modo restano intatte le caratteristiche del territorio.

Durello ha vinto numerosi premi d’annata con il Gambero Rosso, è uno spumante reale che rispetta a pieno tutte le metodiche produttive e si accompagna benissimo a brindisi importanti e aperitivi anche sostanziosi poiché regge in modo sublime la complessità dei piatti al palato.

LESSINI DURELLO DOC MILLESIMATO MET- MARTINOTTI – Questo vino, vincitore di numerosississimi premi, viene prodotto con la spumantizzazione con metodo Charmat. Tale procedimento conferisce al gusto finale un aroma intenso e una mineralizzazione particolare. Il merito è certamente dell’uva locale Veronese che proviene da una zona vulcanica. Questo spumante è ideale per un aperitivo a base di pesce, si sposa bene con i formaggi e persino con il sushi.

LESSINI DURELLO RISERVA DOC. METODO CLASSICO – Questo vino deriva dalle uve del vigneto di Santa Margherita accanto al monte Calvarina. Viene vinificato e poi spumantizzato con un metodo classico tradizionale. Questo processo permette di ottenere un prodotto molto armonico al palato, fine, regale, capace di trattenere tutto il meglio del territorio e della sua località.

PUROCASO SUI LIEVITI IGT VENETO – Un vino bianco spumantizzato e affinato in acciaio dal gusto secco. Perfetto per un aperitivo in riva al mare con i suoi sentori di mela verde e fiori. È di un giallo paglierino, intenso ma anche delicato nell’aspetto. La bollicina è fine non persistente, quindi delicato. La sua struttura versatile lo rende il perfetto accompagnamento a qualunque tipo di pietanza.

Vini bianchi: la migliore selezione e gli abbinamenti più buoni

GRANETTO PINOT GRIGIO DOC DELLE VENEZIE – Un vino bianco la cui vendemmia viene effettuata in modo meccanico, questo permette di evitare qualunque temperatura nociva per le sostanze aromatiche.

È un vino che piace, fresco, delizioso al palato. Perfetto per l’aperitivo, ma anche per una bella orata al cartoccio per un piatto di frutti di mare. SI lascia bere con gusto perché al palato è morbido.

Proprio queste sue caratteristiche gli sono valse premi come vino d’annata.

RONCATHE SOAVE DOC DI RONCA’ – Questo vino viene prodotto con vigneti storici dell’azienda nella zona di Pergola Veronese secondo le tecniche moderne.

Dopo la raccolta la vinificazione viene effettuata a basse temperature. In questo modo il vino che si ottiene ha un’ottima mineralità che esprime tutto il meglio del territorio di produzione.

È vivace ma corposo, fresco e profumato, dai sentori fruttati.

EVAOS SOAVE DOC DI RONCA’ – I piccoli grappi di Pinot grigio vengono raccolti per dare vita, con una tecnica ad alta temperatura, a questo vino dall’aroma forte.

Merito dell’uva ossidata e della tecnica che gli hanno valso tanti premi, non solo con il Gambero Rosso.

Il vino ha un gusto deciso, perfetto per i secondi piatti e anche per i primi come la pasta al forno in bianco. Riesce a stemperare il gusto più deciso senza mai scavalcarlo.

I TARAI SOAVE SUPERIORE DOCG DI RONCA’ – Un vino di qualità superiore che deriva dal Crù del Soave. Il nome deriva dalla coltivazione dell’uva su terrazze studiate appositamente per dominare le colline.

È il vino di punta dell’azienda che ha raccolto riconoscimenti e consensi a livello nazionale e internazionale. È un vino fermo, ben strutturato, che accompagna le pietanze esaltandone il sapore al palato.

Ha un aroma persistente che non si dimentica facilmente e che si armonizza con il gusto del piatto.

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Gaglioppo, il vitigno simbolo della Calabria

Gaglioppo, il vino simbolo della Calabria

Gaglioppo, il vitigno simbolo della Calabria

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Il Gaglioppo, vitigno a bacca nera autoctono della Calabria, insieme al Mantonico ed al Greco di Bianco costituisce un’eccellenza della regione e viene presentato in contesti enologici di valore nazionale ed internazionale.

Caratterizzato da una maturazione piuttosto precoce e da una notevole resistenza alle variazioni climatiche, questo vitigno produce uve scure con grappoli di forma conica.

Storia del Gaglioppo

Già intorno al VIII secolo a. C. le popolazioni residenti in Calabria avevano incominciato a praticare la viticoltura, addomesticando i vitigni selvatici che crescevano abbondantemente sulle pendici collinari fino alle zone costiere.

I primi colonizzatori Ellenici trasformarono gran parte del territorio della Magna Grecia in vigneto, sfruttando il notevole patrimonio di vitigni autoctoni.

Sulle colline dell’antica Cremissa, dove era stato edificato un tempio dedicato a Bacco (dio del vino), ai tempi della Magna Grecia, ebbe inizio la storia di questo vitigno, in grado di produrre quantità di vino tali da venire trasportate anche presso Sibari, allora considerata una delle più famose capitali del vino.

Attualmente sede di Cirò Marina, la collina ospitava numerosi vigneti da cui veniva prodotto il vino ufficiale per le Olimpiadi, anche perché si credeva che fosse dotato di poteri terapeutici di tonico.

In quel periodo, i coloni Calabresi erano soliti trasportare questo prodotto attraverso vinodotti, formati da un complesso sistema di tubi realizzati per trasferire il vino fino al porto, da cui veniva poi spedito in tutto il Mediterraneo.

La Calabria è sempre stata una terra ricca di contrasti, dove le montagne si spingono verso il mare, contribuendo a creare un ambiente estremamente vario; la fascia di territorio che si interpone tra l’appennino e la costa è sempre stata il posto ideale per la coltivazione della vite.

Tra il Monte Pollino e l’altipiano della Sila, tra la Piana di Sibari e il Mar Ionio, la conformazione pedoclimatica della regione ha consentito uno sviluppo ideale dei vitigni di Gaglioppo.

Considerato da molti enologi come il vitigno più antico del mondo, il Gaglioppo deve la sua sopravvivenza alla tenacia della popolazione Calabra che, fin dall’antichità, ha considerato con grande rispetto la viticoltura.

La denominazione Gaglioppo deriva dalla forma conica dei suoi grappoli che, secondo gli antichi Greci, era simile a quella di un bel piede (dove bello = kalos e piede = podos, quindi kalos-podos = Gaglioppo).

I vitigni calabresi, un paesaggio unico

Caratteristiche del Gaglioppo

Pur avendo millenni di storia alle sue spalle, questo vitigno ha mantenuto inalterate le sue caratteristiche organolettiche, frutto di una sapiente coltivazione ad alberello diffusa sulle pendici collinari della regione.

Sole, terra a mare sono i fattori principali che contribuiscono a creare le condizioni ideali per la sua crescita su territori piuttosto aridi e sabbiosi.
La sua notevole resistenza e la grande adattabilità hanno reso possibile la sua sopravvivenza attraverso i secoli, fino ad arrivare al periodo attuale in cui la produzione è ancora molto fiorente.

Grazie al clima mediterraneo molto caldo ma sempre ventilato, tipico della Calabria, e alla composizione argillosa e calcarea dei terreni, ideale per la coltivazione di viti di qualità, il Gaglioppo ha trovato in questa zona un habitat perfetto.

Il bouquet, derivante dal connubio tra territorio e clima, si mostra particolarmente ampio e ben strutturato, con note decisamente fruttate che si accostano in maniera armoniosa a sentori speziati, profumi di erbe, tracce terrose ed influssi marini.

Al palato il vino si presenta molto strutturato, anche in relazione al fatto che l’affinamento avviene in barriques di rovere francese per lunghi periodi di tempo.

Dal sapore ricco e gagliardo che nel tempo è in grado di sviluppare intense note speziate che non coprono mai il sentore fruttato, il Gaglioppo tende ad ammorbidirsi con gli anni, lasciando spazio a note delicate ed avvolgenti.

La sua maturazione mediamente tardiva (tra la fine di Settembre e la prima decade di Ottobre) conferisce ai grappoli un sapore pieno e corposo, che dipende dalla lunga permanenza sulla pianta, caratterizzata da una forte miscelazione dei caratteri.

Pur essendo un vitigno rustico e piuttosto resistente sia alla salinità ed alle influenze salmastre, sia alle variazioni climatiche estreme (sopporta anche le gelate invernali), richiede comunque un terreno fertile e ben irrigato.

I grappoli maturi presentano medie dimensioni e terminano a punta, con ali ben sviluppate di solito dotate di lunghi peduncoli.
Gli acini, di forma sferica o ellittica, sono rivestiti da una spessa buccia di colore nero tendente al viola oppure al blu.

La polpa, non troppo dolce e caratterizzata da un retrogusto asprigno, ha una consistenza abbastanza sostenuta che, anche a maturazione completa, si mantiene compatta e soda.

Vini prodotti dal vitigno Gaglioppo

Wine bottle, wineglass with a corkscrew and a cork stopper shot on rustic textured wooden table. The composition is at the left of the table the table. Copy space available for text and/or logo. Predominant color is brown. Low key DSRL studio photo taken with Canon EOS 5D Mk II and Canon EF 100mm f/2.8L Macro IS USM.
Gli ottimi rossi della Tenuta Gaglioppo

Dalle uve si ricavano vini da tavola rossi o rosati, unicamente rossi per l’invecchiamento, quando la già notevole tannicità viene accentuata notevolmente.

I vini rosati prodotti da questo vitigno sono notevolmente robusti anche se non mancano di eleganza e complessità; la predominanza di aromi fruttati di frutta rossa matura si accompagna con sentori terrosi a netta componente minerale.

I vini rossi offrono invece una prevalenza olfattiva speziata e dolce, con finiture floreali di rosa e malva arricchite da sottotoni catramosi che conferiscono una particolare unicità olfattiva.
Si tratta di vini con un’austerità di fondo che caratterizza sia il loro bouquet che il sapore particolarmente corposo.

Pur non essendo un vino eccessivamente alcolico, risulta comunque potente grazie alla tipologia di suolo, con netta prevalenza argillosa, su cui crescono le viti.

Ecco come acquistare i prodotti della Tenuta Gaglioppo su Wineowine

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Quale vino abbinare alla pizza?

Vino e pizza: il miglior abbinamento con Wineowine

Quale vino abbinare alla pizza?

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È sempre difficile abbinare il vino alla pizza , ma con alcuni semplici accorgimenti si possono ottenere delle accoppiate perfette. 

La prima cosa da fare è quello di distinguere concettualmente la pizza in «rossa» e «bianca».

Le prime, solitamente, sono condite con l’acidità del pomodoro, mentre le seconde sono condite con formaggi e latticini.

Il miglior abbinamento per le “pizze rosse”

Caratterizzate dalla sua acidità, la pizza rossa la consigliamo in abbinamento con il rosato. 

Bisogna trovare un vino che non accentui questa caratteristica, ma nemmeno la inibisca con alte gradazioni o con un forte tannino.

In questo caso noi vi consigliamo questa selezione di rosati che trovate disponibili online sul nostro sito: https://www.wineowine.it/rose

D’altro canto se preferite un rosso, è consigliabile restare su vini non eccessivamente strutturati, come: Pinot Nero, Ciliegiolo o Lagrein; meglio se giovani. Non è nemmeno sbagliato optare per dei rossi frizzanti.

La nostra selezione di rossi la trovate disponibile online qui di seguito:
https://www.wineowine.it/rosso

Pizza rossa e vino? Un gusto davvero unico

Il miglior abbinamento per le “pizze bianche”

Considerando la spiccata componente grassa che caratterizza la pizza bianca ricca di latticini, è necessario optare per un vino che, come si suol dire, “ripulisca la bocca”.

Detto questo, ciò di cui c’è bisogno sono acidità e freschezza. In tal senso sono molto consigliabili le bollicine, specie se non particolarmente strutturate.

Perfetto risulta, per esempio, il Prosecco. Ma anche con un bianco fermo dalla mineralità e sapidità più accentuate si possono ottenere risultati degni di nota.

Un ottimo esempio è il Fiano di Avellino. Se poi la pizza scelta presenta un insieme di aromi più strutturato nulla vieta di scegliere vini più profumati come il Riesling, o Müller-Thurgau.

Seguendo questi piccoli consigli, troverete il vostro vino perfetto per l’abbinamento con la pizza. Non ci resta che augurarvi buon appetito!

Visita il nostro sito: https://www.wineowine.it/

Dinner in the restaurant.

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Vino e sushi? Un’accoppiata non più insolita

Vino e sushi? Un’accoppiata non più insolita

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Un tempo il consumo di pesce crudo riguardava per lo più i ristoranti che offrivano nel menù crostacei e molluschi.

Poi si è diffusa la cultura giapponese e gustare carpacci di pesce è diventata una deliziosa abitudine, neanche più così connessa esclusivamente alla cucina internazionale.

Ovviamente ad accompagnare un buon sushi ci vuole una buona varietà di vini, per esaltarne al meglio il gusto.

La scelta è molto diversificata e benché si parli di pesce crudo bisogna fare attenzione perché ogni preparazione varia di molto rispetto alle altre.

Ad ogni tipologia di pesce il suo vino perfetto

In generale è importante selezionare dei vini abbastanza delicati che vadano ad accompagnare il sapore del pesce senza superarlo e annientarlo come un buon Fiano di Avellino o un Cataratto siciliano.

In caso di crostacei o pesci pregati come l’astice e l’aragosta è bene puntare ad un buon vino bianco come un Gewürtztraminer, invece se vi sono piatti più corposi a base di frutti di mare e calamari è possibile spaziare scegliendo anche altre tipologie di vini.

Con le ostriche eccezionale il Cortese di Gavi o un Muscadet. L’importante è apprezzare ogni variante della cucina nipponica facendo fede ad un particolare tipo di abbinamento. Il sushi ben si sposta con un Sauvignon Blanc o con un’ottima bollicina.

La regola vuole che, indipendentemente dal piatto, si valuti sempre un corretto abbinamento e quindi un equilibrio che dia enfasi al piatto ed esalti il sapore del vino.

Quale vino abbinare al sushi? I diversi abbinamenti

Come scegliere l’abbinamento con il sushi?

In generale queste preparazioni, che si differenziano poi in tantissime tipologie per salse, accostamenti, condimenti, hanno una certa sapidità. Il gusto non è mai naturale e poi si utilizzano sempre riso fritto, soia, salse come il wasabi molto piccante.

Questo vuol dire che trovare la giusta relazione diventa veramente complesso. È bene focalizzarsi su un’armonia di sapori quindi scegliendo un vino acido che possa essere fresco e un po’ fruttato, in questo modo si stempera il sapore della soia e delle altre salse. Se ci sono piatti molto piccanti dove il sapore è persistente e aromatico, allora è bene scegliere un vino dal gusto più forte e persistente per sposarsi bene all’intensità del piatto.

Lo spumante va bene con il sushi nel caso dei classici rotoli a base di pesce e riso in bianco. Per il sashimi è ottimo come abbinamento un vino leggermente acido e un po’ fruttato, anche un vino aromatico o comunque mediamente strutturato come il Vermentino o un Brut Millesimato.

Non può mancare un vino rosato per gli amanti del genere, un’idea potrebbe essere il che ha una certa vivacità e un retrogusto fruttato che ben si sposa con il pesce.

Abbinamento perfetto per il sushi: esaltare il gusto del pesce crudo

Iniziamo con il piatto per eccellenza, il sushi. Anche se ormai con questo nome si fa riferimento alle pietanze a base di pesce crudo della cucina nipponica, questo identifica una quantità enorme di sottogeneri.

Fanno parte del sushi il Makizushi che vuol dire sushi arrotolato ovvero quelli più famosi in occidente i classici Roll. Questi possono avere delle alghe all’esterno, essere a forma di cono arrotolato con il pesce crudo all’interno (tonno, salmone) con accompagnamento di avocado, riso, sesamo.

Il sapore di questi rotoli è piuttosto semplice, il gusto del pesce è unito al riso in bianco e alle alghe quindi non ha una struttura complessa. In questo caso perfetto un classico gli Chardonnay e i Sauvignon. Il loro gusto floreale, fresco, vellutato si sposano benissimo con il sapore leggero e delicato del sushi, degli hosomaki, dei nigiri.

Tempura e verdure: come stemperare il gusto della frittura

Le preparazioni di sushi variano di molto, spesso queste non vengono abbinate solo al pesce crudo ma anche alle fritture.

In questo caso i roll hanno dei sapori molto più forti, spesso accompagnati anche da tempura (verdurine fritte molto leggere). Il gusto ineccepibile di questi piatti si sposa molto bene ai Verdicchi che servono a dissipare la frittura.

In questo caso si parla di vini più strutturati e carichi di sapore che non sono ideali per accompagnare semplicemente il pesce crudo ma vengono scelti in questo caso poiché il mix di sapori deve essere esaltato.

Salse e condimenti: il vino perfetto per ogni stagione

Per i piatti a base di sushi con salse, formaggi o condimenti più intensi è possibile scegliere un vino come la Falanghina .

Questi sono ottimi con tutti i gusti di media intensità e riescono ad esaltare ogni contesto. Per le preparazioni di carpacci, maki di gamberi o roll con molte verdure è utile puntare ad un abbinamento con il Locorotondo.

Un vino dalle note importanti, del Sud Italia, rispettante a pieno la tradizione antica. Ha una certa complessità olfattiva con un aroma fruttato e un gusto persistente.

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Wineowine conquista il Real Italian Wine & Food

Wineowine conquista il Real Italian Wine & Food

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Il 9 luglio Londra è stata la vetrina d’eccezione della nona edizione di Real Italian Wine & Food, evento annuale dedicato ai prodotti agroalimentari e vinicoli italiani.

Il Chelsea Football Club ha messo a disposizione i suoi spazi istituzionali nel quartiere londinese di Hammersmith and Fulham, non lontano da luoghi simbolo della città come Kensington Palace e la Royal Albert Hall.

Oltre cinquanta aziende italiane sono state le protagoniste di questa edizione e hanno incontrato buyers, importatori, agenti e distributori operanti nel Regno Unito.

Un’affluenza molto ampia si è riscontrata anche da parte degli operatori britannici, con oltre duecento buyer presenti all’evento.

Tra gli operatori settoriali presenti alla manifestazione anche Wineowine, marketplace enologico presente da anni sul mercato italiano.

Per i responsabili, “Wineowine ha potuto raccogliere dati e informazioni relativamente al mercato anglosassone nonché agli scenari che potranno presentarsi a seconda dell’esito della Brexit. Tali informazioni sono rilevanti sia per Wineowine che per i produttori inclusi nel progetto“.

Del resto l’evento è di forte richiamo per il mondo enologico: vi hanno infatti partecipato oltre 200 operatori del settore tra importatori e grossisti, ristoratori, sommelier, critici.

In questo ambito così importante, dove mercato italiano e britannico entrano da quasi un decennio in contatto diretto, Wineowine è riuscita a “misurare l’interesse degli operatori verso il proprio progetto e verso dieci vini del territorio laziale portati in degustazione“.

La capacità di Wineowine di aggregare piccoli viticoltori nazionali rappresenta un elemento di interesse per importatori e ristoratori alla ricerca di prodotti di qualità mentre i vini in degustazione sono stati apprezzati dalla maggioranza degli esperti (critici, sommelier, chef) presenti all’evento.

Tra gli enti che hanno aderito all’edizione 2019 del Real Italian Wine & Food la Confartigianato, sponsor dell’edizione di quest’anno, la Confsercenti Roma e Lazio e le camere di commercio di Roma e Pordenone-Udine / Enterprise Europe Network.

Presenti anche vari rappresentanti istituzionali della comunità italiana a Londra. Ad inizio della manifestazione si e’ anche svolto un seminario sul mercato britannico, le sfide e grandi opportunità che presenta, condotto da Fortunato Celi Zullo, responsabile del Brexit desk dell’Agenzia ICE di Londra.

L’edizione del prossimo anno – dicono gli organizzatori – celebrerà il decimo anniversario del Real Italian Wine & Food e siamo certi avrà un successo di operatori pari se non superiore a quello delle edizioni trascorse. Dopo dieci anni, il Real Italian Wine & Food è un evento di riferimento per molti operatori britannici interessati ai prodotti agroalimentari e vinicoli italiani“.

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Valle della Luna: un vino che sa di Sicilia

La Valle della Luna: un vino che sa di Sicilia

Valle della Luna un vino che sa di Sicilia

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La Valle della Luna è un’azienda vitivinicola giovane che porta avanti un progetto di sostegno per l’economia locale e si è impegnata dal 2013 nella coltivazione di trenta ettari poi diventati sessanta.

L’azienda coltiva pregiati vitigni autoctoni siciliani e vanta prodotti a bacca bianca come Grillo, Catarratto, Grecanico e a bacca rossa come il Nero d’Avola, senza escludere la produzione internazionale con il Syrah.

Produzione e territorio: il cuore della Sicilia in bottiglia

Le aree di produzione si trovano tra Zangara e Seggio Marzuchi. La Tenuta Zangara si trova nei pressi di una riserva, il terreno è ricco, rosso e vanta numerose specie della macchia mediterranea, consentendo la coltivazione di uve a spalliera con potatura a guyot e terreni argillosi che permettono di ottenere vini complessi, potenti, longevi dalle grandi qualità. La Tenuta Seggio Marzuchi sorge in una zona dove il clima permette un ottimo livello di maturazione delle uve, l’azienda esegue la vendemmi a mano. La vite di questa area è fresca e fragrante, con ottima acidità fissa.

Vitigni a bacca rossa e abbinamenti a tavola


NERO D’AVOLA DOC SICILIA 2016– Questo vino è il principe della Sicilia, apprezzato sin dal 1800. Questi vitigni permettono di ottenere un vino corposo, aromatico, con un gusto di ciliegia, cioccolato e tabacco che conferisce estrema potenza al palato.

Per abbinare il nero d’avola a tavola ci sono alcune ricette siciliane che cadono alla perfezione. Questo vino corposo riesce in modo sublime ad esaltare i piatti ricchi della tradizione. Una delle idee perfette è la pasta ‘ncasciata ovvero ‘incasinata’. Il piatto siciliano è famoso per il suo gusto ricco, si tratta di una pasta al forno con melanzane, famosissima per essere il piatto preferito del commissario Montalbano. Si mischiano pasta, piselli, melanzane, carne tritata, pomodoro, mortadella, uova sode, mozzarella, parmigiano. È un tripudio di gusto che richiede effettivamente la corposità di un vino che riesce a tenere testa.

La pasta preferita anche dal commissario Montalbano

SYRAH DOC SICILIA 2016 – Un vitigno che ricorda i profumi d’oriente, una commistione perfetta di terre che dona al vino un colore rosso rubino, con sentori profumati e fruttati, un retrogusto di spezie con particolare evidenza di note di pepe nero.

Questo vino è perfetto con un classico della cucina siciliana, la pasta con le sarde. Bucatini, finocchietti, sarde, filetti di acciuga, uva passa, pinoli, pomodoro, zafferano. Una ricetta che ha un gusto particolare, lontano da quello strettamente italiano e che richiama quindi le terre straniere. Il suo abbinamento con il syrah è perfetto. Il vino riesce a stemperare il suo sapore complesso, permettendo al gusto di avvolgere in modo sobrio il palato.

Italian pasta with sardienes, close up view
La pasta con le sarde, un piatto top della cucina siciliana

Vitigni a bacca bianca e abbinamenti a tavola

GRILLO DOC SICILIA 2018 – Un vino tra i più giovani coltivati in Sicilia, il vitigno deriva dall’incrocio del Catarratto bianco e Zibibbo. Si tratta di un uvaggio Doc della Sicilia che dona grandi proprietà organolettiche al prodotto finale. Sentori di melone, agrumi e un pizzico di pepe verde. Ottimo da gustare giovane ma anche invecchiato.

Il nerello si sposa perfettamente con la famosa ricetta agghiata trapanisa, una rivisitazione del classico pesto fatto con prodotti tipici del territorio ovvero pomodori, mandorle e ricotta salata. Un piatto corpulento, gustoso ma anche fresco. Il grillo conferisce quella giusta esaltazione del gusto che richiede un piatto del genere, certo non leggero ma gradito da tutti per il suo sapore indimenticabile.

A close-up of linguine with pesto alla trapanese
L’agghiata trapanisa: un piatto imperdibile

CATARRATTO DOC SICILIA 2017 – Un vitigno storico caratteristico della Sicilia. Parla di terra e di tradizioni, utilizzato anche per dare vita al famoso Marsala. Negli ultimi anni è stato valorizzato come prodotto di punta, eccellenza italiana. È vigoroso, interessante, contenuto dal punto di vista alcolico. Ha un colore paglierino e profumi di fiori.

Il Catarratto è un vino che si sposa alla perfezione con primi e secondi piatti a base di pesce. Una variante interessante da provare è il pesce spada alla palermitana ovvero una preparazione facile e saporita che prevede l’arrostitura del pesce con una ricca panatura. Questa mollica viene chiama a muddica ed è ampiamente utilizzata nella cucina siciliana.

Si tratta infatti di una metodica di preparazione che un tempo prevedeva l’utilizzo della mollica di pane e che oggi viene invece creata con il pangrattato.

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Cene estive con amici: i migliori abbinamenti con la Barbera

Cene estive con la Barbera, il vino dell'estate

Cene estive con amici i migliori abbinamenti con la Barbera

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Con l’arrivo della bella stagione non c’è niente di meglio che riunirsi con gli amici per una bella cena tra chiacchiere e risate.

Ovviamente oltre a scegliere con cura le pietanze da servire, per rendere l’atmosfera ancora più magica, occorre trovare il giusto abbinamento con un vino in grado di stupirli.

La prima cosa da fare è decidere se si tratta di una vera e propria cena o di un aperitivo, nel primo caso ci saranno più portate e quindi anche la possibilità di degustare diversi tipi di vino, nel caso di un aperitivo invece è anche possibile selezionarne una sola variante per accompagnare qualche stuzzichino o finger food.

L’importante è ricordare che cibo e vino devono viaggiare insieme, il loro abbinamento è fondamentale per esaltare i sapori e dare pregio alla tavola. Il giusto equilibrio passa per alcuni semplici passi che bisogna ricordare.

In primo luogo è possibile spaziare tra vini molto differenti in base alla corposità, ovvero la struttura e la densità che si avverte al palato. I vini molto corposi devono essere abbinati a cibi importanti che hanno un gusto deciso. I piatti delicati si accompagnano meglio a vini più leggeri che non offuscano il sapore del piatto.

Una buona carta da giocare è quella della regionalità, è possibile scegliere una buona bottiglia meridionale se si servono piatti tipici del Sud Italia, viceversa se ci sono in tavola ricette del Nord è gradevole accostare un vino dalle note nordiche.

Un’idea sempre molto gradita e vera chicca per chi organizza (ma anche per chi partecipa) alle cene è creare un percorso. In questo caso non viene scelto un solo tipo di vino ma diversi. L’importante è che si vada sempre a salire di gradazione o comunque mai a scendere onde evitare disturbi. In questo caso è opportuno creare anche un crescendo di sapori.

Come creare l’abbinamento perfetto a tavola

Un brindisi con gli antipasti e un buon vino rosso

La cena inizia sempre dagli antipasti, per questi l’accoppiata ideale è sempre un vino bianco o rosato.

Per chi lo desidera è anche possibile abbinare un vino rosso purché questo sia giovane e delicato, non deve mai essere troppo denso o strutturato.

Per aprire una cena con un vino rosso, un’ottima scelta è Venturino, Barbera d’Asti ‘Etichetta Nera’.

Ideale per le cene con amici grazie al suo aroma intenso, capace di esaltare ogni piatto. Affinato in acciaio è molto elegante con sentori briosi.

Preferire un bianco se ci sono antipasti leggeri a base di pesce, legumi, vegetariani, prediligere un rosso se l’antipasto racchiude sapori più decisi come salumi e formaggi. Per i primi piatti di pesce è opportuno selezionare un vino bianco mentre per la carne un vino rosso.

Un’idea perfetta in questo caso è il “Bruma D’Autunno di Colli Tortonesi DOC Barbera Superiore”, dal sapore fruttato, di spezie e vaniglia con un aroma di cacao e tabacco.

Un vino rosso maturo e molto corposo, un mix di Barbera e Albarossa assolutamente impeccabile.

La corposità delle due tipologie, è la tendenza più apprezzata dagli ospiti.

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I gusti floreali e fruttati di Alemat

Il gusto floreale e fruttato dell'Alemat

I gusti floreali e fruttati di Alemat

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Il profondo amore per il vino , l’amicizia con uno dei più validi produttori vinicoli delle Langhe sono i due presupposti da cui, nella mente e nel cuore di Savio Dominici, ha preso forma il progetto di realizzare personalmente selezionati prodotti enologici.

Il Piemonte, da sempre considerata una regione ottimale per la viticoltura, rappresenta lo sfondo ideale per la concretizzazione di un sogno, che, nel 2012, diventa realtà in seguito alla collaborazione con un esperto vignaiolo monferrino.

Nasce così un’azienda a conduzione famigliare il cui obiettivo rimane quello di produrre vini pregiati, derivanti da una scrupolosa selezione delle materie prime, avvalendosi della consulenza di uno dei più competenti enologi piemontesi.

La passione che ha permesso di realizzare un’idea, unita alla possibilità di coltivare vitigni su territori dotati dei migliori requisiti è stata in grado di portare alla nascita di Alemat.

Il termine Alemat deriva dalla locuzione piemontese “A l’è mat”, ma racchiude anche le iniziali dei due figli del titolare dell’azienda, che si chiamano appunto Alessandro e Matteo.

La locuzione “a l’è mat” si riferisce al giudizio che Savio Dominici ispirava come conseguenza della scelta particolarmente azzardata di abbandonare una solida attività lavorativa per dedicarsi completamente alla campagna.

Inoltre il periodo a cavallo del primo decennio del duemila era un momento in cui l’enologia non godeva di buona salute e che sconsigliava di impiantare un’azienda vinicola.

La vicinanza della moglie Elisabetta e dei figli Alessandro e Matteo è stata di fondamentale rilevanza per consentire a Savio Dominici di affrontare una realtà piena di interrogativi.

Per questo motivo la denominazione Alemat assume un particolare valore simbolico che, in un unico vocabolo, racconta tutta la storia che sta alle spalle di questa ditta.

Animata da un particolare slancio organizzativo, Alemat sta progettando un ampliamento del terreno per la coltivazione delle viti, per incentivare progressivamente lo sfruttamento dei molti potenziali della cantina.

La filosofia che anima i proprietari di Alemat è incentrata sul rispetto dei ritmi della natura, che non devono venire alterati né tantomeno forzati, allo scopo di ottenere il meglio dalle terre coltivate.

Il continuo confronto con Mario Ronco, un apprezzato esperto piemontese di enologia, ed un profondo coinvolgimento con le tradizioni locali, contribuiscono a creare le condizioni ideali per una produzione sempre maggiormente perfezionata di vini.

Alemat: produzione e localizzazione

La cantina si trova a Ponzano e tra le vigne di Penango, presso la zona più famosa del Monferrato dove viene coltivata la vite.

Il Monferrato (dal latino: Mons Ferratus) è una regione quasi esclusivamente collinare del Piemonte, compresa all’interno delle provincie di Asti ed Alessandria, estesa dalla destra del bacino del Po fino ai piedi dell’Appennino Ligure.

Il Monferrato, per la sua particolare conformazione idrogeologica, è una delle più importanti regioni vinicole Italiane nel mondo, in particolare per quanto riguarda la produzione degli spumanti e dei vini rossi.

Il clima secco e di tipo continentale, caratterizzato da estati calde con tendenza alla siccità e da inverni molto freddi, ha condizionato la sempre maggiore diffusione dei vitigni autoctoni che consentono la produzione di una molteplice varietà di vini.

Le dolci e verdi colline delle Langhe: le zone dell’Alemat

Principi ispiratori di Alemat

Rispettando i principi ispiratori del proprietario di Alemat, la vendemmia viene effettuata manualmente, secondo l’antica tradizione vinicola.

Tra la fine di settembre e la metà di ottobre, periodo ideale per tale operazione, le uve sono accuratamente selezionate unicamente dopo aver raggiunto un perfetto grado di maturazione, per ottenere un mosto di eccellente qualità.

Solitamente durante il mese d’agosto viene attuata una potatura verde, allo scopo di equilibrare perfettamente il carico produttivo delle viti.
La vinificazione si concretizza con differenti modalità a seconda del prodotto finale.

Tipi di vinificazione

Barbera d’Asti
Questo prodotto viene vinificato in maniera tradizionale, distinguendo due tipologie di vitigno; quelli localizzati nella posizione più alta del vigneto sono destinati alla produzione del Barbera Superiore, che affina dentro a grandi botti di legno. Quelli posizionati più in basso vengono utilizzati per ottenere un Barbera vinificato in acciaio.

Grignolino
Frutto di un minuzioso lavoro sia in vigna che soprattutto durante la vinificazione, il Grignolino viene giustamente considerato come un prodotto di punta di Alemat.
Derivante da un antico vitigno autoctono, già conosciuto nel Cinquecento, particolarmente apprezzato presso la Corte dei Savoia, questo vino ha bisogno di molte attente cure per essere in grado di offrire le migliori caratteristiche organolettiche.

Croatina
Selezionata per la produzione di Monferrato Rosso, consente di realizzare un vino corposo, intenso e dal sapore estremamente strutturato.

Affinamento

L’affinamento ha una durata compresa tra cinque mesi e due anni, a seconda della differente tipologia di vino, e comprende due fasi: delle quali la prima si realizza in legno oppure in acciaio e la seconda avviene in bottiglia.

Per il Grignolino d’Asti ed il Barbera d’Asti l’affinamento si verifica in acciaio, per ottenere un vino particolarmente fresco e giovane; per il Monferrato Rosso ed il Barbera d’Asti Superiore il procedimento si concretizza in botti di rovere, che contribuiscono alla produzione di vini corposi e nobili.

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La Tintilia: il tratto caratteristico del Molise

Tintilia: il sapore autentico del Molise

La Tintilia il tratto caratteristico del Molise

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Il Molise è una terra unica, che anche in ambito enoico si contraddistingue per la presenza di numerosi vitigni nati dalla commistione di diverse varietà, provenienti principalmente, dai territori limitrofi.

In questo quadro così variegato e per certi tratti complesso si delinea il ritratto vivido della Tintilia, un prodotto DOC, che si può definire al 100% molisano.

Si tratta, infatti, di un vitigno a bacca nera che ha rischiato l’estinzione in maniera quasi definitiva, prima di conquistare la sua posizione di prestigio nel panorama enologico italiano.

In questa terra il vitigno ha trovato terreno fertile e le condizioni ideali per crescere ed estendersi, diventando, negli anni, molto diffuso.

Nel periodo del Dopoguerra lo spostamento verso altre aree e la tendenza alla ricerca di vitigni più produttivi ha portato quasi alla scomparsa della Tintilia, che è ritornata in auge negli ultimi anni.

Le origini di questo prodotto sono molto antiche, pare che risalgano addirittura ai Sanniti, anche se la produzione reale si attesta nella seconda metà del Settecento, con la dominazione borbonica; già il nome del prodotto ha degli echi spagnoli, infatti deriva dalla parola “tinto che significa “rosso”.

Tintilia: il tratto tipico del Molise

La Tintilia: caratteristiche e produzione

Il vino Tintilia proviene da una vite resistente che riesce a superare il freddo e un clima rigido, anche se ha una produttività non troppo alta.

L’uva è di colore nero, tendente alle tonalità del blu, con una cromaticità che risulta essere molto carica, con un aroma particolarmente intenso.

Dal punto di vista dell’olfatto, la Tintilia è contraddistinta da sentori di fiori freschi e frutti rossi che sono predominanti.

Il sapore è secco e succoso, i tannini decisi  rendono più asciutto il gusto, lasciando spazio a una bellissima persistenza fruttata e fragrante. Nel calice si presenta di un rosso rubino riflessi granato.

Un vino da riscoprire e da gustare, perfetto per ogni occasione e sempre attuale per la sua sapidità.

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